{"id":2183,"date":"2002-12-29T15:54:52","date_gmt":"2002-12-29T15:54:52","guid":{"rendered":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2183"},"modified":"2002-12-29T15:54:52","modified_gmt":"2002-12-29T15:54:52","slug":"lo-zafferano-della-piana-di-navelli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2183","title":{"rendered":"Lo zafferano della Piana di Navelli"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ORO VERMIGLIO DELLA PIANA DI NAVELLI<\/p>\n<p>Esiste nel cuore dell\u2019Abruzzo, sulla dorsale appenninica, una piccola area del comprensorio dei comuni di Navelli, Civitaretenga, Camporciano, S. Pio delle Camere e Prata Valtidonia, tutti in provincia di L\u2019Aquila, famosa per i buongustai di tutto il mondo per la produzione di una nobile spezia, lo zafferano (Crocus Sativus Linn\u00e8o). Circa otto ettari da dove si ricavano 80 kg di produzione annua che pur non soddisfacendo lontanamente le esigenze nazionali, alimentano un mercato internazionale per una forte domanda che premia l\u2019insuperabile qualit\u00e0 del suo colore e sapore. <\/p>\n<p>Nella mitologia greca si attribuisce la nascita dello zafferano ad una storia di amore di un bellissimo giovane di nome Crocus, un protetto degli Dei. Un giorno, Crocus innamoratosi di una dolce ninfa molto vicina a Ermes, Dio dell\u2019amore, fu da quest\u2019ultimo trasformato nel bel fiore dello zafferano. La storia ci racconta che lo zafferano si coltivava nella zona del Mediterraneo e dell\u2019Asia, se ne parla nei papiri egiziani del secondo secolo a.C., nella bibbia ed in particolare nel IX\u00b0 e XII\u00b0 libro dell\u2019Iliade ancorch\u00e9 nelle Metamorfosi di Ovidio. <\/p>\n<p>\u00c8 sempre la storia a ricordarci che l\u2019arrivo in Abruzzo lo si deve ad un monaco di Navelli, Domenico Santucci, intorno agli anni 1250\/1300. Qui trov\u00f2 habitat ideale dando presto ottimi risultati. La citt\u00e0 di L\u2019Aquila era appena nata e divent\u00f2 subito famosa per la qualit\u00e0 superiore dello zafferano aiutando cos\u00ec l\u2019allevamento delle pecore e la produzione della lana. Dalla zona dell\u2019altipiano di Navelli la coltivazione si estese per tutta la zona realizzando un commercio favoloso con citt\u00e0 pi\u00f9 importanti quali Milano e Venezia nonch\u00e9 con citt\u00e0 estere: Francoforte, Marsiglia, Vienna, Norimberga e Augusta. <\/p>\n<p>Ritenuta un\u2019eccellente spezia fu subito aggravata da tasse pesantissime ma il re Roberto d\u2019Angi\u00f2, nel 1317, abol\u00ec queste tasse per favorirne di pi\u00f9 il commercio. Non pass\u00f2 tanto tempo che la comunit\u00e0 di L\u2019Aquila si contrappose al re e non solo rimise le tasse ma le aument\u00f2 per poter realizzare importanti opere cittadine quali l\u2019ospedale nuovo e la basilica dedicata a San Bernardino da Siena. Affermatosi a livelli internazionali, lo zafferano di Navelli, veniva conteso da tanti commercianti e non solo italiani. Si dice che Cobst Finanken di Norimberga veniva di persona a L\u2019Aquila per comperare lo zafferano che poi, strada facendo, sofisticava con altri tipi di zafferano che alla fine rivendeva come prodotto a Navelli. Ben presto fu scoperto e il 27 luglio 1444 venne bruciato vivo con tutto il prodotto che portava.<\/p>\n<p>Lo straordinario zafferano<\/p>\n<p>Lo zafferano \u00e8 ricavato da una piccola pianta, di appena 12-15 cm. di altezza ed \u00e8 una pianta che in tecnica colturale viene riprodotta per propagazione vegetativa cio\u00e8 con il trapianto dei bulbi. La pianta infatti non produce seme. Il ciclo di coltivazione inizia con buona concimazione di letame nel mese di marzo e con una profonda aratura. Successivamente bisogna fresare il terreno per tenerlo soffice sino al trapianto che avviene nel mese di agosto. La quantit\u00e0 per ettaro varia da 500 ai 600.000 bulbi che vengono messi a dimora in aiuola costituita da 2 o 3 file affiancate alla distanza di 20 cm. ed a una profondit\u00e0 di circa 10. Il ciclo vegetativo comincia con le prime piogge di settembre con l\u2019emissione di un ciuffo di foglie e con l\u2019emersione di un vaso floreale avvolto da una guaina bianca. I fiori vengono raccolti manualmente e quindi vengono sistemati ben stesi su un setaccio che viene posto su una base di legno di mandorlo o quercia accanto al camino acceso. <\/p>\n<p>Con la tostatura gli stimma perdono il 5\/6% di peso. Il prodotto finito mantiene il 5\/10% di umidit\u00e0. Appena finita la raccolta dei fiori inizia la formazione del bulbo. L\u2019andamento biologico del ciclo di sviluppo dello zafferano, che secca tutta la parte epigea in estate e rimane per tutta la stagione come geofita quiescente, evidenzia che la pianta \u00e8 compatibile con un territorio ove la soglia termica \u00e8 intorno ai 20\/25 gradi e quelle idrica inferiore ai 20\/30 mm. di precipitazione. Per produrre un chilo di zafferano secco occorrono circa 200.000 fiori e circa 600 ore di lavoro.<\/p>\n<p>\u00c8 facile intuire che dietro questa breve presentazione si cela un lavoro durissimo che ben giustifica l\u2019elevato prezzo della spezia (6.500.000 \u00a3\/kg circa). La sua coltivazione \u00e8 ancora tutta manuale e del resto \u00e8 difficile immaginare una macchina tanto precisa da raccogliere il fiore del \u201c Crocus sativus \u201c senza che i preziosi stimma non vengano rovinati. La raccolta dei fiori segue i ritmi imposti dalla pianta e dal clima: i fiori vanno colti tutti i giorni, o al mattino o nel tardo pomeriggio, prima che essi siano completamente schiusi; sotto l\u2019attenzione del sole intristiscono rapidamente come pure se lasciati esposti alla pioggia o se raccolti molte ore dopo la schiusa; bisogna infatti ricordare che l\u2019aria e la luce diminuiscono notevolmente la colorazione e il profumo degli stimma. La fioritura si protrae per una quindicina di giorni: nel periodo di punta tutti i familiari dei produttori muniti di un paniere, si pongono a cavalcioni di due o tre linee di piantine e recidono con le unghie le corolle il pi\u00f9 possibile rasente terra e le ripongono nei panieri senza comprimerli. <\/p>\n<p>Una volta raccolti, i fiori vanno ripuliti dagli stimma con una operazione di precisa e veloce manualit\u00e0: recidere con l\u2019unghia lo stimma  e curare attentamente di non tagliare il filamento n\u00e9 troppo alto n\u00e9 troppo basso: nel primo caso si accorciano gli stimma e nel secondo si lascerebbe attaccato un pezzo di stilo e, quindi, nel prodotto entrerebbero dei filamenti bianchi che ne diminuirebbero il valore. Il continuo flettersi e alzarsi per raccogliere i fiori, la meticolosa cura nello staccare gli stimma e la fondamentale fase dell\u2019essicazione che conserva nel tempo l\u2019aroma dello zafferano, giustificano il cos\u00ec alto prezzo della spezia. <br \/>La storia dello zafferano d\u2019Abruzzo, come gi\u00e0 detto, inizia in Spagna al tempo di Filippo II\u00b0, con il padre domenicano Domenico Santucci, natio di Navelli, grande estimatore delle virt\u00f9 culinarie dello zafferano, importato secoli prima dai conquistatori arabi. Questa spezia era rimasta come eredit\u00e0 gastronomica ai conquistadores iberici entrando di prepotenza nella preparazione di prestigiosi piatti come la paella e in infusi dalle sedicenti propriet\u00e0 afrodisiache. Padre Santucci di ritorno alla natia Navelli port\u00f2 con se i preziosi bulbi. Da allora la coltura si \u00e8 diffusa enormemente conquistando estimatori in molte parti d\u2019Europa. In un documento del XV\u00b0 secolo si legge di come i veneziani fossero maestri nel commercio dello zafferano e di quanto apprezzassero quello di L\u2019Aquila che veniva usato principalmente nell\u2019industria profumiera e si sfruttavano le sue propriet\u00e0 coloranti nella preparazione di dolci, di liquori (Laudano) e infine anche per la cucina. Agli inizi del secolo si cominci\u00f2 a colorare le paste, i formaggi e persino il burro venivano \u201cravvivati\u201d dal giallo solare dello zafferano. Tanto colore non poteva sfuggire anche ai pittori che lo adoperavano per alcune tinte. Oggi lo zafferano d\u2019Abruzzo, molto costoso, ha perso molte delle sue poliedriche utilizzazioni per dedicarsi alla gratificazione del palato dei peccatori di gola. Confezionato in bustina macinato o in barattolo con i filamenti ancora integri perpetua con il suo colore e per l\u2019aroma esclusivo piatti della cucina internazionale: cous-cous, paella, bouillabaisse, arancini di riso, pasta con le sarde, sart\u00f9 di riso, piatti di pesci  e naturalmente il famoso risotto alla milanese.<\/p>\n<p>Lo zafferano, un tempo molto diffuso in Abruzzo, \u00e8 ora presente solo nell\u2019altipiano di Navelli che, per le caratteristiche del clima e del terreno, pu\u00f2 considerarsi una zona veramente ideale. All\u2019inizio del secolo esistevano in Abruzzo oltre 430 ettari coltivati a zafferano e se ne auspicava una ulteriore espansione. Purtroppo prodotti esteri d\u2019importazione dalla Turchia, dall\u2019India, dall\u2019Iran, che nulla hanno a che vedere con il vero zafferano, sono solo succedanei, hanno distrutto il mito del vero zafferano. Fortunatamente in questa plaga d\u2019Abruzzo, lo zafferano \u00e8 sopravvissuto con le sue qualit\u00e0 aromatiche insuperabili grazie alla lungimiranza dell\u2019azienda Casa Verde di Navelli che continua con fatica a produrlo per generazioni di buongustai. <\/p>\n<p>Per la segnalazione:<br \/>Azienda  Agrituristica Casa Verde di Giovannina Sarra<br \/>Frazione Civitarenga &#8211; Viale Umberto 1\u00b0, 7<br \/>67020  NAVELLI (Aquila)<br \/>Tel. e fax 0862\/ 95.91.63<\/p>\n<p>A cura di Rocco Lettieri<\/p>\n<p>Articolo per Vino &#038; Citt\u00e0<\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ORO VERMIGLIO DELLA PIANA DI NAVELLI Esiste nel cuore dell\u2019Abruzzo, sulla dorsale appenninica, una piccola area del comprensorio dei comuni<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2183"}],"collection":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2183"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2183\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2183"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2183"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2183"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}