{"id":2586,"date":"2009-11-29T16:55:04","date_gmt":"2009-11-29T16:55:04","guid":{"rendered":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2586"},"modified":"2009-11-29T16:55:04","modified_gmt":"2009-11-29T16:55:04","slug":"in-ricordo-di-luigi-veronelli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/?p=2586","title":{"rendered":"In ricordo di Luigi Veronelli"},"content":{"rendered":"<p>ADDIO A VERONELLI:   IL SALE DELLA TERRA<\/p>\n<p>Memorial per Luigi Veronelli<\/p>\n<p>A 78 anni, il pi\u00f9 grande Maestro di enogastronomia ha lasciato la vita terrena per andare a brindare in cielo con gli amici Giacomo Bologna e Gianni Brera. \u201c Se ne andato fisicamente ma ha lasciato un patrimonio di cultura che non potr\u00e0 mai scomparire \u201d. Queste le parole di uno dei presenti al funerale svoltosi il giorno 1 dicembre 2004 al Monumentale di Bergamo con una folla di amici, produttori, ristoratori, giornalisti, estimatori e \u2026allievi. <\/p>\n<p>Ognuno di noi deve qualcosa a Luigi Veronelli. Da tempo non stava bene. L\u2019avevo incontrato, all\u2019inizio dell\u2019estate e disse di avere qualche problema con il fegato. Poi un\u2019operazione il 24 ottobre scorso, e la scomparsa lo scorso 29 novembre 2004. <\/p>\n<p>Domenica 28 novembre, ha pubblicato l\u2019ultimo suo pezzo sul Corriere della Sera dal titolo: \u201cBrunello sinfonico\u201d che cos\u00ec iniziava: \u201cRepetita iuvant. Il primo libro da me edito -1956, pensa t\u00e8- \u00e8 il Dizionario dei Proverbi Italiani. Nasceva da appassionate ricerche giovanili, per far base alla fine &#8211; data l&#8217;eccellenza dei loro scritti &#8211; sulle opere di Giuseppe Giusti e Gino Capponi&#8230;&#8230;\u201d<\/p>\n<p>L\u20191 dicembre 2004 sar\u00e0 per molti una data da ricordare. Una data per andare a Trescore a trovare un amico che riposa con una bottiglia a fianco. Commovente l\u2019ultimo abbraccio al cimitero monumentale di Bergamo da parte di tanti, tantissimi amici (non abbiamo notato alcuna personalit\u00e0 della citt\u00e0 che lo ospitava \u2013 cattivo segno di civilt\u00e0 \u2013 ) con in testa i nipoti Zeno, Luca ed Elena, che con poche parole hanno ricordato la fierezza del nonno Gino. <\/p>\n<p>Anche la presenza della Banda degli Ottoni ha regalato ai presenti, ripeto tanti, struggenti momenti di lacrime. L\u2019alternarsi al microfono di personaggi semplici e \u201cmitici\u201d ha contribuito a non annoiarsi per chi si \u00e8 attardato, e anche per tre belle ore in piedi, al freddo di una mattinata d\u2019inverno riscaldata in quelle poche ore da un livido sole. Sar\u00e0 stato un segnale dal cielo di Gianni Brera, Vincenzo Buonassisi, Giacomo Bologna, e tanti produttori e ristoratori che lo stavano aspettando.<\/p>\n<p>Ho conosciuto Gino nel lontano 1978, nella Sua Bergamo Alta. Mi chiam\u00f2 per sapere di pi\u00f9 di quella \u201cUnione Simpatizzanti del Vino\u201d di Cant\u00f9 di cui tutti parlavano. Portai a Lui alcuni pani speciali (francesone tipo Pan de Comm) e si commosse. Mi raccont\u00f2 dei suoi nonni panificatori a Milano. Mi disse: \u201cRocco quando vieni a trovarmi &#8211; vieni spesso \u2013 portami sempre del buon pane, tuo, &#8211; il vino lo metto io\u201d. E\u2019 sempre stato cos\u00ec. Ho ricordi forti delle sue parole e dei suoi scritti, che tutti noi conosciamo. Avevo (ed ho ancora) due libri sul comodino: \u201cLa cucina impudica \u2013 Ricette segrete di una donna di mondo rivelate a chi intenda diventarlo\u201d con la Sua prefazione\u2026le livre de chevet\u2026dai tempi giovanissimi e giovani, nessun libro mi ha pi\u00f9 divertito per la sua inverecondia e, assieme, l\u2019empiet\u00e0. Sempre della Derive Approdi di Roma, \u201cAlla ricerca dei cibi perduti \u2013 Guida di gusto e di lettere all\u2019arte del saper mangiare\u201d. Prima edizione nel 1966. Ripubblicato nel marzo del 2004. Un volume che \u00e8 un insieme di guida e ricettario. Veronelli sa scovare non l\u2019irrimediabilmente perso, ma l\u2019ostinatamente vivo. Mi piace ricordare GINO che queste frasi di quarta di copertina: \u201cMa per Veronelli guidare il lettore significa innanzitutto stupirlo con nomi, origini, aneddoti e racconti popolari, alla ricerca di una lingua propria e non presuntuosa per dire di cibi perduti per insipienza o trascuratezza, oblio o dimenticanza. Allo stesso modo, dare le istruzioni per la preparazione di un piatto significa tramandare un sapere sul cibo e sul mondo che lo circonda, iniziare il lettore alla ripetizione di un gesto non pi\u00f9 familiare\u201d. Grazie GINO. Noi non ti dimenticheremo. Brindo con Te alla Vita.<\/p>\n<p>*************<br \/> Nato a Milano nel 1926, Luigi Veronelli \u00e8 stato un maestro della cultura enogastronomica, ma non solo; ha speso oltre cinquant\u2019anni della sua vita in battaglie, intuizioni, stimoli, idee a favore dell\u2019agricoltura e di una cognizione del gusto che tenesse assieme la sensibilit\u00e0 sociale. In giovent\u00f9 fu assistente del filosofo Giovanni Emanuele Bari\u00e8 (con cui pubblica la rivista Il Pensiero) e collaboratore di Lelio Basso (edita I problemi del socialismo). \u00c8 stato amico di Luigi Carnacina (con cui ha redatto testi importanti come La grande cucina, Mangiare e bere all\u2019italiana, La cucina rustica regionale), di Gianni Brera (con cui \u00e8 autore di La Pacciada), di Giangiacomo Feltrinelli (a cui fa pubblicare, imperdibili, Mangiare da Re di Nino Bergese e il suo Alla ricerca dei cibi perduti, ripubblicato da DeriveApprodi nel 2004), dell\u2019architetto-designer Silvio Coppola, di Mario Soldati. Condannato a sei mesi di carcere per istigazione alla rivolta dei vignaioli piemontesi (oppressi da burocrazia e contrastati dai grandi monopoli) e a tre per la pubblicazione di De Sade (l\u2019edizione di Storielle, Racconti e Raccontini, 1957). Negli anni Sessanta e Settanta \u00e8 autore di trasmissioni televisive, in particolare A tavola alle sette, con Ave Ninchi, sulla cultura dei vini e dei cibi, di grande efficacia ed eleganza.<br \/> Se oggi i vini, la cucina e i giacimenti gastronomici italiani stanno avendo uno straordinario successo nel mondo, buona parte del merito \u00e8 di quest\u2019uomo che, con perseveranza, determinazione, rigore e cultura ha saputo individuare e indicare giuste linee di progresso e, con pregnante tensione etica, fare strada, trainare. <br \/>La teoria dei cru, l\u2019elevazione dei grandi vini, la limitazione delle rese per ettaro per favorire la qualit\u00e0 e non la quantit\u00e0, il recupero dei vitigni autoctoni, la vinificazione in luogo, la classificazione dei vini con puntuali esami organolettici, la teoria della distillazione secondo monovitigno, sono solo alcune delle intuizioni, delle lotte e delle vittorie condotte in cinquant\u2019anni. <br \/>Da parecchi anni scriveva su &#8220;Corriere della Sera&#8221;, &#8220;Carta&#8221;, &#8220;Libertaria&#8221; e su &#8220;Veronelli EV&#8221;, rivista da lui diretta. I suoi libri pi\u00f9 recenti: Le parole della terra (assieme a Pablo Echaurren); Viaggio in Italia per le citt\u00e0 del vino; Vietato Vietare; Breviario libertino; per le edizioni DeriveApprodi ha scritto le prefazioni a tre libri dallo spirito libertino di autore anonimo: La cucina impudica, La cuoca di Buenaventura Durruti, La cuoca rossa, e \u00acil volume Terra e libert\u00e0\/Critical wine. Sensibilit\u00e0 planetarie e rivoluzione dei consumi. \u00c8 stato anche fondatore e membro della Giuria del Premio Letterario Internazionale Nonino, \u201cRisit d\u2019Aur\u201d. <\/p>\n<p>Rester\u00e0 nella storia la sua affermazione: \u201cIl peggior vino contadino \u00e8 migliore del miglior vino industriale\u201d. Era chiamato il principe dei giornalisti enogastronomici ma lui si scherniva dicendo: \u201cNon \u00e8 vero. Io sono il pi\u00f9 vecchio\u201d. Un vero maestro che ha aperto un solco di conoscenze materiali e filosofiche e di lettere ad ampio raggio.<\/p>\n<p>Lo scorso anno, a dicembre, fu presente allo Swiss Diamond Hotel per la presentazione delle GUIDE Oro di VERONELLI, che da ben 14 anni comprendono il Ticino \u2013 Ristoranti e Vini  &#8211; e lasci\u00f2 un segno della Sua presenza che ancora oggi molti ricordano. Teleticino dedic\u00f2 a questo evento ben un\u2019ora di trasmissione con Marco Bazzi alla presenza di tre produttori e tre ristoratori. Un evento mediatico di grande impatto. A Teleticino erano gi\u00e0 pronti a riproporre una nuova trasmissione. Ci mancher\u00e0.<\/p>\n<p>Rocco Lettieri<\/p>\n<p>************************<\/p>\n<p>Gino, una vita \u201ccontro\u201d ma per costruire<\/p>\n<p>Sulla figura di Luigi Veronelli, Gino per gli amici (e per i nemici), e sulla sua recente scomparsa si sono ormai scritti fiumi di inchiostro. Sempre pi\u00f9 difficile allora aggiungere qualcosa: la retorica \u00e8 dietro l\u2019angolo. L\u2019enogastronomo, il filosofo, il polemista, l\u2019anarchico, il letterato, lo sportivo, l\u2019amante della musica, della pittura, delle donne e \u201ccontinua continua\u2026\u201d (cos\u00ec lui avrebbe scritto nella sua pirotecnica prosa, invece di un banale \u201ce cos\u00ec via\u2026\u201d). Come interpretare con un\u2019unica chiave di lettura le cos\u00ec tante sfaccettature di una personalit\u00e0 poliedrica e complessa? Forse, il comun denominatore di tutto ci\u00f2 sta nella fede che Veronelli aveva nell\u2019uomo e nella T\/terra, e nella simbiosi fra queste due entit\u00e0, tutto il resto \u00e8 una logica conseguenza: la sua insofferenza verso qualsiasi forma di \u201csovrastruttura\u201d socio-economico-politico-religiosa non poteva che derivare dall\u2019amore che egli nutriva per l\u2019uomo, in quanto adorato figlio e al contempo diletto servitore della Madre Terra. Ma tant\u2019\u00e9.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che conta sono le sue battaglie, il suo impegno, la sua viscerale passione in tutto ci\u00f2 che faceva; non esiste una sola attivit\u00e0 intrapresa da Veronelli che non sentiva sua, \u201cin toto\u201d. Parlando di enogastronomia gli si deve tantissimo sul piano della crescita qualitativa degli alimenti, dello sviluppo della cultura del cibo e del vino in Italia, dell\u2019adeguamento di leggi obsolete modellate sulle esigenze dei \u201cpadroni del vapore\u201d a pi\u00f9 moderni criteri dettati innanzitutto dal buon senso, il che vuol dire tutelare la qualit\u00e0, il lavoro dei contadini, il frutto della loro fatica, la T\/terra. Anche se in verit\u00e0 su quest\u2019ultimo aspetto c\u2019\u00e8 ancora molto da fare, per esempio per quanto concerne l\u2019olio extra vergine di oliva, una delle ultime \u2013 purtroppo incompiute \u2013 campagne  veronelliane, e una fra le pi\u00f9 difficili fra l\u2019altro: qui lo scontro con le multinazionali \u00e8 ancora pi\u00f9 diretto rispetto a quanto accaduto anni addietro con il vino. Ma Gino \u00e8 stato anche il capostipite di un genere di giornalismo \u2013 quello enogastronomico &#8211; che, fino agli anni Settanta, non esisteva, se non nella sua persona: di conseguenza lui ha inventato \u201ctutto\u201d, a partire dal linguaggio e dal modo di intendere e degustare i vini, che non doveva essere tecnico, bens\u00ec affabulatorio e coinvolgente; si dovevano tracciare degli input, delle diritture, degli obiettivi che poi chi di dovere avrebbe dovuto tradurre in indicazioni normative atte all\u2019esaltazione della qualit\u00e0. Veronelli regalava suggestioni, i migliori le capivano, le facevano proprie e le rendevano operative. Eppure da \u201cnon tecnico\u201d le intuizioni del Maestro (ma lui non amava questo appellativo) erano sempre sorprendentemente geniali nel loro essere provocatorie ma costruttive al contempo (e gi\u00e0 perch\u00e9 il Gino era uno dei rari uomini \u201ccontro\u201d che volgevano la loro \u201crabbia\u201d verso la costruzione piuttosto che verso la distruzione), sempre anticipatrici dei tempi. Quello che Veronelli ha lasciato dunque \u00e8 anche uno stuolo di allievi e seguaci, che lo hanno amato, emulato, odiato, scimmiottato, esaltato, tradito. Chi in buona fede, chi meno, chi su un piano di lealt\u00e0, chi colpendolo alle spalle, chi seguitando a stargli vicino con sincerit\u00e0 e quasi con devozione, chi per vivere di luce sua. Una cosa \u00e8 certa, chi lo ha criticato accusandolo di essere estremista e donchisciottesco ha capito nulla del suo pensiero. E\u2019 chiaro che molte sue affermazioni sono paradossali, provocatorie, anche \u201cesagerate\u201d se si vuole. Ma se ci si ferma alla lettera delle sue battaglie si coglie solo la punta dell\u2019iceberg del suo pensiero, quella \u2013 appunto \u2013 che deve pungere, ma \u00e8 sotto il pelo dell\u2019acqua che stanno gli altri nove\/decimi del suo messaggio, quelli che servono per costruire. Dunque, capire \u201cil\u201d Gino \u00e8 tutt\u2019altro che facile, ma uno sforzo in pi\u00f9 il suo personaggio lo avrebbe meritato. Senza i suoi ragionamenti iperbolici saremmo ancora qui a sentirci dire: \u201cvuole del bianco o del rosso?\u201d Le rivoluzioni (quelle vere) non sono un fine, ma un mezzo; uno strumento di rottura costruttiva per un salto evolutivo, non una scelta di velleitaria, autolesionistica distruzione. Chi non ha capito questo, chi \u00e8 rimasto scandalizzato della dialettica amicizia fra il grande vecchio e i giovani estremi dei centri sociali, chi ha criticato certe sue condotte (sacrosante da un punto di vista giusnaturalista, l\u2019unico modo di intendere il diritto che il \u201cnostro\u201d accettava) che lo hanno portato in passato a delle condanne penali, chi pensa che certe sue campagne (come quelle dell\u2019olio extra vergine di oliva) siano perse in partenza lasci perdere Veronelli, non se lo merita; si scelga il \u201cbianco o rosso?\u201d e tolga il suo composto disturbo.<\/p>\n<p>Roger Sesto \u2013 Desio (MI) \u2013<\/p>\n<p>Arrivato il giorno 2 dicembre alle 14.30<\/p>\n<p>*******************<\/p>\n<p>Caro Rocco, ecco qua, un paio di miei pensieri, di getto:<\/p>\n<p>&#8220;Persona di notevole cultura che non faceva mai pesare il suo vasto sapere. Scrittore di una versatilit\u00e0 inesauribile, inimitabile, in possesso della lingua italiana come pochi. Di carattere mite, incapace di tener rancore, ma strenuo difensore delle sue idee originali e chiare. Esprimo l&#8217;augurio che sia ricordato non soltanto a parole, bens\u00ec istituendo magari &#8211; \u00e8 un&#8217;idea &#8211; un premio annuale alla sua memoria.&#8221;<\/p>\n<p>Carlito Ferrari  (Grimod) \u2013 Canton Ticino \u2013<\/p>\n<p>********************<\/p>\n<p>Potevi anche non condividere tutto quanto diceva, ma sicuramente tutti noi gli dobbiamo riconoscenza per essere stato il primo vero e forse inimitabile uomo della cultura del vino.<\/p>\n<p>Giorgio Rinaldi \u2013 Como \u2013<\/p>\n<p>************************<\/p>\n<p>Ciao Gino, ragazzo terribile. &#8220;Guardo i miei alberi qua fuori che vivono con me: qualcuno morir\u00e0 prima &#8211; spero di no &#8211; qualcun altro morir\u00e0 dopo. Questa \u00e8 la morte. Sar\u00e0 dolcissimo spegnersi&#8221;. Negli occhi stanchi e umidi di Luigi Veronelli c&#8217;era la luce di un sogno che neanche la morte sarebbe stata capace di interrompere. Il sogno laico e pur romantico dell&#8217;anarchista che crede in s\u00e9 e negli altri: il progetto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 vero che, negando ogni possibilit\u00e0 di vita dello spirito, ripone tutte le proprie aspettative nella qualit\u00e0 della vita materiale. Il 29 novembre, a un anno di distanza da quell&#8217;affermazione, Gino se n&#8217;\u00e8 andato per sempre lasciandoci qui a parlare di lui: finalmente affrancati da un&#8217;insanabile complesso di Edipo ed allo stesso tempo attoniti<br \/>per la sua rumorosa assenza.  <\/p>\n<p>Andrea Dal Cero \u2013 Bologna \u2013<\/p>\n<p>***********************<\/p>\n<p>Ho incontrato Gino Veronelli una sola volta nella mia vita, ed \u00e8 stato &#8211; strano &#8211; come rivedere un vecchio amico. \u00c8 accaduto esattamente un anno fa, il giorno in cui quest&#8217;anno \u00e8 morto. Abbiamo registrato nei nostri studi di Melide una trasmissione sul gusto, sulla ristorazione, sul vino, in occasione dell&#8217;uscita delle Guide&#8230; Era un personaggio affascinante, un vero filosofo della vita. Un maestro. Uno di quegli uomini che, lo avverti subito, hanno qualcosa in pi\u00f9 degli altri. E non \u00e8 soltanto la celebrit\u00e0, il nome che portano, a suscitare riverenza. \u00c8 quello che percepisci nelle loro parole, nei loro sguardi. Ecco, Gino Veronelli, era un uomo cos\u00ec. E cos\u00ec lo ricorder\u00f2.<\/p>\n<p>Marco Bazzi, dir. informazione TeleTicino \u2013 Melide \u2013 (Canton Ticino)<\/p>\n<p>*********************<\/p>\n<p>Non l&#8217;ho conosciuto personalmente, ma ricordo il suo commento alla lettera nostra pubblicata sulla sua guida dei vini 2003. Nelle sue parole, in ogni occasione, non c&#8217;\u00e8 mai superficialit\u00e0, c&#8217;\u00e8 sempre ricerca. Ritengo abbia vissuto una vita felice. <\/p>\n<p>Loris e Gabriella Micelli \u2013 Udine \u2013<\/p>\n<p>***************************<\/p>\n<p>CIAO LUIGI<br \/>Il decano degli scrittori e dei giornalisti del mondo del vino \u00e8  morto a Bergamo. Fabrizio Penna ed io avevamo poco pi\u00f9 di 20 anni ed Enotime stava nascendo. Organizzammo uno dei nostri primi corsi a Bergamo in Citt\u00e0 Alta, a pochi metri da Via Sudorno. Avevamo amici all&#8217;Eco di Bergamo che ci diede larga visibilit\u00e0. Cos\u00ec Lui mand\u00f2 Francesco Arrigoni, che allora era Suo segretario, a vedere che tipi eravamo: infatti Enotime era appena nata ma gi\u00e0 collaborava con cantine che erano gi\u00e0 grandi nel Suo cuore: Primo Franco, De Bartoli, Prunotto. Superammo l&#8217;esame e la settimana successiva venne Lui, a seguire come &#8220;studente&#8221; il nostro corso. Cos\u00ec scrisse di noi sul Corriere della Sera e su Famiglia Cristiana. Non abbiamo mai lavorato per Lui o con Lui ma siamo stati amici, a volte ci siamo incontrati, ci siamo sempre capiti. Come tutti nel mondo del vino, gli dobbiamo molto. Due anni fa gli avevamo promesso di andare a trovarlo durante il weekend con le bambine, si sa che a un plurinonno due teppistelle in pi\u00f9 non potevano fare paura. Invece poi, come spesso succede, abbiamo rimandato, e rimandato e rimandato&#8230;..Ora Luigi Veronelli non \u00e8 pi\u00f9 qui con noi nel mondo fisico, cos\u00ec non  possiamo pi\u00f9 andare a trovarlo. Ecco, la morte ha il potere di fermare per sempre il tempo di chi se  ne va, ma lo ferma un pochino anche per chi rimane. E in questo attimo di calma non possiamo non pensare che la vita di tutti i giorni non \u00e8 che una corsa folle: non \u00e8 giusto non trovare tempo per incontrare un amico, per cercare le risposte dentro a noi stessi, per giocare con i nostri bambini. Ci dispiace Gino se non ci siamo pi\u00f9 visti, ma sappiamo che ci incontreremo in un&#8217;altra vita. <br \/>Ti vogliamo bene<\/p>\n<p>Elisabetta e Fabrizio Penna \u2013 Colle Brianza (Lecco) \u2013<\/p>\n<p>***********************<\/p>\n<p>LA NOTIZIA di Papillon<br \/>Si sono svolti ieri a mattina a Bergamo i funerali di Luigi Veronelli, con una commemorazione laica che ha visto sfilare al microfono, davanti al monumento dei caduti, l\u2019umanit\u00e0 varia che Gino aveva valorizzato. C\u2019erano i ragazzi dei centri sociali, i vignaioli, i ristoratori, i giornalisti di settore. Tra i nomi noti Giorgio Pinchiorri, Antonio Santini, Angelo Valazza, Gianluigi Morini, Angelo Gaja, Maurizio Zanella, Beppe e Carlo Bologna, Giovanni e Marinella Minetti, Romano Dogliotti, la famiglia Ziliani, Gianola Nonino, quindi Gianni e Paola Mura, Cesare Pillon, Carlin Petrini, Gigi Garanzini, Francesco Arrigoni, Franco Ricci, Luca Maroni, Antonio Piccinardi, Angelo Solci. Tanti i vignaioli piemontesi che hanno portato una manciata di terra delle loro vigne, i sindaci delle De.C.O., l\u2019esperto Riccardo Lagorio, Ettore Mancini e Padre Eligio. Per il Club di Papillon erano presenti Paolo Massobrio e Marco Gatti. Durante i saluti portati da una trentina di persone, \u00e8 stato commovente quello dei nipoti di Veronelli che lo hanno ricordato come nonno. Di Veronelli si occupano oggi Il Giorno, Il Corriere della Sera e Il Giornale dove il critico Roberto Levi lo ricorda come il padre dell\u2019enogastronomia in Tv. <\/p>\n<p>Da Papillon di Paolo Massobrio<\/p>\n<p>***************************<\/p>\n<p>Carissimo Rocco,<br \/>te la ricordi quella foto strepitosa che ci hai scattato durante il gala di presentazione alla stampa di Quorum? Eravamo alla Residenza alla Scala a Milano: voglio ricordarmelo cos\u00ec, unico e solare.<br \/>p.s. chiss\u00e0 dove ho messo quella foto!<\/p>\n<p>Lorenza Vitali \u2013 Milano \u2013<\/p>\n<p>*******************************<\/p>\n<p>Luigi Veronelli \u00e8 stato anche per me e, soprattutto per me, un Grande Maestro. Quarant&#8217;anni or sono erano pochi quelli che si occupavano di gastronomia ad altissimi livelli. Il giorno che conobbi Veronelli eravamo in Portogallo, a Lisbona, in un lussuoso albergo, davanti ad un buffet. Mi propose &#8220;Andiamo altrove, troveremo sicuramente un posticino dove si mangia meglio e soprattutto<br \/>cucina locale&#8221;. Finimmo al mercato del pesce dove ebbi da lui due lezioni: prima di tutto si and\u00f2 nel ristorantino annesso per sapere se ci avrebbero cotto il pesce che avremmo voluto comperare noi stessi (lui ovviamente) poi ci recammo nel mercato dove trovammo (sempre lui s&#8217;intende) uno splendido pesce spada che, il ristoratore ci prepar\u00f2, semplicemente bollito ma con erbe e verdure trovate al mercato. Un filino d&#8217;olio e&#8230;un pranzo indimenticabile annaffiato con un vinello bianco che, grazie all&#8217;ottimo freschissimo pesce, divenne un nettare degli dei! Oltretutto mi aveva anche detto: &#8220;tra giornalisti ci si da del tu&#8221;. Pensa te, il Bosia che, fino ad allora aveva scritto poche righe e solo su ristorantini luganesi (\u00e8 pur vero che fui il primo a farlo!), quale orgoglio di poter dare del TU ad un personaggio che gi\u00e0 allora era un grande maestro.   <\/p>\n<p>Luigi Bosia \u2013 Lugano \u2013<\/p>\n<p>***********************************<\/p>\n<p>Mi chiamava figlia; lo faceva con chi amava. Io lo sentivo padre, mi onorava il suo affetto, la sua stima. Gino aveva la capacit\u00e0 di far sentire tutti persone importanti, uniche. L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho sentito a telefono, Veronelli stava entrando in ospedale per il terzo intervento al fegato. Era un mese fa. Quando ho chiuso il telefono ho avuto la certezza che non avrei mai pi\u00f9 sentito la sua voce, la sua cadenza milanese resa dolcissima da una erre moscia pi\u00f9 forte della mia. Mi ha detto poche cose, con voce stanca: &#8220;Hai scritto un bellissimo libro su Pina Amarelli, figlia, ed era un libro difficile&#8230;Ero sicura che lo avresti fatto bene, il tuo libro su Mario d&#8217;Ambra \u00e8 il pi\u00f9 bello dei miei \u201cSemi\u201d. E poi ha parlato di s\u00e8, per la prima volta: &#8220;Credo di essere stato giusto, ho vissuto con onest\u00e0 intellettuale, spero di aver tracciato una strada. Ora tocca ad altri portarla avanti&#8221;.<br \/>Gino se ne \u00e8 andato e si \u00e8 portato un pezzo della mia vita. Oggi, leggendo le agenzie, vedo che si \u00e8 portato un pezzetto di vita di tanta gente, vignaioli, ristoratori, contadini. Luned\u00ec sera \u00e8 stato proprio un operaio della mia cantina, Antonio, a darmi la notizia della sua morte. Era triste, eppure l&#8217;aveva visto solo un paio di volte. Ma bastava vedere Gino anche una sola volta, stringergli la mano forte, guardarlo in quegli occhi azzurri che non vedevano pi\u00f9, per sentirlo vicino, percepire che aveva una marcia in pi\u00f9, un&#8217;umanit\u00e0 traboccante che solo i poveri di spirito non riuscivano a capire. Persino il mio nipotino Pierfrancesco, 7 anni, quando ha saputo della sua morte, ha detto con un faccino triste alla mamma: e ora chi scriver\u00e0 i libri sul vino? Debbo a Gino Veronelli tante cose: il successo del mio vino, innanzitutto. Era l&#8217;estate del 2000. Io stavo scrivendo &#8220;I grandi vini della Terra di Lavoro&#8221;, il mio primo libro &#8220;enologico&#8221;. Gino e Christiane erano venuti a Nerano a trascorrere qualche giorno di riposo alla Taverna del Capitano. Mi feci coraggio e chiesi a Veronelli la prefazione. Per parlare del mio lavoro ci incontrammo &#8211; era la seconda volta, la prima era stata un anno prima a Caserta &#8211; da don Alfonso. Al telefono, gli chiesi timidamente se avessi potuto portare al nostro appuntamento anche il mio compagno e il suo vino sconosciuto che volevo fargli assaggiare. Era il Casavecchia &#8217;98: una &#8220;bozza&#8221; di quello che sarebbe diventato qualche anno dopo, &#8220;in mano&#8221; a Luigi Moio. Con somma meraviglia mia e di Peppe, Gino lo riconobbe subito. Lo aveva assaggiato &#8220;solo&#8221; quarant&#8217;anni prima a Bellona, prodotto da un certo monsignor Cantiello. Due settimane dopo incoron\u00f2 il Casavecchia sul Corriere della Sera. Il pezzo finiva con parole profetiche: diverr\u00e0 famoso e ricercato. L&#8217;anno seguente, l&#8217;8 marzo del 2001, venne nella nostra cantina a battezzare quella che fu l&#8217;annata super di Casavecchia e Pallagrello, il 2001. Fu l&#8217;anno dei Tre bicchieri e dei 5 Grappoli per il Casavecchia e soprattutto del suo luminosissimo Sole per il Pallagrello Nero.<br \/>Debbo a Gino anche la sua fiducia nella mia scrittura, e gli altri miei libri: quello su Mario d&#8217;Ambra nei Semi &#8211; quanto ci ha creduto in questa collana che raccontava le storie vere di chi aveva vissuto nella terra e per la terra &#8211; quello che uscir\u00e0 a giorni su Pina Amarelli. A lui debbo anche le Guide scritte per la Hobby &#038; Work sulla Campania, sulla Puglia, sulla Basilicata e la Calabria. E tanto, tanto calore. Tutto quello che ha detto e scritto negli anni si \u00e8 avverato, \u00e8 divenuto importante: le sue battaglie per i cru, le DE. CO., l&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva, nelle quali credeva con tutta l&#8217;anima e per le quali ha girato fino a qualche mese fa in lungo e in largo l&#8217;Italia. Fino all&#8217;ultimo ha fatto guerre feroci contro le multinazionali, lo ricordo felice come un ragazzino quando l&#8217;anno scorso blocc\u00f2, con un gruppo di disobbedienti, una nave piena d&#8217;olio dio sa di dove, in un porto pugliese. Ai ragazzi dei centri sociali aveva dato, negli ultimi tempi, tutto il suo appoggio, riconosceva in loro la sua stessa rabbia anarchica e totalizzante, l&#8217;unica in grado di cambiare qualcosa del mondo. Aveva voluto i Critical Wine con la stessa determinazione con cui, in una Guida del &#8217;91 chiedeva la messa al bando, per legge, dei &#8220;vigneti di pianura&#8221;. Querelatemi, diceva, io non ho paura.<br \/>Anche l&#8217;8 marzo di quest&#8217;anno, per l&#8217;inaugurazione della nuova avventura di &#8220;Terre del Principe&#8221;, \u00e8 venuto da noi: ho voluto per scaramanzia la stessa data. Non \u00e8 servita ad allontanare  dal mio maestro la morte. A lui la terra davvero sar\u00e0 lieve.<br \/>Ciao Gino, ti voglio bene. <\/p>\n<p>Manuela Piancastelli<\/p>\n<p>*******************<\/p>\n<p>Mi fu maestro acerbo e di carattere, soprattutto nell&#8217;assaggio, verso la met\u00e0 degli anni ottanta. Nel 1991 abbiamo passato un giorno insieme sui Colli Piacentini, la mia terra natia e di elezione &#8211; come direbbe per indicare la mia origine o sorgente professionale -, mi istru\u00ec, mi spieg\u00f2, mi affascin\u00f2, mi rabbui\u00f2 e bevemmo insieme un Gutturnio nella antica omonima brocca d&#8217;argento romana che nella stessa mattinata gli fu dedicata dai produttori del Consorzio di tutela, riconoscimento alla Sua dedizione al vino. Un premio all&#8217;uomo giusto, senza orpelli e senza barriere, anarchico nella pi\u00f9 filosofica definizione, anche quando nel 2001 mi tir\u00f2 pubblicamente sul Corriere della Sera le orecchie perch\u00e9 istruii i pranzi e le cene ufficiali del G8 di Genova puntando tutto su un grande Spumante italiano metodo classico, per ogni abbinamento senza badare molto al piatto, un gioiello delle capacit\u00e0 enologica italiana, da far invidia ai cugini e apprezzato con sincerit\u00e0 sommessa anche dal Presidente Chirac. Avrei voluto bere ancora un calice a breve con te, caro Gino, ma non ci \u00e8 stato concesso. Cos\u00ec \u00e8 la vita. Spero di diventare degno di camminare appresso al tuo solco, con profonda memoria, tuo Giampietro.<\/p>\n<p>Giampietro Comolli<\/p>\n<p>Ringrazio chi ha voluto sinora testimoniare con un proprio scritto su Gino VERONELLI.<\/p>\n<p>Grazie, Rocco Lettieri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ADDIO A VERONELLI: IL SALE DELLA TERRA Memorial per Luigi Veronelli A 78 anni, il pi\u00f9 grande Maestro di enogastronomia<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2586"}],"collection":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2586"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2586\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2586"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2586"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/simpatico-melograno.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2586"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}