La vendemmia 2001 in Piemonte

Anteprima vendemmia 2001

Presentazione a Casale Monferrato

Intervento del Presidente della Vignaioli Piemontesi Giulio Porzio

Buongiorno, e benvenuti, o meglio bentornati, a questo appuntamento ormai tradizionale del dopo vendemmia, che, anno dopo anno, consolida il suo prestigio, quello di un evento molto atteso da tutti coloro che si interessano ai pregiati vini del Piemonte: produttori, consumatori, comunicatori, istituzioni.

Con la scelta di Casale Monferrato “Anteprima Vendemmia” riprende il cammino tra le zone di produzione, che ci aveva portati, nel ’99, ad Alba, mentre le altre edizioni si sono svolte nel capoluogo, Torino.

La scelta di Casale vuole essere un omaggio a una “città del vino”, capoluogo di una magnifica zona collinare che, negli ultimi anni, ha saputo ritagliarsi il posto che le compete nella geografia dell’alta qualità, piemontese ed italiana, grazie all’impegno di alcune aziende leader: quasi tutte associate, ci tengo a dirlo, alla Vignaioli Piemontesi.

Una città nella quale, a cavallo del novecento e oltre, furono scritte pagine fondamentali nella storia della scienza viticola ed enologica moderna, grazie a suoi figli celebri come Giuseppe Antonio Ottavi, Arturo Marescalchi, Federico Martinotti. In seguito il Monferrato casalese conobbe una fase di grande industrializzazione, che se, da un lato, portò benessere e sviluppo, dall’altro impoverì la viticoltura e l’enologia di capitali e risorse umane, e per questo i suoi vini hanno rischiato un declino di immagine: ma è un rischio ormai scongiurato. Il Monferrato Casalese è cresciuto, aprendosi al confronto con l’esterno, rifiutando tendenze isolazioniste e vittimiste. I nuovi produttori, che si affermano sui mercati del mondo, sono giovani, preparati, hanno studiato e hanno viaggiato: conoscono il valore della tradizione ma anche le tecniche più avanzate, e sanno come produrre vini apprezzati dal mercato. A loro va oggi la nostra stima e la nostra amicizia, in questa città che in un certo senso li rappresenta.

Dopo diverse annate caratterizzate da un’estate prolungata oltre la norma, nel 2001 l’autunno si è presentato in anticipo alla porta, con un settembre freddo e a tratti piovoso. Gli sono sfuggiti i vitigni a maturazione precoce, Chardonnay, Pinot nero, Moscato e Brachetto, che hanno potuto quindi esprimere un grado zuccherino molto elevato, spesso il più alto degli ultimi anni. Le varietà tardive, invece, hanno concluso la maturazione al rallentatore, accompagnati da un clima fresco, in fin dei conti consono alla stagione e alla latitudine. L’ostinata calura e siccità agostana aveva fatto temere una produzione scarsa e un’uva dalla composizione squilibrata, come in effetti è avvenuto in altre zone italiane: ma, da noi, le piogge hanno rimesso a posto le cose. Siamo in presenza di un raccolto più abbondante di alcuni punti percentuali rispetto al 2000: ciò nonostante, siamo di nuovo in presenza di una vendemmia di grande qualità.

Per i vini di alta gamma, i nostri grandi rossi, ai cui vigneti di origine vengono prestate cure da “giardinieri”, compresa la regolazione del carico produttivo con il diradamento dei grappoli, il 2001 sarà senza dubbio un’altra annata memorabile. Questa maturazione più lenta e sofferta, ma sicuramente completa, potrebbe preludere a vini che coniugano il corpo e la stoffa con la finezza e l’eleganza, cosa che non sempre è accaduta nelle annate più calde. Ma anche nei vigneti che non hanno ricevuto cure così “estreme”, e cioè la maggioranza dei vigneti piemontesi, abbiamo una produzione di qualità, qualità elevata e diffusa, come dimostrano i dati raccolti in campagna che saranno qui illustrati dal nostro servizio tecnico. Segno che la professionalità dei nostri viticoltori è molto cresciuta nell’ultimo decennio: perché, se in un’annata come il ’97 la natura aveva fatto quasi da sola, e in fretta, nel 2001 ha avuto bisogno della loro capacità di attendere, e della loro intelligenza. E in molti casi il risultato potrebbe essere ancora migliore.

Il vigneto piemontese sta affrontando una fase di intensa ristrutturazione e ringiovanimento. Un processo necessario, accelerato, nostro malgrado, dal drammatico impatto della flavescenza dorata, una calamità che ha colpito in modo particolarmente duro la provincia di Alessandria. Aziende condotte da anziani e da viticoltori a part-time sono state indotte all’abbandono: e solo i provvidenziali aiuti pubblici, finalmente disponibili, dopo lunga attesa, eviteranno che analoga sorte tocchi anche a tante aziende professionali, consentendo una sostanziale tenuta del sistema, anche se ad alto prezzo: di ciò dobbiamo essere grati alla Regione Piemonte e al suo Assessorato Agricoltura, ricordando anche il ruolo fondamentale svolto dal Settore Fitosanitario nel combattere la malattia. I nuovi vigneti sono progettati secondo criteri di qualità e razionalità, anche grazie alla consulenza fornita alle imprese dai nostri tecnici specialisti, e al meritorio lavoro di selezione clonale del Centro Vite del CNR di Torino, supportato dalla Regione Piemonte.

I segnali del mercato sono contradditori, ci sono luci e ombre. In tutta Europa e oltre, chi produce vini da tavola di bassa qualità vive una crisi drammatica, e sembra che non ci sia prezzo, per quanto basso, capace di svuotare le cantine: ma questo è un segmento che sostanzialmente non ci riguarda. Per i vini di alta gamma il trend è ancora abbastanza positivo, malgrado l’instabilità e la paura che gravano sui mercati dopo i drammatici eventi americani dell’11 settembre e le relative conseguenze. Sui segmenti medi si gioca una battaglia che ha ormai dimensione mondiale. Il rapporto qualità/prezzo che molti concorrenti possono offrire ci preoccupa, ma non per questo suoneremo la ritirata. Per il vino, come per gli altri prodotti alimentari, alla parola qualità si affiancano sempre più spesso concetti come sicurezza e tracciabilità, ma anche tipicità, unicità, biodiversità. E, su questo terreno, noi piemontesi siamo “duri” da battere.

Vendemmia 2001, la qualitĂ  delle uve

A cura del Servizio Tecnico Vignaioli Piemontesi

Il clima e la pianta
Ottobre, novembre, dicembre 2000 sono stati molto piovosi e hanno creato un’abbondante riserva d’acqua nel suolo. Nei primi mesi del 2001 il clima è stato abbastanza mite, tanto che il germogliamento della vite è stato regolare e piuttosto anticipato: la gelata del 15 aprile ha interessato solo aree limitate e generalmente non ha compromesso il regolare sviluppo dei germogli. Le piogge di fine aprile ed inizio maggio hanno favorito precoci attacchi di peronospora che, fortunatamente, non sono durati a lungo, anche grazie al clima più asciutto dei periodi successivi. Luglio è risultato più fresco rispetto agli ultimi anni mentre agosto è stato caldissimo ed asciutto. Lo sviluppo della vite è stato precoce per tutte le fasi fenologiche, dal germogliamento all’invaiatura, e ha subito una ulteriore accelerazione in agosto, mese che ha portato anche fenomeni di stress idrico. Nella prima parte di settembre temperature più fresche e provvidenziali piogge sono state favorevoli alla maturazione e dell’uva, che è ripresa regolarmente ma con maggiore lentezza rispetto ai periodi precedenti. La sanità delle uve si presentava da molto buona ad ottima, ad eccezione delle zone colpite da insolite grandinate tardive. I vitigni più precoci hanno raggiunto la maturazione con un buon anticipo rispetto alla media elevato livello di maturazione, facendo registrare elevati accumuli di zucchero e bassa acidità fissa. Per i vitigni più tardivi il processo di maturazione è stato più lento e meno omogeneo: dove la quantità di produzione è stata opportunamente regolata anche con diradamento dei grappoli e dove, grazie ad un ottimo stato sanitario delle uve, è stato possibile ritardare l’inizio della vendemmia, è stato possibile raccogliere uve di qualità eccezionale. Negli altri casi, soprattutto a causa di un carico produttivo medio piuttosto elevato, sono stati ottenuti risultati buoni o anche ottimi, ma non eccezionali, e questo spiega perché, nel “voto alla vendemmia” che si basa sui valori medi, ci siamo fermati, per tutti i vitigni, alle quattro stelle.

L’analisi della maturazione delle uve.

La raccolta dei dati utili a valutare la maturazione delle uve in Piemonte è stata effettuata su 224 vigneti, rappresentativi delle principali varietà e dei principali vini a DOC e DOCG. A partire da quattro settimane prima della data probabile di raccolta, i tecnici hanno effettuato in ciascuno di questi vigneti un prelievo a campione di circa trecento acini d’uva, ripetuto poi a distanza di sette giorni fino alla raccolta, e un ultimo campionamento alla raccolta: quindi, per ogni vigneto, quattro o cinque campionamenti. Ogni campione è stato pigiato e il succo ottenuto è stato analizzato dai diversi laboratori che hanno collaborato per le varie zone. Per tutti i campioni sono stati determinati grado zuccherino, pH e acidità totale. Per i campioni alla raccolta si sono determinati l’acido malico e l’acido tartarico.

La maturazione è un fenomeno complesso, che riguarda diverse componenti oltre a quelle tradizionalmente considerate: tutte devono trovare il miglior equilibrio possibile per rispondere alle esigenze della vinificazione e dare un vino conforme alle aspettative. Per questo, oggi, alle analisi tradizionali citate si vanno affiancando sempre più altre valutazioni.
Nel capitolo 4 del quaderno “Anteprima vendemmia 2001” viene presentata una sintesi del lavoro svolto in Piemonte dal Consorzio dell’Asti, dalla vignaioli Piemontesi e da Enocontrol di Alba per una valutazione basata su questi parametri:
– Gli aromi terpenici (caso del Moscato);
– I polifenoli, concentrazione e qualitĂ  degli antociani e dei tannini (caso del Nebbiolo);
– L’analisi sensoriale delle uve (caso del Barbera e del Nebbiolo).

La risposta dei vitigni

Le valutazioni riportate nel nostro quaderno “Anteprima Vendemmia”, diffuso alla stampa, si basano sulle analisi di routine e di altri tipi di analisi (polifenoli, antociani, aromi) e sulla valutazione visiva dello stato sanitario.

Brachetto e Moscato: le più importanti varietà aromatiche piemontesi hanno avuto anche quest’anno buoni risultati. Infatti, malgrado il clima insolitamente caldo e secco, i quadri aromatici e le concentrazioni zuccherine sono rimasti a buoni livelli. Qualche problema si è avuto per il calo brusco dell’acidità nel Moscato e per l’appassimento delle uve, che ha portato ad un lieve contenimento nelle produzioni, che dell’annata si preannunciavano molto abbondanti.

Cortese, Arneis, Erbaluce, Favorita, Chardonnay: queste varietà a bacca bianca hanno avuto risultati da buoni ad eccellenti. Anche il Cortese, pur presentando una produzione maggiore a quella del 2000 e in generale assai abbondante, ha dato uve di ottima qualità, soprattutto dove si è operato un diradamento razionale, tecnica ormai diffusa almeno nell’area del Gavi, dove è giustificata dalla miglior retribuzione delle uve. Nei vitigni più precoci, Arneis e Chardonnay, la raccolta si è concentrata in un periodo breve, per sfruttare il massimo potenziale aromatico senza rischiare un crollo di acidità.

Dolcetto: le piogge di fine agosto e primi di settembre hanno rimesso in pista, per un’ottimo risultato finale, questa varietà che, come è nella sua natura, ha sofferto più di altre gli stress idrici e gli eccessi di calore di agosto.

Barbera, Nebbiolo, Freisa, Grignolino: queste varietà hanno confermato il buon andamento dell’annata 2001. I fattori climatici più influenti sono stati l’elevata radiazione solare e l’elevato calore (che hanno portato ad appassimento delle uve nei versanti meglio esposti), le grandinate che hanno messo in difficoltà soprattutto i produttori di Barbera e Freisa nelle zone classiche di produzione nelle fasi finali della vendemmia, la scarsa piovosità, che, se da un lato ha spinto l’appassimento dell’uva, dall’altro ha rallentato la comparsa delle principali crittogame, cioè Peronospora e Botrite. La sanità delle uve è stata perciò molto buona, eccezion fatta per alcuni vigneti di Nebbiolo, dove, dato il momento posticipato della vendemmia, si sono verificati leggeri problemi di Botrite. Ci aspettiamo pertanto, dalla vendemmia 2001, vini di ottima qualità, in linea con le ultime vendemmie, almeno dove non ci sono stati eccessi produttivi. Avremo vini forse anche più ricchi dal punto di vista del “fruttato”, e non inferiori per corpo e concentrazione.

A cura di Rocco Lettieri e di Maurizio Gily