L’EUROPA SVENDE IL PATRIMONIO VINICOLO

Attacco alle Denominazioni d’Origine dal cuore dell’UE

Accusata di protezionismo dai paesi del Nuovo Mondo, l’UE previene il rischio
di un contenzioso, ammorbidendo gli obblighi sulle importazioni di vino extra-europeo

Le Città del Vino dicono “NO” alle recenti decisioni della Commissione europea di “ammorbidire i vincoli sulle etichette” dei vini, interpretando così le preoccupazioni di tutto il mondo vitivinicolo italiano.

Dallo scorso 1° febbraio, infatti, è operativo il regolamento Ue N.753/2 che avrebbe dovuto proteggere con formula piena (denominazione, designazione, provenienza) circa un centinaio di menzioni comunitarie. L’esecutivo di Bruxelles, giocando d’anticipo, ha invece approvato, pochi giorni fa, un progetto di “ridimensionamento” della legge presentato al Comitato tecnico di gestione vini, organo di rappresentanza dei governi europei per le questioni vinicole.

La proposta, confrontata con le precedenti politiche europee, rappresenta un vero e proprio colpo al cuore delle produzioni vinicole italiane, stabilendo che nessuna menzione “tradizionale” possa più essere riservata in termini assoluti ai paesi europei, rendendone così possibile l’utilizzo anche per vini prodotti in paesi extracomunitari, “purché si attengano a determinati criteri”.

Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, esprime la sua preoccupazione anche a nome degli circa 530 Comuni associati, per il provvedimento adottato. “Se nessuna menzione tradizionale sarà più riservata in termini assoluti ai nostri vini e a quelli dei paesi europei, di fatto sarà possibile trovare un Amarone, un Brunello, un Recioto, prodotti in qualunque altra parte del mondo. Si liberalizza, così, il commercio dei “falsi” danneggiando gravemente i produttori italiani che si troveranno a dover combattere contro una concorrenza che definire sleale è solo un eufemismo. Questo provvedimento elude il principio della proprietà intellettuale di un nome-marchio quale quello di un vino, frutto del sedimento culturale di secoli di storia, annullando i principi della Costituzione Europea. Tutto questo ingenera inoltre confusione tra i consumatori ai quali va garantita la qualità del prodotto legata strettamente al territorio di origine”.

Sono 17 i nomi di vini italiani che rischiano di perdere la tutela, assediati da vini prodotti oltreoceano e commercializzati magari a prezzi più bassi, con lo stesso nome in italiano, senza tener conto della qualità, vanificando anni di impegno e investimenti che hanno permesso al nostro paese il primato sui mercati mondiali e indebolendo il rapporto tra prodotto e territorio, chiave di successo dell’enologia italiana.

L’Associazione nazionale Città del Vino, ha predisposto un ordine del giorno (il primo Comune ad approvarlo è stato Greve in Chianti) con il quale si stigmatizza la disposizione presa a Bruxelles e si chiede al Sindaco di ogni Comune di farsi portavoce delle giuste e legittime preoccupazioni dei produttori vitivinicoli riguardo alla possibilità della perdita dell’esclusiva su importanti denominazioni di vini prodotti in Italia; si richiede alle Regioni a e il Governo nazionale di farsi carico, in sede comunitaria, del preciso impegno a ripristinare, sulle 17 denominazioni di vini italiani attualmente a rischio, la tutela della Comunità Europea nei confronti di ogni e qualsiasi imitazione e/o contraffazione da qualsiasi paese esse provengano. Infine si richiede alla Commissione Europea un cambio di rotta, affinché difenda i vini prodotti nei paesi dell’Unione sulla base di pratiche e di tradizioni storicamente riconosciute e con l’utilizzo di vitigni intimamente connessi con i rispettivi territori d’origine.
Odg. sulla tutela delle denominazioni dei vini italiani

Il Consiglio Comunale,

appresa la notizia che la Commissione Europea ha varato una modifica al Regolamento comunitario che tutela la denominazione dei vini;

considerato che, con l’introduzione di questa modifica, l’Italia perde l’esclusiva su 17 denominazioni di vini prodotti sul territorio nazionale;

considerato altresì che, in tal modo, si consente il commercio di vini contrassegnati da denominazioni italiane, ma prodotti in altre parti del mondo;

visto come, nell’elenco dei nomi sui quali la Commissione rinuncia ad esercitare ogni azione di tutela, sono comprese denominazioni di importanti vini italiani, quali Amarone, Est! Est! Est!, Morellino, Recioto, Sciacchetrà, Sforzato, Vino Nobile e Vin Santo;

visto come, a queste denominazioni, sono legati vini di indubbia e documentata origine italiana e che a queste denominazioni è legata l’economia di importanti aree vitivinicole;

ritenuto che la perdita dell’esclusiva su queste denominazioni ed il contemporaneo arrivo, sul mercato mondiale, dei vini-fotocopia prodotti in aree diverse da quelle originarie, determinerà danni gravissimi all’immagine dei vini italiani e, conseguentemente, danni altrettanto gravi all’economia del nostro paese ed, in particolare, all’economia rurale delle aree vitivinicole interessate;

ritenuto altresì che, anche in considerazione del fatto che il vino è un prodotto strettamente legato alla storia, alla cultura, al clima ed al suolo della zona in cui viene prodotto e che pertanto consentire ai produttori australiani, americani o sudafricani di affibbiare appellativi italiani a vini che nulla hanno a che spartire con i prodotti originali, si configura come una vera e propria frode in commercio e ingenera nei consumatori disorientamento e confusione;

ritenuto infine che le denominazioni dei vini sono, non solo patrimonio dello Stato Italiano, ma, anche e soprattutto, patrimonio dei produttori vitivinicoli e delle loro libere associazioni che hanno investito ingenti risorse per elevare la qualità dei prodotti e per promuoverli presso i consumatori di tutto il mondo;

impegna

il Sindaco a farsi portavoce delle giuste e legittime preoccupazioni dei produttori vitivinicoli riguardo alla possibilità della perdita dell’esclusiva su importanti denominazioni di vini prodotti in Italia;

la Regione e il Governo Nazionale a farsi carico, in sede comunitaria, del preciso impegno a ripristinare, sulle 17 denominazioni di vini italiani attualmente a rischio, la tutela della Comunità Europea nei confronti di ogni e qualsiasi imitazione e/o contraffazione da qualsiasi paese esse provengano;

la Commissione Europea a difendere i vini che vengono prodotti nei paesi dell’Unione sulla base di pratiche e di tradizioni storicamente riconosciute e con l’utilizzo di vitigni intimamente connessi con i rispettivi territori d’origine.

Invita

l’Associazione nazionale Città del Vino, gli enti locali, i Consorzi di tutela, le organizzazioni di categoria, a ricorrere presso la Corte Europea contro il provvedimento, nel caso in cui l’Unione Europea non torni sulla sua decisione.

Per le Città del Vino, l’addetto stampa.

A cura di Rocco Lettieri