Trapani Provincia Naturale del Mare – Convegno internazionale sull’allevamento del tonno

A seguito dell’incontro tenutosi in giugno
(vedere articolo in www.simpatico-melograno.it – convegni) diamo qui di seguito spazio al convegno tenutosi il 16 dicembre a Castellammare del Golfo sulle risultanze del primo esperimento.

Tra i presenti: Giulia Adamo, presidente della Provincia Regionale di Trapani e G. Aulitto, Ministero Politiche Agrarie e Forestali.

Saluto di Guido Maggio (Legale Rappresentante della New Eurofish)

Gentili Signore e Signori, autorità tutte, buongiorno.

a nome della “ New Eurofish ”, che oggi mi onoro di rappresentare, porto un cordiale saluto ed esprimo un sentito ringraziamento, alla Città di C/Mare del Golfo che con affetto ci ospita, ai suoi abitanti, agli uomini politici, alle autorità, a tutte quelle persone che, direttamente , con forza ed abnegazione , hanno contribuito a realizzare il nostro progetto.La New Eurofish , è una società a resp. limitata, nasce nel 2000 per l’interessamento , la lungimiranza e l’impegno profuso del suo attuale direttore, il qui presente Sig. Andrea Piccione, e di un gruppo di persone che hanno creduto e saputo sviluppare le loro idee con grande senso di responsabilità, intelligenza e acutezza imprenditoriale..

La New Eurofish incorpora per il 90 % altre due società importantissime a livello mondiale e cioè la “Ricardo Fuentes “ (Società Spagnola) e la “ Mitsui “ (Società Giapponese); entrambe costituiscono la “Tuna Graso” che oggi è rappresentata dal suo direttore il Dr,. Antonio Bernal. Queste società, sia per la fiducia, sia per i rapporti commerciali già esistenti con i dirigenti della “Eurofish “ di Marsala, hanno scelto la Provincia di Trapani e specificatamente il Golfo di C/Mare per venire ad investire i loro capitali, portando, nella nostra terra, sicuramente benessere e lavoro per tante persone.

Certamente siamo stati bravi a battere una concorrenza solo apparentemente inerme, abbiamo superato notevoli ostacoli e ci siamo confrontati , spesso, con l’opinione pubblica, a volte disinformata di quello che stava accadendo. Abbiamo avuto modo di scambiarci democraticamente e civilmente idee e opinioni con l’amministrazione locale, riteniamo di essere stati sempre corretti con il gruppo dell’opposizione di questa amministrazione, mettendo loro a disposizione tutto il materiale possibile a dimostrazione di una cristallina trasparenza degli atti e sempre nel rispetto delle vigenti norme a tutela dell’ambiente. Ma, neanche farlo apposta, l’altro ieri qualcuno, per l’ennesima volta, ha dato in pasto alla stampa notizie di inquinamento sull’impianto dei tonni. Notizie che, a mio parere, dovevano essere divulgate solo dopo la conoscenza dei risultati delle analisi , degli accertamenti scientifici che verranno, senza alcuna ombra di dubbio, comunicati e pubblicati agli atti di questo convegno, dagli Enti interessati e successivamente trasmessi, anche all’amministrazione comunale della Città.

Possiamo dire, oggi, di aver raggiunto un traguardo accettabile come primo anno di attività, abbiamo avuto notevoli costi di avviamento, abbiamo fatto tanti sacrifici per raggiungere questo obiettivo, possiamo dire, anche, che oggi C/Mare è proiettata nel mondo come la “ Città dei tonni “ che nella provincia di Trapani, nella nostra Provincia, e specificatamente a C/Mare, è sorto il primo e unico impianto in Italia di stabulazione del tonno rosso.

Con l’esperienza acquisita, sicuramente, affronteremo la prossima stagione con dimestichezza, professionalità e tanta pazienza, migliorando sempre di più la qualità del lavoro, dei servizi e di tutto ciò che può comportare l’organizzazione di una grande azienda come la nostra.

In conclusione, mi auguro, e di questo ne sono pienamente convinto, che questa azienda in futuro crescerà e si svilupperà assieme alla gente di C/Mare e con la collaborazione della gente di Castellammare , con la collaborazione di chi ha interesse a costruire e non a distruggere quello che è già oggi lavoro e reddito per questa Città e potrà essere domani occasione di ancor maggiore sviluppo economico, per le innumerevoli ricadute positive che da questa attività ne deriveranno.

La nostra azienda è impegnata, come molti di voi sapranno, in un difficile settore produttivo, molto delicato e nello stesso tempo ad alta densità di rischio.
Questa attività, oltre ad avere dei costi altissimi presenta notevoli difficoltà operative in quanto si svolge in mare e deve pertanto affrontare tutte le condizioni meteo-marine che si presentano.
Inoltre operiamo in un settore ad alta concorrenza, ci dobbiamo confrontare con un mercato internazionale estremamente mutevole e sensibile alle vicende che quotidianamente si evolvono nell’intero pianeta.

Sono certo che con l’impegno di tutti quanti, riusciremo a raggiungere obbiettivi che ci eravamo prefissi e i traguardi che fin dall’inizio della nostra attività avevamo preventivato di raggiungere.

MONITORAGGIO DELL’IMPATTO AMBIENTALE DELL’IMPIANTO DI ALLEVAMENTO DI TONNO ROSSO DEL GOLFO DI CASTELLAMMARE

Andrea Santulli

Istituto di Biologia Marina
Consorzio Universitario della Provincia di Trapani

L’acquacoltura è una attività industriale e, come tutte le attività produttive industriali, essa ha un impatto sull’ambiente. Per ridurre al minimo tale impatto, ponendovi un limite spaziale e temporale, è necessario provvedere ad un monitoraggio attento e continuo. In tal modo l’attività di acquacoltura potrà essere sostenibile, cioè, potrà essere svolta nell’area indefinitamente, senza provocare modificazioni drastiche e permanenti sull’ambiente.
Sulla base di queste considerazioni, e viste le preoccupazioni che la presenza dell’impianto di allevamento di tonno rosso mediterraneo ha generato in alcuni abitanti di Castellammare del Golfo, su sollecitazione della Provincia Regionale di Trapani e del Comune di Castellammare è stato avviato, dall’Istituto di Biologia Marina di Trapani, un programma di monitoraggio che prevedeva il rilevamento di una serie di parametri descrittori dello “stato di salute” dell’ambiente marino, prima dell’inizio ed alla fine dell’allevamento. In questo modo è stato possibile avere: un controllo temporale, attraverso un campionamento prima dell’avvio della fase di allevamento, per stabilire la situazione ambientale originaria nell’area; e un controllo spaziale, attraverso una serie di stazioni di campionamento intorno all’impianto e in due siti di controllo con caratteristiche ecologiche simili, lontano dall’impianto, monitorate alla fine dell’allevamento
Il programma prevedeva il monitoraggio di alcuni parametri chimico fisici della colonna d’acqua e dei sedimenti e lo studio del posidonieto insediato lungo la costa che fronteggia l’impianto.
Quotidianamente venivano registrati sulla colonna d’acqua la temperatura, la direzione e l’intensità della corrente, per mezzo di correntometri posti a i 8 m e a 30 m; veniva inoltre registrata la trasparenza (disco di Secchi). Al momento del I e del II campionamento, venivano prelevati un campione d’acqua superficiale ed uno a 30 m di profondità. Su questi campioni venivano determinati: la temperatura, la salinità; l’ossigeno disciolto, il pH, la torbidità, l’ammoniaca, i nitriti, i nitrati, i fosfati, la clorofilla e i solidi sospesi
Dai dati raccolti è emerso che l’area è interessata da una corrente superficiale indotta dal vento parallela alla costa , diretta verso nord/ovest o sud/est. La corrente dominante durante il periodo di allevamento è risultata quella diretta verso nord/ovest, con una velocità media di 5 cm/sec. A 30 m di profondità la corrente dominante ruota verso ovest ed ha una velocità media più bassa di circa 2 cm/sec.
I risultati delle analisi dei campioni d’acqua rientrano nella norma di quelli registrati nell’area in anni precedenti. Non sono state trovate variazioni significative nei campioni prelevati a diverse distanze dall’impianto e le variazioni temporali registrate sono determinate dalla marcata stagionalità di questi parametri.
Per verificare gli eventuali effetti dell’allevamento sull’ambiente marino, è stato monitorato il posidonieto insediato lungo la costa rocciosa che fronteggia l’impianto, a più di 650 m. Le praterie di posidonia sono estremamente sensibili all’impatto delle attività umane. La regressione delle praterie di Posidonia può essere determinata da un ampio spettro di fattori, tra questi: la pesca a strascico, l’urbanizzazione dei litorali, i residui urbani ed industriali che determinano alterazioni dei nutrienti disciolti nell’acqua, della torbidità dell’acqua e dei, e più recentemente, la competizione di specie vegetali altamente invasive, quali la Caulerpa taxifolia.
Le zone coperte da posidonia sono abbastanza lontane dall’impianto di allevamento di tonno rosso per suscitare preoccupazione, tuttavia abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere questa area, consapevoli che in soli 6 mesi non è possibile apprezzare variazioni significative dello stato di un posidonieto. I dati ottenuti, infatti, potranno essere utilizzati come “punto zero” per gli anni successivi. L’analisi dei descrittori più significativi (densità, limiti superiori ed inferiori, tessuto bruno, indice L.A.I. e coefficiente A) indica che non vi è alcuna variazione nel posidonieto prima e dopo l’avvio dell’allevamento e fra i siti individuati rispetto alla stazione di controllo. Anche in questo caso le variazioni riscontrate sono determinate da variazioni stagionali.

È noto che l’impatto principale è atteso sulla fauna bentonica residente nell’area immediatamente sottostante e che circonda le gabbie, alterando l’abbondanza e la diversità di questi popolamenti. Una variazione dell’input di materia organica sul fondo marino, sia essa artificiale o naturale, determina la modifica di una serie di fattori chimici, fisici e biologici, che possono avere effetti indiretti o diretti sulla fauna presente nei sedimenti. Lo studio delle variazioni spazio temporali dell’abbondanza e della distribuzione degli organismi macrobentonici presenti nei sedimenti sotto le gabbie, può dare quindi un ulteriore tassello nella valutazione dell’impatto dell’impianto sull’ambiente marino. Sulla base dei dati riportati in letteratura appare che nell’area immediatamente sottostante, alcune specie possono scomparire, altre (quelle opportuniste) possono aumentare numericamente. Oltre questa zona, si può avere un area in cui, in conseguenza di un processo di “fertilizzazione”, le popolazioni degli organismi bentonici risultano più floride ed abbondanti. Superata questa zona, si arriva quindi alla zona dove l’effetto dell’impianto non è più evidente.
Per questi motivi, particolare attenzione è stata posta nella pianificazione e nell’esecuzione dei controlli a carico dei sedimenti dei fondali circostanti l’impianto di allevamento della New Eurofish.
L’impianto sorge su di una fondale fangoso, con una batimetrica di circa media di 40 m. Il fondale sottostante le gabbie è colonizzato da popolamenti tipici del Circalitorale quale la biocenosi VTC (Biocenosi dei Fanghi Terrigeni Costieri), che è caratterizzata da organismi in grado di sopportare fenomeni di instabilità spaziale e temporale del ritmo di sedimentazione. Per verificare l’eventuale impatto su questi sedimenti della materia organica che fluisce dall’impianto, intorno alla gabbie sono stati individuati due transetti: uno lungo la direzione della corrente dominante (da sud/est a nord/ovest) l’altro ortogonale a questo.
Lungo i transetti, ai due lati dell’impianto sono state individuate tre stazioni: a 50 m, 150 m e 250 m, dal limite esterno. Una stazione è stata posizionata a centro delle gabbie. Altre due stazioni sono state individuate lontano dall’impianto a 850 e 1200 m
Su ogni campione di sedimento, raccolto con una benna, è stato immediatamente registrato il profilo del potenziale redox del pH e della temperatura (con un intervallo di 1 cm), inserendo una sonda fino ad una profondità di 5 cm. Sono stati, quindi, raccolti e conservati a freddo i campioni per la determinazione in laboratorio del contenuto in materia organica totale (metodo della calcinazione); l’analisi semiquantitativa del carbonio e dell’azoto organico totale (analizzatore elementare di CHN); l’analisi granulometrica (metodo gravimetrico dopo setacciamento su di un serie di retini da 2 mm a 64 μm). Il sedimento rimasto è stato setacciato su di un retino di maglia 1 mm per isolare e determinare, successivamente, gli organismi del macrobenthos presenti.

Le misurazione dei potenziali di ossidoriduzione e la granulometria anticipano quelli che sono i risultati ottenuti dalla determinazione della materia organica. È evidente, infatti, un accumulo di materia organica proveniente dall’impianto nei sedimenti prelevati sotto le gabbie rispetto a quelli provenienti da stazioni di controllo. Al centro delle gabbie il contenuto di materia organica risulta doppio rispetto ai controlli effettuati prima dell’avvio dell’allevamento. Tuttavia, lungo i quattro transetti individuati intorno all’impianto si evidenzia un gradiente, con una diminuzione percentuale del contenuto di carbonio e azoto organico dal centro verso l’esterno. A 250 m la quantità i carbonio organico è uguale a quella ritrovata nel controllo prelevato prima dell’inizio del campionamento (controllo temporale) e alla fine (controllo spaziale)
Per quanto riguarda gli organismi macrobentonici, nei sedimenti prelevati al centro delle gabbie rispetto ai controlli è evidente una riduzione del numero di individui e di specie per i molluschi. Mentre per i policheti, specie opportuniste, si è ritrovato un incremento si del numero di individui che delle specie.
I risultati ottenuti descrivono con sufficiente accuratezza l’impatto dell’allevamento sull’ambiente marino circostante e ci consentono di affermare che l’impianto ha un effetto misurabile sull’ambiente. Tale effetto, che si esplica essenzialmente con l’accumulo di materia organica sui fondali sottostanti le gabbie, si risolve sicuramente entro i 250 metri. Oltre questa distanza, infatti, il contenuto di materia organica ritorna ai valori registrati nelle stazioni di controllo.
Per concludere, nella valutazione del rapporto costi benefici dell’attività, oltre ai risultati esposti va considerato che il ciclo di allevamento del tonno prevede una interruzione di almeno sei mesi.
L’impianto da dicembre a giugno resta vuoto. In questo periodo i processi di degradazione biochimica e fisica che portano alla mineralizzazione della materia organica, potrebbero riuscire a ripristinare la situazione preesistente. Allo scopo di verificare questa ipotesi, sono stati già pianificati un campionamento intermedio ed un altro prima dell’inizio dell’allevamento. Questi campionamenti consentiranno di valutare le capacità di recupero dell’ambiente e saranno utilizzati come “punto zero” per la prossima campagna di allevamento.

EFFETTI SOCIO ECONOMICI DELLA ATTIVITÀ
Geom. Stabile Giuseppe
Responsabile Tecnico New Eurofish

Questo convegno chiude il primo anno di attività di allevamento del tonno rosso qui in C/Mare. Quello di C/Mare è stato ed è tutt’oggi il primo impianto di allevamento del tonno esistente in Italia. Però siamo già a conoscenza che altri impianti sono in fase di preparazione per essere in attività già il prossimo anno, alcuni vedono la partecipazione delle stesse società che partecipano qui a C/Mare , cioè le stesse società Fuentes e La Tuna Graso, altri appartengono a società concorrenti.

L’anno prossimo pertanto, sorgeranno impianti a Milazzo, a Siracusa, a Malta ed in Tunisia.
Questa prima esperienza che si è appena chiusa, qui a C/Mare ha dimostrato che le nostre previsioni, le previsioni di chi ha creduto possibile, in questo luogo, la realizzazione di questa iniziativa produttiva, erano delle previsioni realistiche
E mi riferisco alla società New Euro Fich che è la società di Marsala partner degli spagnoli, mi riferisco al general manager della ditta Fuentes per l’Italia sig. Piccione mi riferisco alla società Ittica del Golfo, che è la società locale che rappresenta una delle componenti delle imprese che hanno reso possibile la istallazione di questo impianto

Abbiamo dimostrato, qui in C/mare, quello di cui eravamo convinti e cioè che la capacità degli imprenditori del settore , la professionalità delle maestranze e degli operatori locali, certamente guidata dalla decennale esperienza degli operatori Spagnoli, erano in grado di fare qui ciò che ormai da anni si fa in Spagna, in Croazia ed in altri posti del Mediterraneo.

L’impianto di C/Mare ha prodotto il migliore tonno di tutti gli impianti del mediterraneo e questo lo diciamo con grande soddisfazione, perché va a merito di tutti coloro che hanno profuso il proprio impegno ed il proprio lavoro in questa iniziativa. Il tonno di C/Mare oggi, in questo preciso momento viene apprezzato sulle tavole dei migliori ristoranti Giapponesi ed Americani, ed il nome di C/Mare del Golfo, viene associato, in quei paesi, alla bontà e alla qualità delle carni del tonno qui prodotto. Ma ovviamente, l’ottima qualità del tonno prodotto, non è solo frutto dell’impegno degli operatori o dalla organizzazione dell’impresa, è anche evidentemente merito della bontà del sito, del luogo, di tutte quelle componenti ambientali che fanno del golfo di C/Mare uno dei siti privilegiati per questo tipo di attività. Ed anche in questo senso le previsioni iniziali sono state confermate dai positivi risultati ottenuti.

Oggi l’impianto è dismesso, le attrezzature sono riposte nei magazzini, i collaboratori spagnoli che qui hanno lavorato per otto mesi circa , sono ritornati nella loro patria, noi siamo qui a trarre le conclusioni di una iniziativa imprenditoriale certamente innovativa, per l’Italia, siamo qui a confrontarci pubblicamente e a mettere a disposizione della pubblica opinione, gli elementi e i dati, sia scientifici che socio-economici di questo primo anno di attività.
L’inizio di questa attività fu annunciato nello scorso mese di Giugno con una conferenza stampa, durante la quale venne presentata l’idea imprenditoriale, vennero rese note le previsioni circa la ricaduta economica che grazie a questa attività si sarebbero verificate su C/Mare e su tutto il territorio provinciale, venne anche, in quella occasione, data alla stampa una relazione scientifica di previsione circa l’eventuale impatto ambientale che l’iniziativa avrebbe comportato.

Oggi siamo qui, a fine campagna, per fare una verifica di quelle previsioni iniziali, per fornire e per mettere a disposizione dell’opinione pubblica dati certi e dimostrabili circa quegli aspetti relativi alla ricaduta economica su questo territorio, nonché circa quegli aspetti ambientali che inizialmente erano stati appunto dati come previsioni . Non vi è dubbio che ogni attività umana ha un impatto sull’ambiente, ogni azione che l’uomo compie modifica, altera in qualche modo ed in qualche maniera l’ambiente circostante. Estremizzando un attimo questo concetto potremmo arrivare a sostenere che l’essere umano stesso, in quanto animale dotato di grande intelligenza è un elemento di forte alterazione dell’equilibrio naturale. Oggi vi è una forte spinta sociale verso una sempre crescente sensibilità ambientale e trovo assolutamente giustificato l’atteggiamento sia dell’opinione pubblica, ma anche di un indirizzo normativo che impone di verificare la fattibilità di un comportamento umano o di una qualunque iniziativa umana, non solo attraverso la valutazione dell’aspetto meramente economico ma anche, ed in certi casi soprattutto, attraverso la valutazione dell’impatto che quel comportamento o quella attività hanno o avranno sull’ambiente.

Nel preparare questa mia relazione mi sono messo nei panni del cittadino qualunque, del cittadino non addetto ai lavori, di quel cittadino a cui sta a cuore lo sviluppo socio economico della propria Città e della propria Provincia, di quel cittadino che legge con angoscia le cifre e le percentuali, quasi mai in ribasso, della disoccupazione ( soprattutto giovanile ), della propria Città e della propria Provincia, di quel cittadino che guarda con intereresse e con speranza al realizzarsi di nuove attività imprenditoriali che danno lavoro nella propria Città e nella sua Provincia ; ma di quel cittadino che nel contempo è attento e sensibile alla salvaguardia del patrimonio naturale della propria terra , quel cittadino che non è, giustamente, disposto a barattare la salvaguardia della natura e dell’ambiente, neanche in nome di uno sviluppo economico, nemmeno in nome di qualche posto di lavoro in più, quel cittadino che è consapevole che natura e l’ambiente sono un patrimonio immenso che non ci appartiene, che abbiamo solo in uso temporaneo e che dobbiamo restituire alle generazioni future così come lo abbiamo ereditato, anzi possibilmente migliorato.

A questo tipo di cittadino, che poi rappresenta il tipo a cui personalmente mi identifico, io mi voglio rivolgere per fornirgli degli elementi certi, che facciano chiarezza sulle tante false notizie ed improbabili verità che sono circolate in questi mesi, affinché con serietà e con serenità, questo cittadino possa valutare e giudicare questa iniziativa. Per valutare e giudicare bisogna analizzare, mettendo da un lato ed in fila tutti gli elementi positivi e favorevoli e dall’altro tutti gli elementi negativi La prima analisi che ho fatto è stata quella di evidenziare quali sono state durante questo periodo di attività le reali risorse economiche che sono rimaste su questo territorio Provinciale e su questo territorio di C/Mare

Premetto subito che l’organizzazione logistica di tutta l’attività si sviluppa in due separate fasi ; vi è una struttura a terra composta da magazzini ed edifici per la lavorazione, gli uffici ecc. che si trova a Marsala e l’impianto in mare che si trova qui in C/Mare .

I dati emersi aggregati per voci macroeconomiche, sono i seguenti :

unità lavorative impegnate complessivamente ( tra C/Mare e Marsala ) n. 43

ricaduta economica per salari e stipendi nel complessivo lire 375.000.000.000

Ricaduta sul comparto artigianale lire 40.000.000
Ricaduta sul comparto della ristorazione e ricettività 60.000.000
Per acquisto servizi ambientali 40.000.000
Per servizi doganali e portuali 150.000.000
Per trasporti e movimentazione 70.000.000
Per servizi di alimentazione, comprese le tre paranze 737.000.000.

Per un totale complessivo di lire 1.472.000.000
Di questi oltre 800.000.000 sono rimasti qui a C/Mare

Fin qui i dati economici reali e diretti che vanno collegati direttamente all’impianto Ma oltre a questi dati economici diretti, vi sono altri elementi di ricaduta indiretta. Vediamo quali sono.

Dal momento in cui si è iniziata la fase di alimentazione di tonni, cioè nei primi giorni del mese di Luglio, la compagnia, venendo in contro alle richieste della marineria, ha consentito che alcuni pescatori locali, le cui imbarcazioni erano autorizzate dalla autorità Marittima per il trasporto di passeggeri ai sensi della normativa sulla pesca-turismo, accompagnassero i turisti in visita presso l’impianto durante le fasi di alimentazione dei tonni. Ciò per un duplice motivo, da un lato per consentire a questi pescatori di integrare il loro reddito anche attraverso questa ulteriore opportunità lavorativa, dall’altro per far visitare, per far conoscere, per avvicinare la gente all’impianto dando così risposta alla legittima curiosità di centinaia di turisti che chiedevano che si informavano e che magari talora ricevevano informazioni distorte e non vere da un passaparola di voci. In questi mesi abbiamo portato con nostro grande piacere, centinaia di persone in visita all’impianto, abbiamo portato anche scolaresche guidate dai loro insegnanti, abbiamo aperto l’impianto all’esterno, certamente con tutte le limitazioni e le cautele immaginabili, in quanto l’impianto non è ne una giostra ne un circo equestre , è una attività produttiva. Questa attività di accompagnamento dei turisti ha comunque dato un, seppur modesto, reddito integrativo a quei pescatori che hanno assicurato tale servizio.

Un altro elemento positivo indiretto è questo. Come dicevo prima, le tre più grosse imbarcazioni da pesca della marineria di C/Mare, solitamente impegnate nella pesca a strascico, hanno prestato la loro attività per cinque mesi continuativi sull’impianto. Ciò significa che per cinque mesi queste tre paranze non hanno esercitato alcuna attività di pesca e quindi nessun prelievo sulla risorsa ittica, effettuando di fatto un fermo biologico di cinque mesi. Questo è un elemento che va certamente sottolineato e considerato, anche se il dato economico associato a questo elemento non è immediatamente rilevabile, almeno per me che non sono un biologo, perciò non ho saputo dare una quantificazione all’incremento della risorsa ittica derivante dai cinque mesi di fermo dell’attività di strascico, certo è però che un beneficio per la risorsa ittica sicuramente c’è stato.

Volendo comunque attribuire un valore economico, seppure indicativo a tale elemento, possiamo dire che cinque mesi di fermo biologico per tre paranza di quella stazza, compreso gli equipaggi e gli oneri connessi, sarebbe costato alle casse della Regione e quindi alla collettività circa 450.000.000 , facendo riferimento agli ultimi pagamenti di fermo biologico. Un altro elemento di ricaduta positiva, anche questo non immediatamente monetizzabile, ma anche questo da considerare, è stato l’enorme l’incremento della popolazione ittica che si è registrata attorno alle gabbie che sono diventate dei veri e propri centri di attrazione per una fauna marina incredibili di ricciole, di aguglie, di lampughe, di mupe, di sauri, ecc.

Bene fin qui abbiamo visto ed analizzato gli elementi positivi ed i vantaggi, diretti ed indiretti, ed abbiamo fornito i dati reali registrati in questo primo anno di attività. Ma dicevamo che ai fini di una seria valutazione e di un giudizio complessivo sulla iniziativa, non possiamo soffermarci solo sui dati positivi, dobbiamo anche elencare ed analizzare i dati negativi, che derivano da questa attività. Le maggiori critiche che in questi mesi sono state rivolte all’impianto sono sostanzialmente due:
1) presunto inquinamento ambientale
2) danno all’economia turistica della zona

Per quanto riguarda il primo punto cioè la problematica ambientale , voglio ricordare che questo aspetto è stato, ed è la prima e più importante preoccupazione della compagnia. L’attività di allevamento ittico, in genere e non solo del tonno, è una attività così strettamente connessa e collegata con l’ambiente marino, tale che il mare rappresenta il primo e più importante fattore della produzione. Ricordavo prima che in questo impianto è stato prodotto il miglior tonno di tutti gli impianti di allevamento del Mediterraneo e sottolineavo che questo è stato possibile anche per le particolari caratteristiche di questo mare. Ora a prescindere dalla sensibilità ambientalista più o meno spiccata di ciascuno, appare quanto mai ovvio che la salvaguardia e la cura del più importante elemento della produzione, in questo caso l’ambiente marino, diventa un interesse principale e strategico per una azienda che investe in questo settore produttivo. Infatti questa compagnia, ha accolto con grande interesse l’iniziativa della Provincia Regionale di Trapani, che ha sollecitato l’Istituto di Biologia Marina del Consorzio Universitario di Trapani, affinchè monitorasse fin dall’inizio l’attività di questo impianto. E questo ha fatto il dott. Santulli Direttore di tale Istituto e la sua equipe di biologi:

Quelli che abbiamo appena ascoltato sono i risultati scientifici ottenuti da tale monitoraggio
Il dott. Santulli, come abbiamo sentito, conclude la sua relazione scientifica dicendo che un impatto misurabile sull’ambiente vi è stato, con un accumulo di materiale organico sulla perpendicolare delle gabbie, ma che tale situazione si risolve entro i 250 metri dall’impianto, cioè rappresenta un elemento assolutamente circoscritto, di modestissime dimensioni , che comunque , continua la relazione del dott. Santulli, nei sei mesi di fermo dell’impianto i processi di degradazione biochimica e fisica porteranno alla mineralizzazione di tale massa organica residuale e quindi al ripristino delle condizioni preesistenti.

Ma anche questo sarà oggetto di verifica successiva, prima dell’inizio della prossima campagna , in quanto l’Istituto di Biologia Marina continuerà a seguire l’impianto e a monitorare l’ambiente marino circostante. Su questo argomento dell’inquinamento si sono registrati in questi mesi, attacchi assolutamente ingiustificati, privi di alcun supporto scientifico, privi di alcuna verifica sul campo. Il secondo punto di critica è stato quello relativo al presunto danno che la presenza dell’impianto arrecherebbe all’attività turistica della zona. Anche questo argomento è stato in questi mesi abbondantemente enfatizzato ed amplificato, in quanto strettamente connesso e collegato con il presunto inquinamento della costa, che come abbiamo visto non c’è. Stato. Si è voluto, in questi mesi, da parte di molti, disinformare l’opinione pubblica veicolando voci , e notizie non vere, sulla distruzione di questo mare e di queste coste, sulla presenza di branchi di squali che lo avrebbero infestato, ed altre apocalittiche previsioni. Di tutto questo non si è verificato nulla.
Si è verificato soltanto un continuo e costante stillicidio di false ed allarmistiche notizie, fino alle ultimissimi comunicazioni sulla stampa, che, queste si che danneggiano l’economia turistica, questo atteggiamento distruttivo, questo accanimento incredibile ed ingiustificato in quanto non avvalorato dai dati scientifici, questo danneggia l’economia turistica della nostra questa zona, non la presenza dell’impianto in quanto tale. Altri elementi ed altre situazioni sono un freno ed un danno per l’economia turistica delle nostre zone, non certo la presenza di un impianto di tonni, che anzi ha attirato in questi mesi l’attenzione su C/Mare di testate giornalistiche a tiratura Nazionale .

Voglio ricordare un bellissimo articolo su C/Mare e sull’impianto, pubblicato dalla Repubblica nello scorso mese di agosto, voglio ricordare un bellissimo servizio giornalistico di RAI Tre su C/Mare e sull’impianto, voglio ricordare la bellissima immagine un poco poetica che per primo ha dato il Giornale Di Sicilia, parlando della Città dei Tonni, senza dimenticare il servizio di questi giorni che la rivista Ex Vinis di Veronelli ha dedicato all’evento titolando: Mattanza o Maggianza, firmato dal giornalista Rocco Lettieri, unico giornalista del Nord presente a giugno al nostro convegno.

Voglio ricordare il ritorno di immagine che ne viene a C/Mare, grazie alla presenza di questo impianto, quando un giornale Spagnolo El Pais parla dei tonni allevati in un paese siciliano che si Chiama Castellammare, voglio ricordare il ritorno di immagine che ve viene a C/Mare dal fatto che per mesi operatori spagnoli e giapponesi hanno frequentano questi luoghi, quando operatori economici giapponesi sono arrivati in questo paese per visitare l’impianto e per concludere qui le loro trattative , altro che danno all’immagine turistica di C/Mare

Invece di impegnare il nostro tempo, le nostre energie, le nostre intelligenza per trovare motivi per distrugge, per annullare quello che si è realizzato, perché non proviamo a sforzarci di inventare e realizzare iniziative collaterali a questa attività, iniziative che riescano ad amplificare i benefici economici che questa attività ha già lasciato su questo territorio, questa è la vera sfida se si vogliono fare gli interessi della nostra terra , non quella di fare la gara a chi distrugge per prima.

A conclusione di questa mia relazione, ritengo che dalla valutazione dei dati obbiettivi sulla ricaduta economica ed occupazionale, confrontati con i dati dello studio scientifico dell’Istituto di Biologia Marina, che ci conforta sull’esistenza di un impatto ambientale assolutamente limitato e circoscritto, che smentisce tutte quelle apocalittiche visioni di immaginarie distruzioni del mare e della costa, che ci tranquillizza sul fatto che anche il residuale carico organico nella zona di fondale marino sottostante all’impianto, verrà naturalmente digerito da un processo di mineralizzazione, durante i sei mesi di fermo dell’attività, tutto ciò considerato e messo a confronto, ci fa valutare come positiva questa attività. Come una attività di grande interesse sociale ed economico e di bassissimo impatto ambientale. Questo non significa non controllare più, come detto prima, l’Istituto di Biologia Marina continuerà a seguire questa attività, ma siamo anche favorevolissimi a che altri controlli ed altre verifiche vengano eseguiti, per dare la massima chiarezza e serenità all’opinione pubblica, ma soprattutto la certezza di una informazione corretta.

QUALITÀ DEL TONNO ROSSO MEDITERRANEO ALLEVATO NEL GOLFO DI CASTELLAMMARE

Concetta Messina
Istituto di Biologia Marina
Consorzio Universitario della Provincia di Trapani
Lungomare Dante Alighieri, 91016 Casa Santa Erpice, Trapani

Il Giappone rappresenta il principale mercato mondiale del tonno, dove viene generalmente consumato crudo per la preparazione del sashimi che rappresenta un piatto tradizionale molto popolare. La maggior parte del tonno pescato nei diversi mari del mondo viene commercializzato fresco o congelato al mercato Thetsukiji di Tokyo.
Tra le diverse specie di tonni, quella considerata più pregiata per il consumatore giapponese è sicuramente il tonno rosso, ed in particolare quello mediterraneo (Thunnus thynnus). Questa elevata domanda si riflette nel prezzo, che è sicuramente il più elevato rispetto alle altre specie di tonno.
Le diverse parti del tonno hanno un valore differente. La parte più pregiata è lo strato esterno spesso 6-10 cm, che si presenta di colore roseo e viene denominato, in giapponese, toro. In particolare, le parti più pregiate sono quelle disposte in posizione ventrale, denominate chutoro e ootoro. La parte più interna è rossa e translucente viene denominata akami, che in giapponese significa rosso. Il tonno rosso è la specie che possiede la maggiore quantità di toro di elevata qualità.
Il prezzo raggiunto sul mercato di Thetsukiji dipende, oltre che dalla specie, dalle qualità intrinseche di ogni animale e dal processo di conservazione a cui è stato sottoposto. Per tale motivo, nelle aree di pesca, una volta sbarcato il tonno viene sottoposto al controllo di qualità, allo scopo di selezionare gli esemplari che possono essere spediti al mercato di Tokyo.
Nei grossi centri di commercializzazione, questo compito viene affidato ad un esperto, generalmente giapponese, che, attraverso l’osservazione delle caratteristiche morfologiche dei tonni, ed una valutazione delle carni, decide quali saranno gli esemplari destinati all’esportazione. La determinazione della qualità prevede tre gradi A, B e C. Tonni di grado A sono i migliori che danno la maggiore quantità di carne di buona qualità per la preparazione di sashimi; questi vengono identificati ed immediatamente preparati per essere spediti freschi o surgelati in Giappone.
L’assaggiatore giapponese esamina in primo luogo la taglia, la forma e l’aspetto degli animali. Su quelli ritenuti idonei procede al prelievo di campioni di carne per valutarne il colore, la consistenza, la freschezza ed il contenuto in grassi. Per valutare questi ultimi parametri l’assaggiatore preleva una fetta di circa 2 cm dalla parte caudale, tra la IV e la V pinnula, e un campione di core che rappresenta una sezione del tronco dell’animale subito dietro il punto di inserzione della pinna pettorale.
Tutti questi parametri sono interdipendenti, direttamente correlati alla biologia e alla fisiologia dei pesci e complessivamente determinano la qualità del prodotto. I prezzi di vendita del tonno sul mercato giapponese sono estremamente dipendenti da tre parametri fondamentali: il livello dell’offerta, la taglia (spuntano prezzi più alti gli individui più grandi) e la qualità (prerogative particolarmente apprezzate sono il colore e il contenuto in grassi della carne). I prezzi d’asta dei tonni sul mercato nipponico si formano a partire da una combinazione di questi elementi e subiscono fluttuazioni notevoli anche nell’arco di giorni consecutivi. Ulteriori differenze nei prezzi del tonno rosso possono verificarsi nel medesimo giorno da un mercato giapponese all’altro.
Il tonno rosso ha da sempre rappresentato una grande risorse economica. Nell’ultimo trentennio una convergenza di fattori quali la crescente richiesta da parte del mercato giapponese, la necessità di gestire la risorsa con il contingentamento delle catture e l’eccezionale performance di crescita della specie, hanno stimolato l’interesse di molte nazioni per l’allevamento di questo Scombride.
In Italia, a partire dai primi anni ’70, sono state avviate ricerche sull’allevamento delle fasi giovanili del tonno rosso che hanno evidenziato un ritmo di accrescimento piuttosto rapido (4 kg in un anno, 70 kg in 4 anni). Numerose altre esperienze sono state condotte in Giappone (primi anni ’70), successivamente in Canada, in Australia, in Spagna e, nell’ultimo decennio, in Croazia e in altri paesi.
Da un punto di vista produttivo, l’allevamento del tonno rosso consiste nel prelevare soggetti dal mezzo naturale, immetterli in un impianto di stabulazione, evitandone l’eccessiva manipolazione e sottoporli ad un periodo di finissaggio in cui l’incremento ponderale è associato ad un miglioramento dei parametri qualitativi delle carni, con particolare riferimento ad un innalzamento del contenuto di grassi.
Attualmente, per quanto concerne gli impianti produttivi, non sono ancora state intraprese attività di controllo totale del ciclo biologico di questa specie. Così come attualmente concepito, l’allevamento del tonno rosso si è sviluppato esclusivamente per soddisfare le richieste del mercato giapponese del sushi e del sashimi che, pur con la sua instabilità, riesce a garantire agli allevatori margini economici significativi che incoraggiano nuovi investimenti nel settore.
Allevare il tonno rosso richiede un notevole investimento di capitali: anche in quegli impianti dove si effettua per un periodo di pochi mesi, i costi di produzione sono molto elevati. Di conseguenza, affinché l’acquacoltura del tonno rosso abbia riscontri economici ottimali, è necessario che il valore sul mercato dei soggetti che si avviano all’allevamento sia notevolmente inferiore a quello degli stessi soggetti dopo il periodo di finissaggio in cattività. Nella maggior parte dei casi, gli impianti che praticano stabulazione di tonni rossi per aumentarne il valore sul mercato nipponico, utilizzano differenti taglie di tonni catturati in diversi periodi.
Due sono le strategie economicamente più vantaggiose e generalmente utilizzate:
1) si tende a migliorare le qualità organolettiche di soggetti di taglia grande, che catturati successivamente al periodo riproduttivo presentano, mediamente, caratteristiche qualitative poco apprezzate (basso tenore di grassi nelle carni); in questo modo si valorizza una risorsa che altrimenti sarebbe poco apprezzata, quindi le si conferisce valore aggiunto.
2) si utilizzano soggetti genetici, catturati in primavera, di taglia medio piccola, nell’intento di:
a) sfruttare l’accrescimento estremamente veloce di questa specie, particolarmente vantaggioso per i soggetti di peso compreso tra i 20 e i 50 kg, che permette di raggiungere, in tempi brevi, una taglia più apprezzata dal mercato giapponese;
b) migliorare l’aspetto estetico di un prodotto che per effetti dovuti alla tecnica di pesca (circuizione) risulta spesso esteriormente danneggiato;
c) migliorare o comunque mantenere a livelli elevati il valore qualitativo delle carni (tenore di grassi).

Ulteriori vantaggi economici si riscontrano in considerazione del fatto che entro certi limiti, differentemente a quanto avviene per l’attività di pesca, la produzione di un impianto di acquacoltura può essere immessa sul mercato in maniera mirata, evitando i momenti di saturazione e quindi spuntando prezzi di vendita più alti.
Già prima di essere catturato il tonno possiede delle caratteristiche intrinseche (forma, peso, stato generale di salute, qualità organolettiche) che ne determinano il suo valore base. I trattamenti cui sarà sottoposto dopo la cattura, dal trasporto alla lavorazione, possono modificare il suo prezzo finale.
Al fine di migliorare lo sfruttamento della risorsa è necessario, quindi, determinare quali sono le richieste qualitative del mercato giapponese, e sulla base di ciò mettere a punto una tecnica di selezione ottimale degli animali e formare professionalmente gli addetti alla pesca, affinché operino in maniera da mantenere inalterate le condizioni degli animali fino allo sbarco.
Recentemente si è fatta pressante anche la necessità di migliorare l’efficienza della vendita del prodotto. La commercializzazione, infatti, necessita un notevole intervento di miglioramento del processo e di caratterizzazione della qualità del prodotto stesso. In particolare, a differenza di altre specie commerciali, la qualità e il valore del tonno subisce maggiori variazioni a seconda dell’area geografica da cui esso proviene, poiché sono numerose le caratteristiche che ne determinano il suo valore commerciale.
Tutto questo assume maggiore valore alla luce di quanto già detto sui criteri di qualità che regolano la commercializzazione del tonno sul mercato giapponese, criteri che, come già detto, fanno riferimento in massima parte, ad alcune caratteristiche intrinseche del tonno, ma che derivano anche dalle modalità di trattamento a cui sarà sottoposto il pesce subito dopo la cattura.
Tra i diversi fattori che fanno del tonno un alimento di indiscutibile valore nutritivo e l’ingrediente principale di raffinate pietanze vi è il contenuto lipidico delle sue carni. Questo parametro si presta ad una precisa valutazione, sia in termini qualitativi che quantitativi. Sono stati confrontati i valori delle analisi dei tonni selezionati dall’esperto giapponese con quelli dei tonni scartati, e sono state effettuate sugli stessi campioni, le analisi di laboratorio.
I risultati delle analisi hanno coinciso con il parere espresso dal Giapponese nel 92% dei casi. I dati confermano che esiste una relazione positiva tra contenuto percentuale di grassi e qualità del tonno per l’esportazione. Infatti la quasi totalità dei tonni esportati presentava un contenuto lipidico superiore al 6%.
Contemporaneamente l’analisi gascromatografica condotta sugli stessi campioni di muscolo ha consentito di studiare il profilo in acidi grassi e di valutare il contenuto di acidi grassi polinsaturi nei tonni e quindi il loro valore nutrizionale. Infatti il tonno, come i pesci in genere, è una fonte importante di acidi grassi polinsaturi essenziali della serie n-3 i cui effetti benefici sulla salute dell’uomo sono ormai noti.
I risultati hanno dimostrato l’alto valore nutrizionali delle carni di tonno da noi analizzate, in cui il contenuto di acidi grassi essenziali riscontrato è stato elevato (16-41%) come osservato in esemplari della stessa specie e in tonni di specie diversa.
Sulla base delle esperienze precedenti, recentemente ci siamo occupati di monitorare l’allevamento di Castellammare del Golfo della NEW EUROFISH, attraverso lo studio dell’accumulo del grasso nei tessuti dei tonni allevati.
I tonni immessi in gabbia a giugno, dopo un periodo di digiuno di circa 2 settimane, sono stati alimentati gradualmente, fino ad una razione giornaliera massima del 4-5%. L’alimento era costituito principalmente da aringhe e sardinella di origine atlantica, due specie ittiche ad alto contenuto energetico.
Per lo studio del contenuto lipidico nei tessuti abbiamo raccolto 100 campioni dagli esemplari pescati durante i vari mesi di allevamento, da giugno a novembre, aventi un range di peso compreso tra 20 e 450 Kg. Il 28 % dei campioni apparteneva a esemplari di peso compreso tra 150 e 200 Kg e il 25 % a esemplari di peso compreso tra 100-150 KG.
I campioni utilizzati per le analisi erano rappresentati da una sezione della porzione caudale e, quando era possibile raccoglierlo, da un campione di core prelevato col sashibo. Sugli esemplari trasportati presso lo stabilimento Eurofish sono stati eseguiti i rilievi biometrici di routine, la determinazione con una apparecchiatura portatile (FATMETER, Distell, UK) del contenuto lipidico nelle regioni di ventre, dorso e coda degli animali, effettuando un totale di 24 letture strumentali per esemplare.
È stata eseguita la valutazione della qualità delle carni, tramite l’osservazione di consistenza, colore, qualità organolettiche e tenore di grasso di una sezione caudale e di un campione di core prelevato col sashibo. Lo stesso campione utilizzato per la valutazione della qualità è stato immediatamente conservato a –80 °C per le analisi di laboratorio.
Sui campioni raccolti è stato determinato il contenuto percentuale di acqua, lipidi ed è stato osservato il profilo degli acidi grassi per mezzo della gascromatografia. E’ stata inoltre studiata la corrispondenza tra determinazione strumentale del contenuto lipidico e determinazione con tecniche correntemente impiegate in laboratorio.
Le analisi di laboratorio hanno evidenziato un incremento del contenuto lipidico medio tissutale nei campioni prelevati da giugno a novembre. Il valore medio osservato è stato pari al 5 % nei campioni di esemplari pescati a giugno. Nei mesi di luglio e agosto il contenuto lipidico medio osservato è stato pari al 7 e al 12 % e al 15 % in quelli di settembre. Da ottobre in poi si è notato un notevole incremento fino a valori medi del 30, 35 e 40 %.
Il contenuto percentuale di acqua ha mostrato una relazione di proporzionalità inversa con il contenuto di lipidi totali. La determinazione strumentale dei lipidi tissutali è risultata positivamente correlata a quella analitica di laboratorio.
I risultati dimostrano come la fase di finissaggio in gabbia abbia avuto un effetto positivo sul tenore lipidico degli esemplari quindi sulla loro qualità che si è tradotta in termini di successo sul mercato. L’allevamento ha infatti determinato, grazie ad una alimentazione a base di pesce ad alto contenuto calorico, una reintegrazione delle riserve lipidiche tissutali degli esemplari che, dopo il periodo riproduttivo, risultavano esaurite. Nei pesci, infatti, la composizione tissutale è marcatamente influenzata dalla dieta che ricevono.
Studi analoghi condotti sugli esemplari di tonno rosso allevato a Favignana, dove venivano impiegate come alimento specie ittiche a contenuto energetico notevolmente più basso, non hanno dato infatti gli stessi risultati in termini di incremento ponderale e contenuto lipidico.
La risposta sul mercato Giapponese dei tonni allevati a Castellammare è stata positiva rispetto a quelli allevati in altri siti del Mediterraneo. Ciò è sicuramente legato all’alta qualità di questi esemplari per taglia, forma, consistenza delle carni, proprietà organolettiche, tenore lipidico. L’elevato tenore lipidico delle carni di tonno allevato a Castellammare ha una componente di elevato valore nutrizionale. Infatti l’analisi del profilo degli acidi grassi ha evidenziato elevati livelli di acidi grassi polinsaturi della serie w-3, che sono essenziali per i pesci e per l’uomo. Nei pesci la presenza di acidi grassi polinsaturi della serie w-3 nella dieta contribuisce a migliorare le performance di accrescimento, la qualità dei gameti, dunque l’esito dell’evento riproduttivo, e migliora le risposte immunitarie. Nell’uomo l’introduzione di acidi grassi polinsaturi della serie w-3 con la dieta rappresenta una protezione nei confronti di patologie cardiovascolari poiché riduce il tasso ematico di colesterolo e contribuisce a ridurre la pressione arteriosa. Anche nell’uomo migliorano le risposte immunitarie.
Le valutazioni di tipo sensoriale e di tipo strumentale ed analitico hanno confermato l’alta qualità delle carni di tonno allevato in questo sito, che hanno riscosso un ampio consenso sul mercato Giapponese. Allo scopo di verificare tale risposta è stata pianificata una analisi comparativa dei tonni allevati nei diversi impianti del Mediterraneo.

Coordinazione lavori a cura di Rocco Lettieri per www.simpatico-melograno.it