La VINARIUS ha un presidente di Cantù

Per le enoteche una guida di giovani 

Andrea Terraneo di Cantù (Como) presidente Vinarius

 

Il nuovo presidente, classe 1973, gestisce l’Enoteca La Barrique di Cantù (Como). La maggior parte dei consiglieri ha dai 30 ai 35 anni, una scelta per un ruolo dell’enotecario in una veste più giovane e dinamica. Due vicepresidenti: Mauro Lorenzon (confermato) e Alessandra De Candia. Anno nuovo, e rinnovato Consiglio di amministrazione per Vinarius, l’associazione di enoteche italiane che riunisce circa 100 fra bottiglierie e punti vendita di vino a mescita in tutto il territorio italiano e all’estero. Il nuovo presidente Andrea Terraneo va a sostituire dopo 7 anni di presidenza Francesco Bonfio , titolare dell'Enoteca Palazzo Piccolomini di Siena. Un passaggio di testimone che punta sul rinnovamento. La maggior parte dei consiglieri ha, infatti, in media dai 30 ai 35 anni, per dimostrare che tra le priorità di Vinarius c’è quello di trovare nei giovani la spinta giusta per il vino di qualità e al tempo stesso sancire il ruolo dell’enotecario in una veste più giovane e dinamica.

 

A fianco di Terraneo due vicepresidenti: Mauro Lorenzon dell’Enoteca Mascareta di Venezia (confermato) per la sezione Enoiteche e una donna Alessandra De Candia (nuova) dell’Enoteca De Candia di Bari per la sezione Enoteche. Il nuovo Consiglio di amministrazione, nella riunione tenutasi a Roma presso la sede dell’Unione Italiana Vini ha poi eletto: Fabrizio Fucile dell’Enoteca Vino Vino di Terni, nuovo consigliere con incarico di Tesoriere e Luca Sarais dell’Enoiteca Cantine Isola di Milano, membro del Direttivo. Gli altri consiglieri sono Toni Lercher (confermato) dell’Enoteca dell’Orologiaio di San Candido (BZ) per la sezione enoiteche e poi per la sezione enoteche Filippo Gastaldi (nuovo), Un Mondo di Vino di Orzinuovi BS, Luigina Toso (nuova) dell’Enoteca Toso di Rivignano (UD), Pierluigi Pipoli (nuovo) dell’Enoteca Il Tralcio di Monopoli (BA), Andrea Gaviglio (confermato) dell’Enoteca Vino Vino di Milano e Alfredo Pinto (nuovo) dell’Enoteca 13 Gradi di Roma.

 

La Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane, ha lo con lo scopo di promuovere e valorizzare l’enoteca come luogo dove si esercita il commercio specializzato del vino di qualità e al tempo stesso di tutelare il ruolo dell’enotecario come professionista e divulgatore del vino e del mondo che ad esso sta intorno. Ad oggi l’associazione conta su un centinaio di enoteche sparse in tutt’Italia, e annovera anche una decina di enoteche in tutto il mondo. La Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiane, viene costituita nel 1981 con lo scopo di promuovere e valorizzare l’enoteca come luogo dove si esercita il commercio specializzato del vino di qualità e al tempo stesso di tutelare il ruolo dell’enotecario come professionista e divulgatore del vino e del mondo che ad esso sta intorno.

 

 

Da: http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=28704

 

 

Enoteca La Barrique

Via Marmolada, 1 

Cascina Amata
22063 Cantù (CO)

Tel. (+39) 031 73 08 75

www.enotecalabarrique.it

info@enotecalabarrique.it

 

 

Bonfio lascia la presidenza di Vinarius 
In futuro enoteche più specializzate

 

Intervista a Francesco Bonfio, che passa la mano per la guida di Vinarius, l'Associazione enoteche italiane. Bonfio spiega chi potrebbe essere il “Mario Monti” del mondo del vino e la strada da percorrere per la vera qualità. Nelle sue parole si avverte la soddisfazione per i successi. Francesco Bonfio dopo sette anni lascia la presidenza Vinarius, Associazione enoteche italiane. Nelle sue parole si avverte la soddisfazione per i successi, in tempo di crisi, e l’invito a considerare anche gli aspetti storici e culturali per uscirne.

 

Mi riassumi in breve questi sette anni? 

 

Segnalo che le enoteche associate sono un centinaio, in tutta Italia, con un fatturato indicativo di 115 milioni di euro nel 2011. Nel 2006 abbiamo assegnato il Premio al Territorio, biennale, al Salento, nel 2009 alla terra del Marsala e nel 2011 alla Maremma Toscana. Analoga apertura al contesto sociale è rappresentata dagli ambasciatori Vinarius: Lamberto Sposini nel 2006, Nino Panicola nel 2009 e Nicola Muccillo nel 2011. Aggiungo i numerosi corsi professionali e i viaggi di studio  nei luoghi della produzione vinicola. Intensa l’attività di degustazioni al pubblico degli appassionati. Nel 2011 abbiamo festeggiato i 30 anni di attività a Napoli e Brindisi, pubblicando anche una guida illustrata. 

 

Storia e cultura aiutano il vino o ingombrano la strada? 

 

La storia, la cultura e la tradizione sono un patrimonio fondamentale del prodotto vino, sono gli unici aspetti che lo differenziano da una qualsiasi altro prodotto industriale. Sono aspetti essenziali per amare, riconoscere, utilizzare con sobrietà e moderazione un prodotto che ci può regalare emozioni che nessun altra bevanda industriale può trasmettere. Accantoniamo la storia e la cultura per rendere il futuro del vino più disinvolto e in breve non avremo più il vino come lo abbiamo conosciuto per secoli.

 

Che impulso vi hanno dato le enoiteche con mescita?  

 

Sono orgoglioso che sotto la mia presidenza ci sia stata l’apertura alle enoiteche, e dopo quattro anni di convivenza debbo dire che non sono emersi problemi. I due campi d’azione sono sinergici, gli enoitecari hanno un polso della situazione del consumatore ancora più attento ed evoluto di quanto possiamo avere noi enotecari dell’asporto. Tra l’altro la mescita è una delle evoluzioni più naturali dell’enoteca che vuole esplorare nuovi orizzonti. Credo che la riunione sotto un’unica associazione e la collaborazione fra i due settori potrà dare grandi risultati e eccellenti nuove opportunità.

 

Può essere così popolare la “qualità” di cui si parla tanto? 

 

Fino alla fine degli anni settanta, primi anni ottanta la grande cucina e i grandi vini erano appannaggio di pochi. Sia per una questione di censo, sia per una questione di disponibilità economica, sia soprattutto per una questione culturale. Lo stesso Veronelli antesignano e tuttora irraggiungibile vetta della critica enogastronomica si rivolgeva ad un consumatore elitario, appassionato e culturalmente preparato. Per come scriveva, per i concetti che esprimeva Veronelli non era certamente adatto al grande pubblico dei consumatori di massa. Dalla metà degli anni ottanta abbiamo assistito a una progressiva ed apparentemente inarrestabile diffusione della qualità applicata al cibo e al vino. Il fenomeno è diventato di così facile accesso a tutti indistintamente da aver creato la facile illusione di una crescita generalizzata dell’apprezzamento della qualità da parte di una grande massa di consumatori. Si è ingenerato quindi il convincimento che la qualità fosse un requisito adatto a tutti e democraticamente disponibile per chiunque. Non è stato così, non poteva esserlo, non lo sarà mai. Infatti, già alla fine del secolo avevamo avuto dei sentori di una bolla che stava per scoppiare e la grande crisi economica iniziata nel 2008 ha solo affrettato il processo.
Oggi noi ci troviamo ad avere un numero enorme di produttori, di rivenditori e di consumatori finali che pensavano di fare qualità ma in, effetti, semplicemente seguivano il vento senza avere la più pallida idea di cosa fosse davvero la qualità. Auspico un drastico ridimensionamento di ristoranti, gastronomie, produttori di vino, giornalisti, scribacchini on line, rivenditori di vino per fare in modo che la vera grande produzione di qualità torni ad essere solo una questione di élite, non necessariamente economica, ma filosofica. Solo così usciremo dall’equivoco del buono a tutti i costi, disponibili per tutti, che è solo utopistico, se non addirittura ipocritamente fuorviante.
 
Consumatori disorientati, commercianti al lumicino, produzione senza regole: seguendo il modello Monti, a chi potremmo ispirarci per un rinnovamento nel mondo vino?

 

Se penso ai soggetti che compongono il mondo del vino vedo alcuni di questi che sarebbero certamente utili per rinnovare e quasi direi rifondare il comparto. Penso ad Angelo Gaja che ha una visione internazionale come pochi e in più una capacità espressiva ed un carisma unici. Poi vedo Mauro Lorenzon, un personaggio spesso controverso per i suoi atteggiamenti controcorrente, ma che è vero, autentico, capace come pochi di entusiasmare. Perché quello di cui abbiamo bisogno è di ritornare ad vedere nel bicchiere qualcosa che ci faccia sognare, leggervi un racconto umano, individuare chi e perché ha fatto e messo in bottiglia quel vino. Una persona che potrebbe essere molto utile è Arianna Occhipinti che ha entusiasmo, intelligenza e grande carattere. Ci manca molto la dote di trascinatore di un Giacomo Bologna e vorrei vedere questa qualità in qualcuno di attualmente impegnato nel vino. Poi vorrei trovare un enologo giovane che abbia la sapienza di Giorgio Grai e poi ovviamente vorrei trovare un giornalista che assomigli a Veronelli. Se mettessimo insieme queste persone si vedrebbero i consumatori meno confusi, i commercianti riappropriarsi del loro ruolo di ricercatori di grandi vini, la produzione finalmente inserita in poche, serie, efficaci regole. Noi abbiamo bisogno di tornare ad una visione del mondo del vino meno industriale e più attaccata alla terra, meno soggetta alle pierre farlocche e più concentrata sull’essenza del prodotto, meno lustrini ma più umanità.

 

Come immagini il futuro dell’enoteca?

La crisi economica generale ha fatto venire al pettine gli errori del passato. Il momento è favorevole per sanare le impostazioni errate e rivedere le priorità per affrontare le nuove sfide. Tutti gli attori dovranno puntare ancora di più che in passato sulla specializzazione, sulla concretezza, lasciando finalmente perdere l’apparenza e privilegiando sempre più la sostanza. Sarà preferibile tralasciare le velleità di sviluppo ecumenico di un consumo che comunque è in calo per svariate ragioni e concentrarsi di più nell’offerta di prodotti più particolari, che abbiamo una storia da raccontare e un territorio di provenienza da illustrare.

 

Ripreso da:  http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=27884