MUSEO DEL GHISALLO a Magreglio (Como)

MUSEO DEL GHISALLO INAUGURA “GHISALLO 20”

È stata inaugurata il 18 Aprile 2026 al Museo del Ghisallo una mostra ed una collezione temporanea di biciclette che come vere candeline si accendono un po’ alla volta per festeggiare il traguardo del museo fondato nel 2006. Alla cerimonia hanno preso parte fra gli altri Stefano Pedrinazzi presidente FCI Lombadia, Carola Gentilini direttrice del Museo, Antonio Molteni presidente della Fondazione e Anna Dotti consigliere regionale presidente della VII commissione regionale cultura sport ricerca e innovazione. C’erano anche Paolo Mauri, marketing manager Specialized, e Raniero Mariani consigliere provinciale FCI e Arif Messora presidente FCI Como.

Il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo ha acceso la sua ventesima stagione con un progetto espositivo che ne interpreta pienamente lo spirito: “20 bici per i 20 anni”, una collezione di venti biciclette specialissime, ciascuna simbolo di un’impresa che ha segnato la storia del ciclismo. Queste specialissime stanno arrivando al Museo un po’ per volta: siamo già a quota 15 ma la strada della festa sarà lunga ed emozionante perché il museo vuole accendere l’attenzione man mano su ognuna di esse. 

Parallelamente il taglio del nastro ha coinvolto anche una mostra che racconta i primi vent’anni del Museo. Tre sale espositive con cimeli e immagini iconografiche dall’album dei ricordi che si apre su 20anni di incontri, storie, collaborazioni e amicizie costruite dentro e fuori l’esposizione di questo spazio – il più grande del mondo con quasi 3.000 cimeli – che parla la lingua mondiale del ciclismo da sempre.

Si parte dalla nascita del mito del Ghisallo, l’idea del museo, l’apertura e poi la storia di 20 anni di iniziative e presenze importanti di campioni, testimonianze e incontri. Un ventennio di relazioni, con tutti gli Ambassador di un luogo che è profano oltre che santo e destinato ad essere la casa dei ciclisti di tutte e di tutti. L’idea curatoriale è semplice e fila via veloce: venti biciclette come venti candeline, da accendere una dopo l’altra lungo la stagione, in un racconto progressivo che unisce tecnica, memoria e mito sportivo. Ogni mezzo esposto non è soltanto un prestito, ma è una storia di ciclismo da raccontare e che rende omaggio al Museo e viceversa. Le prime 15 biciclette già arrivate e collocate in pole position, nel piano espositivo principale del museo, delineano con forza questo percorso di memoria che rende orgogliosa la Fondazione guidata da Antonio Molteni, verso un traguardo importante e non scontato. 

Dopo aver dedicato diverse mostre alla retrospettiva più antica del mondo del ciclismo questa volta l’esposizione tematica annuale affronta la “storia ciclistica” recente, in linea con lo sguardo di un museo che si sente giovane, forte dei suoi primi 20anni, e sempre nuovo anche per gli obiettivi di crescita e di internazionalità sino ad ora conquistati. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla collaborazione con le grandi aziende del ciclismo quali Bianchi, BMC, Canyon, Colnago, Giant, Gios, Pinarello, Specialized, Wilier Triestina.

 

Presentiamo una carrellata di emozioni

Si parte dalla Storia del Ciclismo con la S maiuscola.

La Gios di Roger De Vlaeminck, con cui partecipò alla sfortunata Milano Sanremo del 1975 a cui si affianca la gemella Gios di Roger De Vlaeminck, con cui vinse la Parigi-Roubaix 1977, è la sintesi perfetta del dominio sul pavé: telaio in acciaio, componenti classici e l’essenza di un corridore soprannominato “Monsieur Roubaix”, capace di eguagliare il record di vittorie nella “Regina delle Classiche”.

In ricordo dell’indimenticabile campione Marco Pantani una bicicletta di proprietà di Wilier Triestina, usata nel Giro 1997, è la prima con la sella del logo del Pirata. Si tratta del modello in alluminio 7000 T6 con componentistica Campagnolo Record, simbolo dell’anno d’oro del “Pirata”.

La Specialized da cronometro Limited Edition di Mario Cipollini riporta al prologo del Giro d’Italia 2002 a Groningen, con la celebre e provocatoria livrea “tigrata” che gli costò una sanzione ma che rimane una delle immagini più iconiche del ciclismo moderno.

La Specialized VENGE di Tom Boonen, utilizzata ai Giochi Olimpici di Londra 2012, conserva ancora il numero di gara originale. Un documento autentico di una partecipazione olimpica, con la sua livrea arancione dedicata all’evento.

La Specialized Tarmac SL5 di Vincenzo Nibali riporta alla rimonta del Giro d’Italia 2016, con l’attacco sul Colle dell’Agnello e la vittoria a Risoul, una delle pagine più intense e spettacolari della storia recente della corsa rosa.

La Specialized Tarmac SL7 di Julian Alaphilippe, stagione 2021, celebra il titolo mondiale con una verniciatura iridata e una dedica intima sul telaio, una chiave di violino in lamina d’oro in memoria del padre, segno di come il gesto sportivo si intrecci con la dimensione personale.

La Specialized Tarmac SL7 LTD di Remco Evenepoel racconta la Vuelta 2022, il suo primo Grande Giro, dominato con autorità fino a Madrid, segnando il ritorno del Belgio ai vertici delle corse a tappe.

La Specialized Tarmac SL7 di Jai Hindley è la bicicletta della vittoria al Giro d’Italia 2022, costruita sulla tappa decisiva del Passo Fedaia e difesa fino alla cronometro finale di Verona.

Chiude questo primo nucleo la Specialized S-Works Tarmac SL8 “Demi Dreaming” dedicata a Demi Vollering, prodotta in edizione limitata, che unisce estetica e narrazione personale, con un design floreale ispirato alle origini della campionessa.

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Accanto a queste altri esemplari tra cui la bicicletta di Filippo Conca campione italiano 2025, la BMC utilizzata da Philippe Gilbert utilizzata al Giro di Lombardia 2012. Si passa poi al modello celebrativo Canyon del Campione del Mondo Alejandro Valverde utilizzato nella stagione 2019. E poi due biciclette Colnago di Tadej Pogačar, relative ai successi alle Strade Bianche 2024 e 2025: una doppietta di capolavori, con la polvere del successo di questo grande campione dei nostri giorni, che ci sta abituando ad emozioni da record e da collezione. Si aggiungeranno nel corso dell’esposizione altri modelli. L’esposizione farà nuovamente un salto nella storia con Pinarello con la bicicletta del vincitore del Giro d’Italia 1975, Fausto Bertoglio. È la bici di un giovane bresciano dal nome predestinato: Fausto, capace di regalare a Cicli Pinarello il primo Giro d’Italia. Poi si vola nel presente con la Dogma F Edizione Speciale Giro 50 utilizzata l’anno scorso dal team INEOS Grenadiers per la tappa con partenza da Treviso. Fra le altre specialissime in arrivo due Bianchi che saranno rivelate a brevissimo.

Una grande storia 

Nel 2006 apriva le sue porte ai visitatori. Vent’anni dopo il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo è diventato una delle realtà culturali più riconosciute del mondo delle due ruote. Un luogo che conserva biciclette, maglie e cimeli straordinari (tremila pezzi a rotazione in esposizione!), ma che in questi due decenni ha saputo costruire relazioni internazionali, promuovere mostre oltre confine e trasformarsi in un punto di riferimento per chiunque voglia conoscere la storia del ciclismo.

Nato nel 2006 per volontà di Fiorenzo Magni e della Fondazione Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, il museo celebra nel 2026 la sua ventesima stagione di attività. Vent’anni durante i quali è diventato un punto di riferimento internazionale per appassionati, studiosi, campioni e visitatori provenienti da tutto il mondo. Un luogo che custodisce biciclette, maglie, cimeli, fotografie, documenti e storie che attraversano oltre un secolo di ciclismo. Il percorso espositivo racconta le grandi imprese sportive ma anche il ruolo che la bicicletta ha avuto nella società, nell’industria, nel design e nella vita quotidiana. Accanto ai nomi di Fausto Coppi, Gino Bartali, Eddy Merckx, Felice Gimondi e dei grandi campioni di ogni epoca trovano spazio i racconti degli uomini e delle donne che hanno costruito la storia delle due ruote. Il Museo è un luogo della memoria, ma anche un laboratorio culturale in continua evoluzione. È la Casa dei ciclisti.

Nel corso degli anni il Ghisallo ha sviluppato relazioni e collaborazioni che hanno superato i confini italiani. Prestiti internazionali, mostre all’estero, gemellaggi culturali e progetti condivisi hanno contribuito a far conoscere nel mondo il patrimonio custodito sulle sue montagne. Nel 2026 il Museo è protagonista della mostra «Italian Icons – The History of Bicyclesbetween Competition and Design» all’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, confermando una vocazione internazionale costruita nel tempo attraverso collaborazioni con musei, istituzioni culturali e realtà del ciclismo europeo.

Il Museo del Ghisallo è anche un luogo vivo. Accanto alla conservazione del patrimonio storico promuove incontri, mostre temporanee, attività educative, eventi culturali e nuove esperienze dedicate ai visitatori. Nel ventesimo anniversario è stata inaugurata proprio di recente «La Ruota di Vittoria», una installazione permanente ispirata al gesto semplice e universale del desiderio. Dopo aver affidato a un biglietto un pensiero, un sogno o una speranza, il visitatore può imbucarlo e far girare simbolicamente la ruota, un rito che richiama quello della monetina lanciata nella Fontana di Trevi. Un invito a lasciare una traccia del proprio passaggio in un luogo che da vent’anni custodisce memoria, emozioni e passione ciclistica.

Chi arriva al Ghisallo trova molto più di un museo. Accanto all’edificio museale architettonicamente “plasmato” nel naturale contesto, si trova il Santuario, proprio sul Passo, le montagne del ciclismo del Giro di Lombardia, attorno, il paesaggio del Lago di Como con la bella Bellagio. Vicino, il famoso Muro di Sormano. Questo è un luogo che da vent’anni custodisce una delle più importanti memorie sportive del Mondo. Un presidio culturale che continua a raccontare il passato guardando al futuro.

Un museo che parla molte lingue

 

Nel 2026, anno del ventesimo anniversario, il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo conferma una dimensione internazionale costruita in due decenni di relazioni culturali e sportive. La mostra «Italian Icons – The History of Bicycles between Competition and Design», allestita all’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, rappresenta l’ultima tappa di una rete che unisce il Ghisallo all’Europa e oltre. Accanto alla collaborazione con il KOERS Museum di Roeselare in Belgio, il Museo mantiene rapporti con il Musée du Vélo di Chippis in Svizzera, il Budapest History Museum in Ungheria, il santuario francese di Notre-Dame desCyclistes a Labastide-d’Armagnac, il Santuario de Nuestra Señorade Dorleta nei Paesi Baschi spagnoli e l’Onze-Lieve-Vrouw van de Fietsers di Klein-Sinaai/Stekene, da cui nel giugno 2026 è arrivata una delegazione in bicicletta fino al Ghisallo.

Collaborano inoltre da anni collezionisti internazionali come il francese Bruno Astruc e lo svizzero Marc-André Elsig. Dal 2012 il Museo ha portato cimeli, biciclette e materiali storici in Danimarca, Dubai, Londra, Germania, Ungheria, Bulgaria e Scozia, contribuendo a diffondere nel mondo la storia del ciclismo italiano e il nome del Ghisallo.

Si ringrazia per i testi la dott.ssa Carola Gentilini –

Direttrice Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo

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Ufficio Stampa di Vittoria:

d.rota@vittoria.com Daniele Rota +39 347 2727 794

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Ufficio Stampa Museo del Ghisallo:

lucianarota1@gmail.com – Luciana Rota +39 3921968174

a cura di Rocco Lettieri