Vina von Siebenthal

Viňa von Siebenthal
Azienda vitivinicola ticinese in Cile

Villa Principe Leopoldo di Lugano – 17 settembre 2002.

L’invito strettamente personale era diretto a professionisti del settore vino, giornalisti e pochi amici. Mauro von Siebenthal voleva presentare l’azienda realizzata in Cile e il suo primo vino messo in commercio.

Questo il suo “comunicato” ufficiale per cercare di capire il perché di quest’avventura:

Gentili Signore, Egregi Signori,

Vi porgo il più cordiale benvenuto a questa presentazione di Viña von Siebenthal, la prima azienda vinicola svizzera in Cile. Per me è un grande piacere, è una grande emozione, raccontarVi oggi un pò la storia di cinque anni di intenso lavoro a 12’000 km di distanza. La prima domanda che può sorgere è la seguente: che ci fa un avvocato svizzero attivo in una tranquilla città di provincia come Locarno, nell’emisfero sud del globo, in Cile, a produrre vino?

Certo, la domanda così posta non tiene conto dell’elemento umano che è quello che influenza sempre le azioni degli individui. L’elemento umano che si chiama ricerca della felicità e realizzazione di quella che si crede essere la felicità.

Il binario sul quale scorre quest’avventura è proprio quello della passione per il vino. Ricordo che all’età di 16-17 anni regalavo vini ricercati ai miei genitori, ai miei nonni, ai miei zii, solo per il piacere di degustarli, di staccare le etichette e di commentare. Ecco questa passione per il vino mi ha accompagnato per tutta la vita. E ho sempre avuto in cuore il desiderio di realizzare un giorno un’attività che mi ponesse a contatto con la natura, che mi permettesse di produrre e di vendere del vino. Gli anni sono passati, nel corso della mia carriera professionale ho avuto modo di venire in contatto con proposte in Francia, in Italia, ma i tempi non erano maturi. Non doveva succedere prima di quando è successo, cioè nell’autunno del 1997, quando, casualmente, un amico svizzero che viveva da dieci anni in Cile mi mostrò delle foto della Valle dell’Aconcagua, a 100 km a nord di Santiago. Io vidi su quelle foto, oltre alle Ande innevate, una vigna potata in inverno. Scattò come
una molla. Chiesi a questo mio amico: ma in quella regione, dove tu vivi, si produce vino? C’è dell’uva? Ci sono delle cantine? Scoprii che la Valle dell’Aconcagua è una delle cinque zone D.O.C. del Cile con una traduzione vitivinicola secolare. In pochi mesi cercai di mettere a fuoco il progetto. Prenotai nel gennaio 1998 un volo per Santiago. Il primo di una lunga serie di viaggi (500.000 km) e arrivai in una calda estate cilena, nella Valle dell’Aconcagua, alla ricerca di un terreno per realizzare quello che era diventato il ”progetto Viña von Siebenthal”.

Purtroppo, dopo aver percorso 1.000 km in un triangolo di 30, alla ricerca di un terreno, mi resi conto che di terreno che andasse bene per la mia idea, non ce n’era. O troppo grande, o troppo piccolo, o troppo secco, o troppo umido, comunque solo terreni inadatti. La penultima sera, prima di rientrare in Svizzera, deluso per non aver potuto neanche dare inizio a quest’avventura, fui invitato ad una festa per la mia partenza. Amici cileni suonarono musiche struggenti, mentre grossi pezzi di carne arrostivano sulla griglia. Poco prima di mezzanotte, giunse a quella festa, che per me era una ben triste festa, il cugino del padrone di casa. Naturalmente io avevo raccontato a tutti lo scopo del mio viaggio in Cile, lamentandomi per il fatto che in quindici giorni non avevo trovato quello che cercavo. Questo personaggio mi disse che viveva a Panquehue (con Casablanca l’unico comune D.O.C. della Valle dell’Aconcagua), dove aveva una casa di campagna, come hanno molti cileni benestanti. Un contadino suo vicino vendeva un appezzamento (una ”parcela” come dicono laggiù) di 10 ha. Aguzzai le orecchie e il giorno seguente fui sul posto. Per farla breve, acquistai quello che fu il primo terreno sul quale sorgono oggi la cantina, la casa e una parte del vigneto. Se non fossi andato a quella festa; se non avessi incontrato il cugino del padrone di casa; se questi non fosse passato quella sera, ma un altro giorno, non saremmo qui oggi a parlare di Viña von Siebenthal.

Come ha raccontato molto bene Paolo Coelho nell’Alchimista, in uno dei suoi libri più conosciuti, ”…bisogna saper leggere i segnali e bisogna portare avanti le proprie idee, i propri sogni, le proprie aspirazioni. Credere fortemente che sia possibile trovare un tesoro. Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla…”.

Ecco qual’è la risposta alla domanda perché uno svizzero va dall’altra parte dell’emisfero a piantare una vigna e a costruire un’azienda. Queste sono le motivazioni profonde, dell’animo, quel motore che fa muovere l’individuo. Poi ci sono tante motivazioni di carattere enologico e di carattere economico.
In Europa, non vi è dubbio che lo spazio perlomeno fisico, sta diminuendo. L’Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, sono sempre più densamente popolate. I traffici, la densità delle costruzioni hanno ridotto gli spazi a disposizione ed è difficile trovare dei paesaggi dove l’orizzonte non sia limitato dalle costruzioni.

Le motivazioni enologiche:

il Cile è un paese con una tradizione vitivinicola che risale alla conquista spagnola, alla metà del sedicesimo secolo. Le primissime piantine di vigna giunsero in Cile con i conquistatori spagnoli, ovvero con i religiosi che accompagnavano i conquistatori spagnoli. Il primo vino fu il vino per la messa e già all’inizio del 1600 il Cile lo esportava verso la Spagna (con grande disappunto dei produttori spagnoli che già allora temevano la concorrenza del vino del Nuovo Mondo). Il sacerdote che portò la vite in Cile si chiamava Francisco de Carabantes. Viña von Siebenthal ha voluto rendere omaggio a questo personaggio battezzando ”Carabantes” il primo vino in produzione. C’è ancora spazio nel mondo enologico cileno dove il panorama è caratterizzato da una cinquantina di grandi cantine che sono delle industrie vitivinicole, non aziende vitivinicole, non ” boutiques ” com’è stata definita Viña von Siebenthal. Il panorama enologico permette ancora di realizzare un progetto di qualità per vini fini che esprimono le caratteristiche di un paese straordinario sotto tanti punti di vista. In Cile, il clima, il suolo e la qualità delle varietà di vitis vinifera rappresentano una delle migliori combinazioni al mondo. Nel 1994, Hugh Johnson, il più famoso enogiornalista del mondo, affermava: ”Attualmente il Cile è una fonte prolifica di leggeri vini fruttati e produce molti vini del livello di un Cru Bourgeois. Il mondo sta attendendo i suoi Grands Crus”.

Le motivazioni economiche:

oggi costruire una cantina come Viña von Siebenthal in Francia, in Spagna o in Italia (e non parliamo delle regioni del Barolo, del Brunello di Montalcino, ma anche in altre regioni D.O.C.) significa affrontare investimenti che possono permettersi solo le multinazionali. In Cile c’è ancora uno spazio fisico, c’è molta terra. Ci sono stabilità economica e politica. Il Cile è una felice eccezione nella realtà latino-americana di oggi.

Sulla filosofia del concetto di Viña von Siebenthal

Risultava per me importante proporre qualcosa di complementare a quello già esistente in Cile. Non si trattava di fare concorrenza alle grandi aziende, ma di portare, di impiantare il modello europeo, diciamo quello bordolese che è il più raffinato e il più sperimentato. Quindi una cantina a dimensione umana, una cantina costruita con criteri moderni, dotata delle migliori tecnologie e una vigna piantata apposta in funzione del vino che deve essere prodotto. Dapprima 10, poi 15, ora 25 ettari. Una cantina costruita in armonia con il paesaggio, costruita in armonia con la vigna e costruita in armonia con la casa. Una sorte di microcosmo, dove tutti questi elementi sono la premessa per produrre un vino di qualità. Non si può produrre un vino di qualità in un luogo che non è armonico.

Il progetto concreto

Tralascio di indicare qual’è stata la lunghezza del percorso per trasformare il terreno brullo delle colline e il campo di mais della pianura sulla quale è stata costruita la prima vigna e la bodega. Tralascio di raccontarVi i lavori di pulizia e di recinzione del terreno, lo scavo dei pozzi, i lavori di costruzione dell’impianto sotterraneo di irrigazione, della luce elettrica, di costruzione della casa, di costruzione della cantina, della struttura della vigna e piantare 98.000 ceppi di vite.
Oggi Viña von Siebenthal si presenta quindi con 25 ha di vigna piantata, con una bodega in stile tradizionale, cioè una cantina formata da 3 corpi: un corpo per la fermentazione, un corpo per l’invecchiamento e un corpo per gli uffici, l’amministrazione, la presentazione dei vini. Le varietà, la distanza di piantagione, l’orientazione verso il sole, sono stati discussi con l’enologo Stefano Gandolini, cileno, ma con esperienza internazionale per aver conseguito un master a Piacenza e uno a Bordeaux, per aver lavorato un anno a Chateau Pavie e poi in California. La cantina, per quanto concerne la parte fermentativa, è dotata naturalmente non solo di un sistema di tank per la fermentazione in acciaio inossidabile, ma anche un sistema di raffreddamento delle uve ”frical”, una pressa pneumatica, delle pompe peristaltiche, un micro-ossigenatore e tutto quello che è indispensabile per la creazione di un vino di qualità. La parte dell’invecchiamento: le barriques sono di origine francese nella misura del 75% e del 25% di origine americana. Come ho detto, la finalità è quella di un vino di qualità, in un contesto enologico che Robert Mondavi ha definito ”con delle potenzialità pari a quelle della California all’inizio degli anni sessanta”. Devo dire che quest’autorevole considerazione l’ho scoperta a metà progetto e mi ha un pò rassicurato e ha rassicurato anche i miei soci, che scrutavano da lontano con molta attenzione, ma anche con qualche apprensione, il destino di questa avventura, soci che ringrazio per la loro incredibile fiducia. Quell’amico che mi mostrò le prime foto della Valle de Aconcagua si chiama Ireneo Nicora e dal 1998 mi ha affiancato con una energia enorme nella realizzazione di tutte le tappe dell’azienda. Il suo contributo è stato essenziale.

Il terroir

Panquehue è uno dei due comuni D.O.C. della Valle dell’Aconcagua. I nostri vigneti confinano con i vigneti di una Viña prestigiosa, Viña Errazuriz, che produce pure Seña, uno dei più grandi vini cileni. Ancora una volta il caso ha fatto le cose bene, perché la prima particella che acquistai si trova proprio in quella zona. Sui tre vigneti, otto differenti tipi di suolo, prevalentemente franco-arenosi, con una buona percentuale di argilla. Il micro-clima è notevole: sole dalla fioritura alla vendemmia, assenze di precipitazioni, bassa umidità dell’aria, temperature diurne sui 28°C grazie alle brezze del Pacifico. L’escursione termica è di 20°C tra il giorno e la notte. Ciò che permette una maturazione illimitata dei tannini senza un eccesso di zuccheri nel frutto. Nessuna malattia. Pochi insetti. Il Paradiso del viticoltore!

Il vino per me

A questo punto capirete che per me il vino non è solo una bevanda (forse è almeno ”la bevanda degli dei”). Il vino è soprattutto uno straordinario strumento di comunicazione, d’incontro, uno strumento di riflessione, di seduzione, l’espressione della ricerca del piacere, il prodotto dell’incontro di tre culture: quella contadina, quella tecnologica e quella finanziaria. Senza mezzi adeguati non si raggiungono livelli di qualità. Il vino è forse uno degli ultimi legami che noi abbiamo con la terra, con questa terra sempre più maltrattata. In una società che diventa sempre più astratta, il vino ci propone una riflessione sulla concretezza della nostra vita e delle nostre responsabilità, una riflessione sul rapporto dell’uomo con gli altri uomini e con la natura. O all’opposto ci permette semplicemente l’oblio di tutto ciò. Non voglio abusare della vostra pazienza…. A questo punto credo che sia giusto passare all’illustrazione di alcune diapositive che Vi daranno un’idea fisica dei luoghi, delle cantine e soprattutto di questa incantevole regione della Valle dell’Aconcagua. Dopo le diapositive sono a disposizione per eventuali domande, dopo di che passerò al parola a Gino Fontana, noto sommelier, con il quale degusteremo il ”Carabantes-Syrah 2002”, prodotto in 28’000 bottiglie e distribuiti in Svizzera in esclusiva da Angelo Delea, che ringrazio per i suoi preziosi consigli e la sua amicizia.
Ecco che dopo questa bella esposizione abbiamo anche appreso che tre sono i vigneti principali: Carabantes, Montelìg e Toknar, dove sono stati impiantati 98.000 ceppi di Cabernet Sauvignon, Syrah, Cabernet Franc, Merlot, Carmenère e Petit Verdot, su un totale di 25 ettari. Merlot e Cabernet Franc sono impiantati su terreni freddi suoli argillo-limosi in pianura; gli altri vitigni sono stati impiantati su terreni franco-arenosi delle colline.

La degustazione di CARABANTES SYRAH 2002:
(DOC Panquehue Valle de Aconcagua)
a cura di Rocco Lettieri

Vino rosso prodotto al 75% da uve Syrah, 15% di Petit Verdot e 10% di Cabarnet Sauvignon, allevate a Guyot doppio, con resa di 80 q.li di uva per ettaro, ad un’altitudine di 500 m. slm. La vendemmia è iniziata il 27 marzo del 2002. Pigiadiraspatura e macerazione a freddo per 20 giorni. Fermentazione in barriques nuove 75% francesi e 25% americane per 5 mesi. La gradazione alcolica è di 13,5; PH 3,62. Vino dal colore rosso rubino con riflessi violacei cupi e compatti; al naso si presenta con una buona dose di florealità che ricorda la rosa e la violetta a cui fa seguito una fruttuosità rilevante dove emergono sentori di mirtilli, lamponi, mora, ribes, con finale di timo secco, foglia di alloro, pepe e mentolo da eucalipto. In bocca ha un attacco dolce, ampio, caldo, di buona tannicità che non disturba; la complessità è notevole come pure la sostanza che si chiude su note di rabarbaro, caffè e cacao cioccolatoso. Un vino da abbinare a carni rosse anche arrostite e formaggi duri di buona stagionatura.

A proposito del nome ”Carabantes”

· la tradizione vinicola in Cile è molto antica e inizia con la conquista spagnola nel XVI. secolo. Narra la leggenda che fu un sacerdote a portare in Cile le prime piantine di vite nel 1554. Questo sacerdote si chiamava Francisco de Carabantes. Viña von Siebenthal rende così omaggio al padre della viticoltura cilena, dedicandogli la prima etichetta della vendemmia 2002.

· Lo sviluppo della vigna fu rapido e nel 1654 la Corona spagnola per proteggere i suoi interessi nazionali proibì la piantagione di ulteriori vigneti nella colonia cilena. L’ordine restò lettera morta…….

· Nel 1758, John Byron, capitano naufragò in Patagonia e nonno del più famoso poeta inglese Lord Byron, annota nel suo libro ”Viaggi del Comodoro Byron attorno al mondo”:

”Le fattorie sono molto pittoresche e quasi tutte hanno vigneti e uliveti. Secondo la mia opinione, il vino in Cile è buono come quello di Madeira. Si produce in così grande quantità che è venduto a un prezzo bassissimo.”

· Nel 1851 Silvestro Ochagavia importa direttamente dalla Francia le migliori varietà di Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Malbec, Sauvignon blanc e Chardonnay. Si inizia così la sostituzione delle antiche varietà di origine spagnola.

· Il noto produttore spagnolo Miguel Torres è l’artefice della rinascita dell’enologia cilena: nel 1980 utilizza per primo serbatoi in acciaio inox per la fermentazione del vino. Andranno a sostituire i vetusti e problematici tini in raulì (un rovere nazionale poco adatto all’elaborazione del vino)

· Nel 1994 entra in vigore la nuova legge sulla denominazione di origine che include Panquehue situato nella Valle de Aconcagua a Nord di Santiago.

· Nel 1998 nasce Viña von Siebenthal, una delle rare ”vigne boutique” del Cile e l’unica che recupera lo stile architettonico tradizionale dell’antica ”casona” di campagna.

Nuovo incontro con Mauro von Siebenthal

La sera del 6 marzo scorso, Mauro von Siebenthal, riunisce intorno ad un tavolo del ristorante Cittadella di Locarno, di Monica e Matteo Rosoni, alcuni amici che erano presenti alla prima degustazione del settembre scorso al Principe Leopoldo. Scopo della serata, per risentire lo stesso vino, dopo altri sei mesi e degustare in anteprima, il CABERNET SAUVIGNON MONTELIG 2002.

Questa la nuova degustazione di CARABANTES SYRAH 2002:
(DOC Panquehue Valle de Aconcagua)
a cura di Rocco Lettieri

Vino rosso prodotto al 75% da uve Syrah, 15% di Petit Verdot e 10% di Cabarnet Sauvignon, allevate a Guyot doppio, con resa di 80 q.li di uva per ettaro, ad un’altitudine di 500 m. slm. La vendemmia è iniziata il 27 marzo del 2002. Pigiadiraspatura e macerazione a freddo per 20 giorni. Fermentazione in barriques nuove 75% francesi e 25% americane per 5 mesi. La gradazione alcolica è di 13,5; PH 3,62. Vino dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei cupi e compatti; unghia ben evidente con archetti lunghi e stretti che si soffermano a lungo sulle pareti del bicchiere; al naso si avvertono note floreali di viola e piccoli frutti (mirtilli, mora, cassis) con finale vegetale di alloro, pepe e tamarindo fresco. In bocca ha un attacco dolce, speziato di pepe nero, caldo, con tannici dolci e armonici che non disturbano la base sapida; al riassaggio l’alcool mette in mostra una piacevolezza fruttata già avvertita al naso. Il finale è speziato e comunque di buona mineralità che prolunga il piacere e la vinosità. Un vino da abbinare a paste con sugo, carni rosse anche arrostite e formaggi duri di buona stagionatura.

Degustazione di MONTELIG 2002 (in anteprima)

Uvaggio: Cabernet Sauvignon 70%, Petit Verdot 20% e Carmenere 10% (non si tratta, mi dice Mauro, di Cabernet Franc come in Italia oggi si chiama l’ex Cabernet Franc). Barriques per 12 mesi di diversi legni e di cui 1/3 nuovo, 1/3 di secondo passaggio e 1/3 di terzo passaggio; in bottiglia da 4 mesi.
Vino dal colore rosso rubino carico, color porpora, intenso e brillante; unghia viva e archetti sporchi di vinosità. Al primo naso si avverte una speziatura complessa di note vanigliate che ricordano il tabacco da pipa con finale mentolato e finale resinoso. In bocca è ampio, complesso, di frutta rossa matura (prugna, ciliegia sotto spirito) e di buona tannicità che ne prolunga la piacevolezza sino nel retrogusto. Un vino da riassaggiare a settembre 2003, quando verrà commercializzato.

I vini di Mauro von Sibenthal, in anton Ticino, sono distribuiti dalla Casa Vinicola DELEA di Losone. Costo al privato: 28 Fr. Sv.

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Von Siebenthal vuelve al ataque
Riportiamo due articoli tratti da internet:

http://www.planetavino.com/navegacion/navegar_tpl.asp?id_pub=10&id_sec=12&id_con=20030401195405

Después de su primer y premiado vino, el syrah Carabantes 2002, la viña chileno-suiza prepara su segunda arremetida: el ensamblaje Montelìg.

Por Daniel Greve
Una zona montañosa, pedregosa, donde conviven espinos, cactus y palmeras, atravesada por el río Aconcagua y encerrada por altas cimas que sirven de pasadizos para el flujo de las brisas templadas del océano –a 70 kilómetros en línea recta– y las frías corrientes andinas, se manifiesta hoy como un semillero del norte que muestra condiciones para la producción de vinos tintos de alta concentración. Es el valle de Aconcagua que, con su imponente paisaje, hace pensar en que puede dar vida a excelentes exponentes del 2002 a fines de este año si los criterios en vitivinicultura lo hacen posible, es decir, si son capaces de impregnarse de su entorno y traducirlo en vino.
Dentro del Aconcagua, una viña naciente que ya impresionó el año pasado con su syrah Carabantes 2002 está pronta a seguir esa lógica a fines de este año: Von Siebenthal, una bodega de una concepción atípica, soñada y materializada por el abogado suizo Mauro Von Siebenthal, y administrada por el artista y gerente Irineo Nicora –dos mezclas bastante peculiares –, se ubica en la zona de Panquehue, con viñedos encarados hacia el norte, los que rodean a uno de los paños que dan origen al ultra premium Don Maximiano, de viña Errázuriz, y que fueron plantados a fines de 1998 en tres paños encajonados dentro del valle: Toknar, –cinco hectáreas cercanas a la cima de uno de los cerros– Carabantes –zona baja del valle– y Montelìg de 10 hectáreas emplazadas en una ladera con un 20 % de pendiente. Desde ahí está por nacer su nuevo vino, el que la viña dio a conocer la semana pasada en medio de su cosecha de petit verdot, y justo antes de comenzar su embotellamiento: Montelìg 2002, una mezcla de cabernet sauvignon, carmenère y petit verdot.
El vino, que hasta ahora había reposado 12 meses en barricas de roble –en un mix de barricas francesas (75%, de diferentes bosques) y americana (el 25% restante), ambas de tostado medio– descansará otros seis meses en botella para salir al mercado en septiembre de este año. Aunque aún se siente cerrado, y el tiempo en botella se hace necesario para su completa redondez, ya pueden distinguirse sus primeros guiños organolépticos. De un color rojo violáceo intenso, este ensamblaje presenta en nariz intensas notas a frutos rojos maduros, especiados, frutos secos, clavo de olor, mokka y un suave mentol. En el retrogusto aparece nítida la castaña, acompañada de una nota fresca aportada por el mentol, detectándose también una buena acidez y taninos que no alcanzan a ser agresivos, pero que hacen adivinar cómo se irán acomodando luego de su reposo en botella. De final largo y bajo alcohol, es un vino equilibradamente potente.
Montelìg se prepara para entrar en las grandes ligas, ya que de esta producción pretenden sacar 400 cajas –de 12 unidades – de las cuales 100 quedarían en el país, a un precio estimado de 18.000 por botella.

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Turismo vitivinícola
EL DESAFÍO QUE FALTA

http://www.planetavino.com/navegacion/navegar_tpl.asp?id_pub=10&id_sec=11&id_con=20021227193441

Por Andrea Domange (*)
Si el vino en Chile se ha transformado en un boom, entre las muchas cosas que han nacido a raíz de este fenómeno se encuentra el turismo vitivinícola. Cada vez son más las bodegas que abren sus puertas a visitantes ansiosos de conocer dónde se producen estos maravillosos vinos de los cuales todos hablan. Al principio eran sólo las viñas tradicionales, quienes con guías poco “técnicos” recibían a los visitantes en tours regulares. Hoy, en un afán por responder a la gran demanda e interés del turista por visitar bodegas, cada viña se ha concentrado en desarrollar su propio producto, con personas más informadas –incluso enólogos– que reciben a los visitantes para hacerles un recorrido en diferentes idiomas. Algunas realizan el trayecto por las bodegas de vinificación y guarda, mostrando el embotellado y finalizando en una degustación, pero otras han llegado más allá e incluso recorren los viñedos en carrozas.
Pero como todo lo que nace a raíz de una necesidad tiene bastantes cosas por mejorar. En varias viñas me he encontrado con que el guía no posee conocimientos muy profundos sobre el tema, y se ve sobrepasado con cualquier pregunta que vaya un poco más allá de la cantidad de cajas que producen o las cepas que tienen plantadas. ¿Estamos realmente explotando bien este producto tan interesante? ¿Cómo estamos dando a conocer al turista que las bodegas chilenas reciben visitantes y que es algo que puede hacer de su estadía algo valioso? ¿Qué tan compenetrados están las agencias de turismo con las viñas?
Cuando uno se baja del avión en Mendoza, lo primero que ve es un tremendo letrero que reza: “Bienvenido a la Tierra del Vino”; en Sudáfrica, las agencias de turismo tienen por principio siempre incluir un tour a los viñedos en los paquetes turísticos; en Australia, todas las bodegas tienen un cellar door, que abre sus puertas a los visitantes que deseen degustar y comprar, y en cada pueblo en medio de una región vitivinícola hay un Centro de Información del Vino, el cual cuenta con mapas de ubicación de las viñas.
En el último tiempo nos hemos profesionalizado mucho en materias referentes al vino: cada vez hay más ofertas de cursos de cata dictados por profesionales, cartas de vino cada vez más variadas y acordes con la comida, tiendas especializadas de nivel internacional e instituciones como Wines of Chile creando una imagen país. Por lo mismo, no debemos desperdiciar este punto, que más que mal es una de las caras importantes del vino chileno que mostramos al mundo, teniendo presente que el 99% de los visitantes son extranjeros.
Pero esa poderosa cifra debe permitirnos también mirar hacia los pies, pensar en el cliente chileno. Las viñas quieren aumentar ese consumo per capita actual tan bajo para un país productor de vino, pero ¿qué pasa si un chileno quiere visitar la bodega? ¿Debe pagar los 10 ó 20 dólares que se cobra a un americano por hacer el tour? Quizá debiéramos utilizar la política de la India, donde para entrar al Taj-Majal, cualquier turista debe pagar US$20, mientras que los locales sólo pagan 1 dólar. De esta forma quizá estaríamos acercando mucho más al consumidor chileno a un producto que le pertenece por derecho, que debe ser apoyado por una industria seria y preparada, con rutas organizadas y guías profesionales, que estimulen tanto el interés local como el extranjero .
(*) Andrea Domange estudió agronomía en la Universidad Católica y se especializó en fruticultura y enología. Trabajó en El Mundo del Vino desde sus orígenes, siendo la mano derecha de Héctor Vergara. Luego de pasar un año alrededor del mundo, recorriendo las principales regiones vitivinícolas (Australia, Francia, Italia, España, California) asumió el área comercial de Viña Aquitania, donde trabaja actualmente.

Mauro von Siebenthal
Via Trevani, 1 a
CH – 6600 Locarno
Tel 0041. 91. 752.10.41

A cura di Rocco Lettieri