{"id":2174,"date":"2003-03-30T21:52:07","date_gmt":"2003-03-30T21:52:07","guid":{"rendered":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2174"},"modified":"2003-03-30T21:52:07","modified_gmt":"2003-03-30T21:52:07","slug":"angelo-conti-rossini-10-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2174","title":{"rendered":"ANGELO CONTI ROSSINI 10 anni dopo"},"content":{"rendered":"<p>ANGELO CONTI ROSSINI, dieci anni dopo<\/p>\n<p>Zurigo, 23 marzo 2003, ore 19.00, Hotel Savoy Baur en Ville, circa 80 gli ospiti chiamati a ricordare, a 10 anni dalla scomparsa, il compianto Angelo Conti Rossini, chef di Brissago, da cui abbiamo tutti appreso lezioni di vita e di \u201ccultura gastronomica\u201d. <\/p>\n<p>Questo il discorso di Carlito Ferrari (Grimod), anche promotore di questa serata:<\/p>\n<p>\u201cCare Monica e Fernanda, parenti, estimatori e amici.<\/p>\n<p>Angelo indimenticabile! <\/p>\n<p>Nel tuo spirito di grande altruismo, di voglia di comunicare, di praticare e insegnare la comprensione e l\u2019amore, potrebbe rientrare l\u2019idea di questa serata festosa? Diceva giorni fa il suo carissimo amico Manfred H\u00f6rger: \u00abovunque egli sia, speriamo che non ci critichi troppo!\u00bb <\/p>\n<p>Sottintendeva: per l\u2019organizzazione della Sua commemorazione odierna. Che tutto sia perfetto penso sia qui da vedere, da condividere. Che l\u2019odierna testimonianza di stima e di affetto perduri, immagino anche per voi, sia un voto da pronunziare.<\/p>\n<p>Riprenderei quanto diceva Manfred per dire che un ricordo di Angelo Conti Rossini pu\u00f2 essere riassunto, alla fine, in questo dicton: <\/p>\n<p>\u00abWenn es dir m\u00f6glich ist, auch mit <br \/>nur einem kleinen Funken<br \/>die Liebe in der Welt zu bereichern,<br \/>dann hast du nicht umsonst gelebt.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 deceduto in bicicletta, vittima del suo cuore \u201cun p\u00f2 troppo turbolento\u201d. <\/p>\n<p>Lo scrisse Cyril Nicod dieci anni fa in G &#038; T: \u00abJ\u2019ai eu le privil\u00e8ge de le c\u00f4toyer longuement dans une clinique o\u00f9 nous \u00e9tions tous deux victimes d\u2019un c\u0153ur un peu trop turbulent.\u00bb Ed aveva premesso che una persona eccezionale, con un percorso di vita come quello  di Angelo, \u00abn\u2019\u00e9conomise pas son homme.\u00bb<\/p>\n<p>Grazie mille, Angelo! \u00e8 il titolo di Peter Suter nella NZZ del 23 marzo 1993. \u00ab&#8230;Der Tessiner war Sozialist, Kommunist und so etwas wie ein Anarchist, aber in sp\u00e4teren Zeiten musste da wohl weitgehend von Tempi passati und von einer \u00fcberzeugenden liberalen Haltung gesprochen werden. Angelo war ein Philosoph. W\u00e4hrend sich andere Restaurateure \u00fcber H\u00fcrden und B\u00fcrden beschwerten, meinte er: &#8221;Haben wir nicht einen sch\u00f6nen Beruf ? Die G\u00e4ste kommen freiwillig zu uns, sie bestellen in der Regel das, was wir ihnen empfehlen, dann bezahlen sie alles, und am Schluss sagen sie noch Grazie mille!&#8221;\u00bb  <\/p>\n<p>Tra le altre testimonianze di 10 anni or sono i due ultimi capoversi del pezzo di Fr\u00e9dy Girardet, in Gastronomie &#038; Tourisme, racchiudono l\u2019uomo e il professionista d\u2019alto valore. \u00abOn ne pouvait qu\u2019\u00eatre l\u2019ami de Angelo, qui savait faire de chaque rencontre un moment privil\u00e9gi\u00e9. Il y a quelques ann\u00e9es lorsqu\u2019il fut hospitalis\u00e9 \u00e0 Lausanne, c\u2019\u00e9tait lui le battant et l&#8217;optimiste qui me racontait le tour du lac \u00e0 v\u00e9lo et les paysages de son cher Tessin. Et n\u2019oublions qu\u2019avant tous et le premier en Suisse, Angelo Conti Rossini s\u2019est fait conna\u00eetre au-del\u00e0 des fronti\u00e8res r\u00e9gionales et nationales. On venait de loin d\u00e9couvrir son &#8221;Giardino&#8221;, sa cuisine et son hospitalit\u00e9. On en repartait riche d\u2019une nouvelle amiti\u00e9.\u00bb<\/p>\n<p>Ne Il mio libro (1986) Angelo Conti Rossini egli forn\u00ec una sua lunga confessione in pubblico, raccontando tutta la sua carriera: una sorta di slow motion in cui \u00e8 possibile cogliere le sue emozioni, le sue gioie, i suoi riconoscenti omaggi alle persone cui si riteneva in debito di gratitudine. \u00abUn lungo periodo durato trentacinque anni, un apprendistato di vita, dove il sole si alternava alle nuvole, dove le bufere hanno lasciato il loro segno, ma se certe cose non sono state fatte come Dio comanda, \u00e8 sempre stato per debolezza umana, mai per cattiva volont\u00e0 o per calcolo.\u00bb<\/p>\n<p>Scrive Stefano Ghiringhelli, tra l\u2019altro, nella sua testimonianza di questi giorni: \u00abEra nata cos\u00ec un\u2019amicizia fra la nostra famiglia e Angelo, che mio suocero \u2013 Libero Olgiati, insigne uomo politico e illuminato gastronomo (ndr) \u2013 aveva contribuito a far conoscere, amicizia fatta d\u2019eventi culinari, ma anche d\u2019accese discussioni politiche e talvolta litigate, iroso mio suocero, ma iroso anche Angelo.\u00bb<\/p>\n<p>Sperimentai di persona qualche sua ira, non senza mia responsabilit\u00e0. <\/p>\n<p>A fine giugno del 1983 s\u2019inaugur\u00f2 il Giardino di Ascona. Nella mia nota settimanale (3 luglio), se ne ricorder\u00e0 il qui presente direttore di allora, riferii esordendo che Hans Leu apr\u00ec la cerimonia felicemente, dicendo: \u00abOra due parole in lingua tedesca, che sar\u00e0 sempre la seconda lingua, perch\u00e9 la prima di tutte sar\u00e0 l\u2019italiano.\u00bb  Continuai l\u2019articolo con una bastonata all\u2019imprenditore, iniziatore-proprietario-promotore del nuovo complesso (Hans K\u00fcndig, poi sparito nell\u2019obl\u00eco), per non essersi nemmeno degnato di pronunziare un \u201cbuona sera\u201d. E, montanellianamente, descrissi con pungente caricatura il tipo di realizzazione  attuata da persona forse dotata di milioni, ma di scarsa, inesistente, educazione.<\/p>\n<p>Negli altri tre quarti del pezzo, come giusto fosse, dedicai simpatia ed elogi ad Angelo Conti Rossini, ad Alois Br\u00fcnner e Hans Leu. La mattina stessa della pubblicazione, Angelo mi telefon\u00f2, arrabbiato, dicendosi meravigliato, perch\u00e9 si sentiva \u201cdistrutto e tradito\u201d da uno dei suoi migliori amici. Lasciai sbollire la sua ira, anche perch\u00e9 mi disse che \u00abvedendo paragonato il nuovo complesso alle terme di Montecatini, non ho pi\u00f9 voluto andare avanti.\u00bb Gli raccomandai di leggersi tutto l\u2019articolo, di giudicare poi. Accett\u00f2 e l\u2019indomani mi richiam\u00f2 per dirmi: \u00abti dev\u00e8t vignii gi\u00f9\u00bb. Cos\u00ec feci, ci sedemmo e, davanti ad una fl\u00fbte, chiarimmo; tutto ridivent\u00f2 come prima. <\/p>\n<p>La sua evoluzione politica \u00e8 stata continua: comunista, socialista, anarchico, liberale. <br \/>Nel febbraio 1981 fu alle esequie di un suo amico coetaneo, l\u2019artista Guido Bagutti massone, deceduto improvvisamente a 58 anni. <\/p>\n<p>Angelo ne rimase colpito. Mi domand\u00f2 qualche cosa sui principi della Massoneria. Qualche anno dopo, avendo maturato l\u2019idea lungamente (1985), chiese di esservi ammesso. Cosa che avvenne l\u2019anno dopo. Trov\u00f2 di che appassionarsi. Studi\u00f2 accanitamente, da lettore ghiotto e intelligente. Si fece una sua nuova cultura.  Tra i suoi lavori ve ne sono parecchi che meriterebbero citazioni. Noto solo come si avvicin\u00f2 alla fede e alla ricerca della verit\u00e0: <\/p>\n<p>\u00abSant\u2019Agostino \u2013 il filosofo nato pagano in Africa (Tagaste, 354-Ippona, 430) battezzato a Milano da Ambrogio. Non vedeva alcun conflitto tra la ragione e la fede. Infatti, la fede \u00e8 un impegno preliminare ad ogni ricerca di verit\u00e0. Come si pu\u00f2 cercare la verit\u00e0 senza aver preliminarmente fede nella sua esistenza? Perci\u00f2 la fede non costituisce un ostacolo n\u00e9 un limite all\u2019uso della ragione; essa (la fede), anzi, ha valore di stimolo e di guida alla ricerca razionale.\u00bb  <\/p>\n<p>Rimase sempre, in fondo, la persona pi\u00f9 sensibile ai problemi sociali, non disdegnando tuttavia l\u2019ambiente della sua clientela, per davvero un tantino \u201csu\u201d.  Le sue battute avevano spesso quel sottofondo del suo animo sensibile. Alcune sono diventate celebri.<\/p>\n<p>Come quella volta a Eugenie-les-Bains, dove ci aveva portati (1982) il suo amico Tito Tettamanti. Lusso, sfarzo e atmosfere ovattate. Appuntamento al bar dopo la doccia ristoratrice. Colpito da tanto benessere, schiude il suo sorriso foriero di una delle sue. Ecco qua: \u00abSar\u00e0 un\u2019ingiustizia sociale, ma poter fare il \u201csignore\u201d ogni tanto \u00e8 anche bello; meglio che avere uno sciame di api che ti ronza dietro il sedere e le braccia troppo corte per cacciarlo via!\u00bb<\/p>\n<p>Per questa sua immediatezza si \u00e8 sempre guadagnato simpatie e amicizie.<\/p>\n<p>Lunga, incrollabile, quella con i nostri ospiti di questa sera: Manfred e Christina H\u00f6rger. Risale agli inizi degli anni ottanta. Insieme a lui, insieme a Marco Solari, curarono il diner di gala al Monte Verit\u00e0 per i reali di Svezia in visita ufficiale in Ticino. Da allora, non fece che consolidarsi. Credo che Angelo, persa la sua adorata Miriam, trov\u00f2 qui una seconda casa famiglia.<\/p>\n<p>Per questa ragione Manfred, memore della gran festa che organizz\u00f2 in questa stessa sala per festeggiare i 50 anni di professione di Angelo (ottobre 1988), ricordandoci un mese fa del 21 marzo del 1993, disse: \u00abLo dobbiamo onorare, ci penso io!\u00bb L\u2019altro amico Giuseppe Bava, accett\u00f2 subito di venir qui a cantare.<\/p>\n<p>Ecco l\u2019influenzaccia che gli impedisce di essere qui: ci priva di un quarto d\u2019ora di Romanticismo. A lui gli auguri di rimettersi bene. <\/p>\n<p>Quattro settimane fa sboccia l\u2019idea di scrivere una   monografia in ricordo. Coinvolgo Alberto Dell\u2019acqua che ben lo conobbe e che, nella sua prestigiosa rivista G &#038; T ne parl\u00f2 spesso. Allacciate le cinture, si parte. Con ottima collaborazione siamo riusciti a compilare lo ZIP alla casa editrice. Nel contempo ho trovati gli sponsor: con immediatezza hanno garantito la copertura dei costi. Grazie!<\/p>\n<p>A voi, cari ospiti del Savoy e amici, di giudicare se il lavoro sia riuscito. Ce l\u2019abbiamo messa tutta. Un capitolo della stessa credo sia riuscito: quello intitolato \u201cSenza parole\u201d, ovvero Angelo raccontato dalle fotografie inedite di Alfonso Zirpoli. Lorenzo Albrici, il talento della cucina ticinese che con Angelo ha lavorato qui al Savoy, dalla sera alla mattina ha eseguito e fatto fotografare i piatti \u201ctre ricette di Angelo.\u201d  Se qualche stecca, alcune omissioni sono state commesse, chiediamo venia. <br \/>Soprattutto, chiediamo venia a quell\u2019illustre figlio del Ticino che si chiamava Angelo!\u201d<\/p>\n<p>Un diner voluto dai coniugi Cristina e Manfred H\u00f6rger, che \u00e8 stato realizzato dagli chef Alois Br\u00fcnner, Rolf Laible e Lorenzo Albrici.<\/p>\n<p>Trascriviamo per un perenne ricordo il menu con le ricette di Angelo Conti Rossini:<\/p>\n<p>> Aperitivi diversi dalla cucina del Savoy<\/p>\n<p>> Terrina di anatra classica con cespuglio di insalate primaverili, vinaigrette al vecchio balsamico tradizionale e brioche tiepida<\/p>\n<p>> Trancio di trota salmonata alla moda di Angelo con vellutata al vino rosso, porri e sfogliata al rosmarino<\/p>\n<p>> Sella di agnello in abito verde (roulade), patatine e primizie leggermente trifolate, glassate al fondo bruno<\/p>\n<p>> Assaggio di formaggio \u201cBedretto\u201d di Diego Orelli<\/p>\n<p>> La \u201cscodela Dimitri\u201d e assaggio di mousse al cioccolato Stella<\/p>\n<p>> Biscottini Angelo con caff\u00e9<\/p>\n<p>******* <\/p>\n<p>Molti i contributi nel volume: Angelo Conti Rossini, 10 anni dopo.<\/p>\n<p>Questo il pezzo scritto da Enrica e Rocco Lettieri:<\/p>\n<p>In memoria di Angelo Conti Rossini<\/p>\n<p>La fortuna ha voluto che gi\u00e0 negli anni \u201870, giovanissimo, sentivo in me il piacere della buona tavola e del buon vino. Correva l\u2019anno 1972, mancavano pochi giorni al mio matrimonio, e per l\u2019addio giovinezza, scelsi di andare con gli amici Sergio e Severino a cena da Angelo Conti Rossini di Brissago. Era da poco uscito un articolo su Epoca che lo elogiava come uno dei pi\u00f9 bravi del Ticino. Ho ricordi nitidi del menu: mousse di pernice, salade de coquilles St. Jacques, oxtail clair, pat\u00e8 de saumon + scampi, croquette de ris de veau, le sorbet, ballottine de canard, le fromage, la scodela Dimitri. Vini : Champagne L. Roederer, Aigle Les Murailles e Beaune Clos de Mouches di Drouhin. Una cena indimenticabile che segn\u00f2 l\u2019inizio della conoscenza con Angelo che da allora si consolid\u00f2 e sino alla dipartita di dieci anni fa. <\/p>\n<p>Lo ricordo, sempre di sabato, quando con il suo amico Max veniva a Cant\u00f9, nel mio panificio a comperare il pane con l\u2019uvetta e quello con le noci e sempre, si mangiava, in piedi, calda, un bella baguette ripiena di mortadella di Bologna tagliata fine fine con un bicchiere di vino che ogni volta cambiavo e che apprezzava anche come conoscenza di vini italiani, C\u00e0 del Bosco in primis, che poi ha sempre tenuto in carta.<\/p>\n<p>Tra i miei ricordi pi\u00f9 belli, la sua scuola di cucina. Eravamo negli anni \u201890. Ricevo la sua raccomandata: \u201cCaro Rocco, la mia Agor\u00e0 \u00e8 aperta. Che ne pensi di una serata gastronomica come ai bei tempi + scuola? Se sei interessato metti 5 amici + te in macchina e vieni a Brissago, parteciperete dalle 16.00 in avanti alla preparazione della cena, da noi scelta. Ciao, vedrai che sar\u00e0 bello. Angelo\u201d. <\/p>\n<p>Numerosi gli articoli sul Simpatico, sempre con titolo: Agor\u00e0, sotto il segno del successo. Le lezioni, sempre di sabato, si sono susseguite con tanto entusiasmo, tra un carosello di ricette di alta professionalit\u00e0 e lo stupore per la semplicit\u00e0 con la quale lui le insegnava con \u201cdiabolica abilit\u00e0 e disarmante rapidit\u00e0\u201d. <\/p>\n<p>Un giorno chiesi, Angelo come posso definire la tua cucina: \u201cLa mia \u00e8 una mescolanza di gastronomia regionale, ispirata agli insegnamenti francesi, ma con molta libert\u00e0 e fantasia\u2026\u201d. Non poteva essere diversa, da anarchico convinto qual\u2019era. Da lui si poteva davvero scoprire il grandissimo amore che aveva per la cucina, bastava andare una sola volta nella sua Agor\u00e0, vederlo cucinare, stare insieme, per rendersi conto che per lui \u201ccreare in cucina\u201d era una cosa innata, una gioia. Tanti i ricordi e i momenti, tante le ricette che ci ha lasciato: tra le pi\u00f9 emozionanti, la minestra di lenticchie, la crema di legumi, il fegato d\u2019oca in stampo, il rombo al Barbera, gli scampi in gelatina, l\u2019insalata gourmet, la mousline di luccio, il sorbetto al the, il gelato vaniglia.<\/p>\n<p>Grazie Angelo di esserci stato amico, la tua parte migliore ci \u00e8 rimasta, e per sempre, <\/p>\n<p>******<\/p>\n<p>COLLEGAMENTO GASTRONOMICO TRA BRIANZA E CANTON  TICINO<\/p>\n<p>Testo del discorso tenuto da Angelo Conti Rossini a Figino Serenza (Como), Villa Argenta, in occasione di un incontro organizzato dalla Unione Simpatizzanti del Vino di Cant\u00f9, nel 1988, con alla presidenza Rocco Lettieri e pubblicato sulla Rivista IL SIMPATICO nel 2\u00b0 trimestre del 1988. <\/p>\n<p>\u201cIl collegamento gastronomico fra Lombardia in generale e Brianza in particolare con il Canton Ticino non \u00e8 pi\u00f9 da dimostrare. Altri meglio di me hanno saputo centrare il problema. Resta a mio parere una finestra di curiosit\u00e0 su cosa era il Ticino, sempre gastronomicamente parlando, un paio di secoli or sono. Costruire un Ticino di richiamo per il buongustaio o semplicemente per l\u2019amante della buona tavola, non fu lavoro facile. Fino al 1803 la nostra regione non godette certo di libert\u00e0. Eravamo un baliaggio della non ancora definitivamente costituita unit\u00e0 elvetica. Non tutti i Balivi erano o furono dei tiranni; ci fu fra di loro qualcuno che ebbe il fiuto di lasciare ai posteri qualche elemento storico di importanza capitale per capire ci\u00f2 che accadeva allora. Uno di questi, ultimo per sequenza ma non per intelligenza, fu il rappresentante basilese Bachlin che aveva la sua sede a Cevio in Vallemaggia. Non si content\u00f2 di descrivere nelle sue memorie i processi, i litigi dei ticinesi fra loro, i rendiconti per i suoi superiori, ma dedic\u00f2 una parte dei suoi ricordi al mondo e alle usanze diciamo venali dei suoi sudditi. In fondo un racconto sarebbe stato incompleto, se non avesse tenuto conto del modo di nutrirsi, di abitare, di vestirsi dei nostri antenati. Eccovi quanto scriveva il nostro alla fine del \u2018700, pochi anni prima che il Ticino venisse colto in seno alla Confederazione Elvetica, cio\u00e8 nel 1803: \u201cLa maggior parte degli abitanti del mio baliaggio, particolarmente nelle valli, \u00e8 molto povera. Fra di loro ce ne sono di talmente poveri che seccano le vinacce, le polverizzano, traendone cos\u00ec un prodotto che rimpiazza la farina. I nostri gendarmi hanno potuto vedere durante le loro visite di ordinaria amministrazione altri cittadini mangiare bucce di zucca essiccate, messe a bagno il giorno prima, e cotte in acqua, realizzando cos\u00ec una specie di minestra. Ci sono anche contadini un p\u00f2 pi\u00f9 benestanti, ma anche loro adoperano la farina di castagne quale elemento principale per la cucina e per farne del pane. Questi contadini, pur pi\u00f9 fortunati della maggioranza, sono per\u00f2 una piccola parte della popolazione. Comunque solo pochissimi sono ricchi\u201d. <\/p>\n<p>E continua il suo discorso pi\u00f9 avanti:\u201d Anche nella regione di Lugano, molti cittadini sono poveri, per non dire molto poveri, e vivono molto miseramente. Prendono farina di gran turco o miglio; mescolandola all\u2019acqua realizzano una pappa, sopra la quale, solo quando c\u2019\u00e8, versano un p\u00f2 di burro; questo impasto lo chiamano\u201dbollenton&#8221;. Notate che questo \u00e8 quasi sempre il loro pasto quotidiano. Ma anche il contadino medio non vive meglio dei pazienti dei nostri\u201dspitali&#8221;. Se un povero cristo, in occasione di una giornata di festa, non pu\u00f2 permettersi il burro, allora si reca personalmente dal\u201dbeccaio&#8221; e dopo l\u2019acquisto, con grande fierezza si avvia verso casa con la coscia sulla spalla a m\u00f2 di trofeo\u201d. Ma il nostro acuto osservatore conduce la sua inchiesta (giornalistica si direbbe oggi) ancor pi\u00f9 in profondit\u00e0:\u201d La miseria della tavola rispecchia anche la miseria nell\u2019abitare. In una cucina oscura ed affumicata, che molto spesso al posto dei vetri ci trovi della carta, e questo anche durante l\u2019inverno, vive tutta la famiglia. Lascio a voi pensare alle loro condizioni fisiche e morali. Per loro fortuna l\u2019inverno non \u00e8 cos\u00ec rigido e lungo come da noi a Basilea. Pure al loro bestiame non \u00e8 riservata sorte migliore; invece e al posto della paglia le bestie le fanno dormire su di un letto composto da due specie di\u201dcannette&#8221;. Stesso prodotto che viene raccolto nelle paludi e che da noi serve ai gessatori per costruire i plafoni nelle case. Sono per la verit\u00e0 un p\u00f2 pi\u00f9 morbidi delle nostre. Ci rendiamo facilmente conto delle condizioni di queste povere bestie durante il loro riposo. Ma perch\u00e9 dovrei accentuare il mio discorso sulla situazione delle bestie, quando il padrone di casa meglio non sta! Il giaciglio del padrone \u00e8 fatto di una bisaccia riempita di foglie di castagno, buttato li su di una panca di legno. E\u2019 su questi sacchi di foglie che riposano questi poveri diavoli coperti solo dai loro miseri vestiti. Coloro per\u00f2 che sono pi\u00f9 fortunati posseggono delle lenzuola di canapa e lino e una coperta di lana. I pi\u00f9 fortunati ancora posseggono materassi di lana e qualche volta addirittura coperte di Damasco o dell\u2019Atlas marocchino. La sala o\u201dstube&#8221; da noi non la si trova che raramente, anche tra i facoltosi. La loro ipocrita scusa \u00e8 che non sopportano il calore delle stufe o delle pigne e l\u2019odore che emanano. Ma quando sono invitati a castello questi pochi fortunati li trovi appiccicati attorno alla stufa, provocando in me una compassionale ilarit\u00e0 per il loro comportamento. Ma anche queste minoranze di benestanti e possidenti vive molto spesso in situazioni di ristrettezza. La loro fortuna \u00e8 spesso investita in beni immobiliari o in affari di reddito dubbio, molto spesso poi i debitori visto il loro stato di miseria non sono in grado di restituire loro l\u2019interesse del prestito ricevuto. Solo quando si tratta di salvare la reputazione e la faccia, nei giorni di festa non si guarda per il sottile; le donne alla Santa Messa sono adornate di anelli, collane, orecchini e gingilli vari come croci dorate. Le placche ed i fili dei manti spesso ricamati d\u2019argento e anche d\u2019oro\u201d. <\/p>\n<p>Qui finisce la descrizione del nostro e se ho voluto raccontarla \u00e8 solo per dimostrarvi che su di un simile terreno certo non si poteva costruirci sopra n\u00e9 una tradizione, n\u00e9 tanto meno una cultura gastronomica. Ancora una volta il Ticino ha dovuto subire il flusso dei venti stranieri per cambiare sostanzialmente la sua posizione. Dopo l\u2019entrata nella Confederazione non \u00e8 che la situazione economica fosse migliorata. C\u2019era s\u00ec un bastone nuovo, ma l\u2019asino era rimasto quello vecchio. Ecco quindi che i ticinesi furono costretti a seguire la triste strada dell\u2019emigrazione, verso l\u2019Australia, l\u2019America del Nord e del Sud, la Francia, la Germania. Illusi, attratti dal facile guadagno, costretti dalla miseria a cercar fortuna altrove, una legione di poveri vallesani cercarono lavoro nei pi\u00f9 disparati settori. Fra questi, diversi scelsero proprio la nostra professione e forse \u00e8 proprio a loro che dobbiamo le novit\u00e0 e le conoscenze, quelle cio\u00e8 che ci hanno permesso di elevare a poco a poco il Ticino e portarlo ai livelli attuali di qualit\u00e0 di vita e di presa di coscienza delle nostre capacit\u00e0 nel settore proprio della gastronomia. E\u2019 verso la fine del secolo scorso che comincia dunque l\u2019avventura dei nostri predecessori in Italia. Nel 1901 due miei zii, fratelli di mia nonna, operano quali chefs-patissieres e chef di cucina a Firenze. Possidenti brissaghesi investono soldi in alberghi e ristoranti a Milano, diretti da loro concittadini cuochi o camerieri. Altri trovano la via dell\u2019America e fondano alberghi. Altri ancora si addentrano nella capitale dell\u2019Italia per dirigervi quali direttori alberghieri rinomati. Mio padre stesso inizia il suo apprendistato a Milano quale panettiere pasticciere a soli 12 anni. Il loro bagaglio di conoscenze e formazione lo riportano poi a casa nostra, miracolo. La bellezza della nostra zona, la disponibilit\u00e0  e affidabilit\u00e0 italica della nostra gente a poco a poco attirano forestieri e operatori turistici. Vengono costruiti i primi alberghi: si potrebbe quasi dire che l\u2019indole di landfogti degli svizzeri tedeschi si realizza in altri modi&#8230;Mentre i nostri scoprivano l\u2019estero loro malgrado, gli altri calavano dal Nord scoprendo nel Ticino il loro Eldorado per l\u2019industria alberghiera. Venne finalmente il momento dove noi stessi vi fummo coinvolti, quali protagonisti di questo affascinante processo in atto. Nel 1938 io stesso fui spedito a Zurigo per l\u2019apprendistato, appena quindicenne e all\u2019oscuro di tutto quello che la vita mi avrebbe offerto in seguito, ma animato da tanto entusiasmo e tanta voglia di imparare. Comincia cos\u00ec la mia lunga carriera che prosegue tutt\u2019ora, dopo ben cinquantadue anni di attivit\u00e0, che ho speso in gran parte anche a favore di una comunit\u00e0 che \u00e8 la mia realt\u00e0, dove vivo ancor oggi, nel piccolo borgo di Brissago sul Lago Maggiore. Una vita spesa con fierezza, non nascosta, a favore dell\u2019ospite che tanto ci ha dato e non da ultimo con questa nostra attivit\u00e0, credo di aver contribuito ad intensificare l\u2019interesse delle persone verso quella parte di vita giornaliera che \u00e8 la tavola. La cucina cessa in fondo di essere un bene esclusivo di pochi: noi abbiamo partecipato alla sua divulgazione. Certo, \u00e8 stato un lavoro e chiaramente ci sono voluti gli uomini di penna e le guide gastronomiche, ma tutto ci\u00f2 poteva forse esistere se ai fornelli non ci fosse stato un cuoco disponibile a vivere PER la sua professione prima di poter vivere DELLA sua professione? Ecco, in fondo il messaggio che voglio portarvi in questo contesto. Nessun luogo e nessun tempo sanno UNIRE le genti quanto la tavola. Un giorno ridendo sostenni questa mia tesi con una giovane coppia. Mi risposero: \u201cS\u00ec, ma il letto \u00e8 ancor meglio!\u201d. Certo, dissi, ma provate un po\u2019 a mangiare prima e vedrete che sar\u00e0 pi\u00f9 bello ancora! In quarant\u2019anni di attivit\u00e0 in proprio ho potuto e quasi sempre saputo far felici persone che sole o in compagnia ebbero la fortuna di frequentare il mio locale. Mi ricordo di un articolo sul\u201dCorriere delle Sera&#8221; di molti anni fa, dove si parlava di gastronomia dei laghi. Fu quello in un certo senso un primo tentativo di abolizione delle frontiere! L\u2019Italia penetrava nel Ticino che con entusiasmo corrispondeva questo interesse ed entrambi avevano scelto una nuova bandiera: quella della buona cucina. La scelta che fu operata a suo tempo dalla Guida Michelin, inserendo il Ticino nella guida italiana ne \u00e8 stata la dimostrazione lampante. Forse proprio i cuochi prima dei politici hanno capito la necessit\u00e0 di un\u2019Europa unita. Chiudendo questa mia esposizione, mi auguro di poter godere nel prossimo futuro di una buona salute, alfine di poter continuare sulla strada che ho scelto e mai abbandonato, ancora per qualche anno, a favore di coloro che hanno capito quale ruolo sociale cruciale il cuoco pu\u00f2 e deve svolgere! <br \/>(Angelo Conti Rossini)<\/p>\n<p>a cura di Rocco Lettieri per una serata memorabile<\/p>\n<p>30 marzo 2003<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANGELO CONTI ROSSINI, dieci anni dopo Zurigo, 23 marzo 2003, ore 19.00, Hotel Savoy Baur en Ville, circa 80 gli<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2174"}],"collection":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2174"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2174\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2174"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2174"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2174"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}