BACCO IN VILLA 50esima edizione a Rufina

50ª edizione Bacco Artigiano “Tra radici e futuro”

Riviviamo insieme quest’ultima edizione

È stata un’edizione dal titolo evocativo: “Tra radici e futuro”, che ha voluto celebrare mezzo secolo di storia guardando avanti con nuove iniziative e una forte attenzione al territorio. Il 50° Bacco Artigiano è stata una edizione davvero speciale che si è svolta dal 25 al 28 settembre 2025. Villa di Poggio Reale in Rufina è tornata ad essere il cuore pulsante della festa che celebra il Chianti Rufina DOCG, le sue radici e la sua capacità di innovarsi.

Bacco in villa” è stata un’occasione imperdibile per conoscere i vini del Consorzio Chianti Rufina, una manifestazione organizzata dal Consorzio con il patrocinio del Comune di Rufina con l’intento di impreziosire e prolungare i festeggiamenti del “Bacco Artigiano”. L’appuntamento con i sapori della tradizione nasce per promuovere la tipicità e la grande qualità di un prodotto ormai conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Nella splendida Villa di Poggio Reale, nel centro storico di Rufina, i visitatori hanno potuto trovare 14 stand dedicati ai produttori che aderiscono al Consorzio, con la possibilità di degustare e acquistare il vino. C’erano anche altri stand dedicati ad altri prodotti tipici del territorio come salumi, formaggi, miele e olio.

Quindi dopo il grande successo della 49ª edizione, quest’anno il tradizionale appuntamento del Bacco Artigiano, si è presentato come evento ricco e variegato, con il sottotitolo “Tra radici e futuro”. Un equilibrio che unisce tradizione e innovazione, mantenendo i punti di forza che hanno caratterizzato l’edizione 2024 e introducendo nuove iniziative pensate per ampliare la partecipazione e valorizzare ulteriormente il territorio.

Continuità e tradizione, tra radici e futuro

Come nel 2024, Villa Poggio Reale e Piazza Umberto sono stati i fulcri dell’evento, con wine bar, stand dei produttori del Chianti Rufina, degustazioni guidate e una ricca offerta di concerti, mostre e spettacoli. Confermata la collaborazione con le associazioni locali e il coinvolgimento attivo dei produttori vitivinicoli che rendono il territorio unico. La tradizionale apertura con l’inaugurazione in Villa, con l’intitolazione del salone centrale all’ex Sindaco Rombenchi, gli stand all’aperto, i mercati, gli spettacoli per adulti e bambini e le attività culturali sono stati ancora una volta protagonisti.

 Il Bacco Artigiano come promozione del territorio e dell’enoturismo

La festa è stata l’occasione per promuovere Rufina e l’intero territorio già a partire dalla primavera: il percorso di avvicinamento è iniziato ad aprile con la partecipazione al Vinitaly, proseguito a maggio con la festa del “Corso della Nave” e culminato ad agosto con la “Festa in Forno” di Pinzano, dove è stato svelato il manifesto ufficiale. L’annuncio è stato rilanciato anche il 5 settembre alla conclusione di Jazz in Fattoria. Da sabato 6 settembre si sono susseguiti numerosi eventi per celebrare il vino e la storia di Rufina e dei contadini, protagonisti della mostra “Radices, gli ultimi mezzadri” inaugurata al Museo della Vite e del Vino.

Il percorso partecipato

In occasione della 50ª edizione, la cittadinanza è stata coinvolta fin dalla primavera: molti hanno partecipato attivamente scegliendo gli elementi grafici del manifesto attraverso un sondaggio estivo. Da fine agosto è stata inoltre avviata la raccolta delle testimonianze di chi era presente al primo Bacco del 1976.

Cultura e conoscenza del territorio 

Durante le giornate della 50ª edizione c’erano previsti momenti speciali dedicati alla valorizzazione della storia e della cultura locale, con mostre tematiche (ad esempio “Piante e cabrei del Mugello e della Valdisieve”) e nuovi tour alla scoperta dei vigneti e dei panorami più suggestivi della Rufina, come il trekking storico-culturale a Villa Le Lame organizzato con Emiliano Cribari.

Il legame con Firenze

Confermata la tradizionale e sempre più conosciuta ed ammirata sfilata del carro matto per le vie del centro di Firenze tenutasi sabato 26 settembre; a rafforzare il legame con la città c’è stata la sfilata della domenica del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina.

 

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Venerdì 26 settembre cena del 50° Bacco Artigiano       

nella sala grande di Villa Poggio Reale

 

 

La 50ª edizione del Bacco Artigiano non è soltanto una festa, ma un ponte tra passato e futuro, un’occasione per ritrovarsi come comunità e per raccontare la bellezza e la forza di un territorio unico. Radici profonde e sguardo aperto al domani: è con questo spirito che Rufina ha celebrato il vino, la cultura e la tradizione.

La cena si è tenuta nella sala centrale di Villa Poggio Reale in Rufina. Un viaggio enogastronomico a più mani, dove tradizione e creatività sono stati “innaffiati” dai migliori vini della zona. Dalle 19:30 aperitivo con bianchi, rosati e bollicine dei produttori. A seguire, dentro le sale della Villa, la cena inaugurale.

 

 

 

 

 

 

 

Quattro chef d’eccezione, veri ambasciatori del gusto del territorio, hanno unito il loro estro culinario per dar vita a un’esperienza a otto mani, dove ogni portata sarà un omaggio raffinato alla tradizione toscana. Un quinto chef si è occupato dei dessert di fine cena, in piedi sulla scalinata, con in abbinamento diversi Vin Santo del Chianti Rufina.

Ad accompagnare le portate, 18 grandi riserve del Chianti Rufina aderenti al gruppo TERRA/ELECTAE, pensate per esaltare ogni sapore e per creare l’abbinamento perfetto. Una serata di alta gastronomia e grandi vini per celebrare l’inizio di uno degli eventi più attesi del territorio.

Per ognuna delle quattro principali portate c’era la scelta in abbinamento tra 18 Chianti Rufina Docg Riserva dall’annata 2022 alla 2019 e diversi Vin Santo del Chianti Rufina.

 

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La storia del Bacco Artigiano

La storia di questa manifestazione parte da molto lontano. Sull’Arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria, il Sindaco della comunità di Rufina, offriva alla città di Firenze il vino del Chianti insieme alle chiavi della “Contea di Turicchi”. Un tradizionale carro sormontato da una piramide di 1500 fiaschi pieni di Chianti, trainato dai tipici “bovi” di razza Chianina, storicamente ritratto nelle più belle foto storiche dei Fratelli Alinari. Il “Carro Matto”, così è stato battezzato, è un’opera di eccezionale maestria costruttiva dei maestri vignaioli della Val di Sieve adesso riuniti nel Comitato per il Carro Matto di Rufina. I “Fiaschi”, tipici contenitori in vetro di aspetto panciuto e rivestiti di paglia, vengono impilati in una piramide ed intrecciati con paglia e legamenti naturali in modo da contenersi l’un l’altro. Un geniale sistema di trasporto che permetteva al carro di trasportare grandi quantità di vino dal contado alla città.

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La splendida residenza cinquecentesca oggi ospita il Museo della Vite e del Vino

La Villa di Poggio Reale a Rufina è un’elegante costruzione del Cinquecento che si chiama così perché nel 1829 ospitò per un soggiorno Leopoldo II, Granduca di Toscana. Un suggestivo viale di cipressi conduce alla facciata della splendida residenza, nella cui struttura si possono rintracciare i canoni della tradizione cinquecentesca fiorentina delle ville suburbane. Si trova infatti in posizione elevata, con muraglioni degradanti, scalinata a tenaglia e un impianto interno col salone centrale al piano terreno, dal quale partono le scale e su cui si aprono le altre stanze. Uno stemma posto nel salone principale attesta che i primi proprietari furono i Mormorai di Majano. La villa venne ristrutturata nel corso del Seicento ed è circondata da un ampio parco aperto al pubblico, che comprende vigne, orti e un piccolo bosco detto Ragnaia.
Le cantine della villa ospitano una Enoteca mentre nella tinaia si trova il Museo della Vite e del Vino.

 

La storia e le tradizioni della cultura vinicola in Val di Sieve

 

Il Museo della Vite e del Vino di Rufina è ospitato nelle cantine della Villa di Poggio Reale e ripercorre la storia della vite e della viticoltura in Val di Sieve, testimoniando la grande vocazione vitivinicola di Rufina e il profondo rapporto che intercorre tra il vino e il territorio. Rufina significa vino: nel mondo da più di un secolo, in Toscana da millenni, dato che documenti storici attestano che in Val di Sieve il frutto della vite veniva consumato già in epoca etrusca e che era presente sui mercati quando Brunelleschi lavorava ancora alla sua celebre cupola.  Il rinomato vino di Pomino è celebrato nel celeberrimo Bacco in Toscana di Francesco Redi (XVII secolo) e le vigne di Rufina compaiono nel 1716 in un bando di Cosimo III de’ Medici, il primo documento al mondo a delimitare e proteggere aree vitivinicole, anticipando di 203 anni la nascita dell’Institut National des Appellations Contrôlées in Francia.

A metà Ottocento, Rufina si distinse in numerosi concorsi enologici, anche internazionali, e nel 1923 un quotidiano guatemalteco scriveva: «Tiene la supremacía entre los vinos». Ma in Val di Sieve l’eredità non si è trasformata in semplice rendita. La tradizione, soprattutto dal XIX secolo in poi, ha saputo coniugarsi con evoluzione puntando più sulla qualità che sulla mera fedeltà al passato. La pinacoteca del museo ha un taglio storico-agrario con particolare attenzione alle tecniche di viticoltura e di vinificazione. Inoltre qui si trovano in mostra attrezzature d’epoca, antichi fiaschi in vetro soffiato del Settecento, fotografie, video e documenti originali e una riproduzione del celebre “carro matto“: nel complesso il museo si presenta nella veste di un laboratorio, che unisce tradizione e innovazione.

Il Museo del Vino

Mostra di strumenti per la coltivazione della vite e per la produzione e conservazione del vino, in uso tra il 1930 e il 1960. Vasta esposizione di fiaschi anche in vetro soffiato del 1700. A Rufina il nome del Paese si confonde da almeno un secolo con quello del vino. Il suo consumo in Val di Sieve è testimoniato fin dall’età etrusca, così come il suo commercio appare documentato quando erano ancora aperti i cantieri della cupola del Brunelleschi. La profondità storica rappresenta per il Museo, e per l’attuale produzione vitivinicola, una preziosa consapevolezza, non una rendita di posizione. L’età dell’oro del vino non si è perduta: sono al contrario ancora in corso i lavori per realizzarla pienamente con l’innovazione qualitativa molto più che con la fedeltà assoluta verso una tradizione che ha sempre saputo evolvere. Dai vitigni ai gusti, dagli strumenti alle tecniche; i modi di fare e giudicare il vino non sono mai stati gli stessi. Da qui la scelta del Museo di farsi laboratorio, insieme, di memoria e nuove esperienze, come direttamente esprime lo spazio di allestimento: le cantine di Villa Poggio Reale e l’Enoteca, dove i segni del passato sono esposti in stretto rapporto con la vitalità della produzione attuale. Il linguaggio scelto alterna la puntualità del documento al fascino dell’evocazione. Il percorso di visita inizia prima del Museo, fin dal cancello, dove un viale di cipressi affiancato da vigneti, ci conduce proprio davanti alla facciata della Villa di Poggioreale. All’interno si trova il museo composto da quattro sale.

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IL CONSORZIO CHIANTI RUFINA HA RINNOVATO LE CARICHE: GERARDO GONDI È IL NUOVO PRESIDENTE

Il consiglio di amministrazione del Consorzio Chianti Rufina ha eletto all’unanimità Gerardo Gondi – Marchesi Gondi – come nuovo presidente per il triennio 2025-2027. Gondi succede, nella massima carica consortile, a Federico Giuntini – Selvapiana. Come vice-presidenti sono stati nominati Faye Lottero della Fattoria Lavacchio ed Enrico Lippi dell’Azienda Agricola Frascole.

Gerardo Gondi è stato consigliere e vice-presidente del Consorzio Chianti Rufina dal 2019. Quarantadue anni, sposato con due figlie, laurea in Economia, è titolare dell’Azienda Marchesi Gondi, storica azienda nel cuore del Chianti Rufina che appartiene alla famiglia Gondi sin dal 1592. Gerardo entra nell’azienda di famiglia nel 2014 e dal 2017 la dirige in prima persona, portandola a una grande crescita. Oggi la Marchesi Gondi, con la Tenuta Bossi, meravigliosa villa rinascimentale nelle colline di Pontassieve, è conosciuta in tutto il mondo per i propri vini e, in particolar modo, per la particolare declinazione che il Sangiovese assume nel territorio della Rufina.

Nella foto: Marchese Gerardo Gondi e arch. Fiorenzo Valbonesi 

Accolgo questa nomina con grande entusiasmo e senso di responsabilità” dichiara Gondi. “Sono ben conscio delle complessità del periodo per tutto il settore e da parte mia ci sarà massima dedizione, passione e lavoro costante per la denominazione”. “In questi mesi” – continua il neo presidente – “il consorzio si è dotato di una struttura manageriale, una cabina di regia, guidata dal nuovo direttore Francesco Sorelli e da un gruppo di professionisti delle varie aziende agricole della DOCG, che si rapporteranno a me e al CDA. È stato presentato un piano strategico articolato e dettagliato che sta già dando i primi risultati. Il mio mandato si concentrerà soprattutto su tre aree, che reputo fondamentali per poter uscire più forti da questo periodo. Primo, l’area del prodotto: stiamo attraversando una situazione di mercato che non sappiamo se sia contingente o strutturale. Le iniziative devono esaltare la superiore qualità dei vini della Rufina, anche con la focalizzazione nel progetto Terrælectae, e portare il messaggio in tutto il mondo, attraverso eventi e manifestazioni. Secondo, l’area del territorio: una vera risorsa ancora poco esplorata. Il respiro dell’Appennino che si riflette sulle terre della Rufina fa di quest’area un patrimonio di valenza eccezionale con pochi eguali e l’enoturismo presenta ancora grandi margini di sviluppo. Infine, l’area della formazione: stiamo tessendo relazioni con università, consorzi esteri, realtà scientifiche, con l’assunto che lo scambio di conoscenze sia essenziale per la crescita sia delle nostre fattorie che della reputazione dei Vini della Rufina nel loro complesso”.

Il Chianti Rufina è una piccola e prestigiosa DOCG chiantigiana che abbraccia i comuni di Pontassieve, Rufina, Pelago, Dicomano e Londa, a nord-est di Firenze. Si compone di 21 aziende vitivinicole che producono annualmente, dai circa 750 ettari vitati, circa 3,5 milioni di bottiglie. Il suo prodotto di punta, regolamentato da un marchio volontario, è il Chianti Rufina Riserva Terrælectae con menzione Vigna, prodotto con solo Sangiovese.

 

Per ulteriori informazioni:

Paolo Valdastri (paolo@vietu.it) – cell: 328. 46.03.832

Francesco Sorelli (francesco.sorelli@chiantirufina.com) –            cell: 333. 94.94.796

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a cura di Rocco Lettieri