D’VINIS – In¬contri, Rencontres, Treffen
La Editions Gastronomie & Tourisme di Lugano e la Editions Favre di Lausanne e Paris hanno messo in commercio un volume davvero ragguardevole e di grande peso, nel vero senso della parola, per raccontare la storia del vino e la storia del servizio del vino che si intreccia con la Sommellerie Svizzera e precisamente con la ASSPT del Ticino. Ci accingiamo a scrivere di questo tomo e ci giunge con piacere al seguente notizia: “Il Comitato Internazionale del “Gourmand World Cookbook Awards 2008”, Presieduto da Edouard Cointreau, ha premiato D’VINIS (nelle tre lingue nazionali) “Libro Svizzero del 2008” per la miglior “Storia del vino”. D’VINIS è stato pure selezionato per rappresentare la Svizzera alla selezione del “Miglior Libro del mondo”. CONGRATULATIONS!! Il risultato sarà annunciato in Maggio del 2009 nell’annuale Cena di Gala. Per saperne di più: www.cookbookfair.com.
Una bella soddisfazione per l’autore Alberto Dell’Acqua, già direttore della Rivista Gastronomie & Tourisme, sin dal lontano 1973, classe 1951, già autore di altri libri quali: Cucinabella, Foody e Operaprima. Un giornalista gastronomico di grandi qualità, conoscitore delle più belle tavole (e chefs) della Svizzera e non solo. Basti ricordare le sue amicizie personali con il grande Mosimann di Londra. Alberto ha immaginato in questo suo ultimo lavoro…di inebriarsi in un viaggio della civiltà del bere, per raccontare una delle più antiche passioni e moderne professioni: i Divini incontri. Con i suoi scritti ripercorre cinquemila anni di brindisi con personaggi straordinari che hanno e continuano a decantare le qualità della più nobile bevanda, quella che dai tempi di Noè ci accompagna giornalmente sulle nostre tavole, dalle più semplici alle più sofisticate, e in tutto il mondo. E, sue le parole: …. tanti abili campioni di degustazione che sorso dopo sorso – e pagina dopo pagina – rallegrano gli animi, sollecitano i sensi, risvegliano le emozioni, suscitano entusiasmi….”.
Che dire, davvero un libro da bere e da gustare. Numerose le testimonianze. Questa la voce del sindaco di Lugano, Giorgio Giudici: “Da millenni la storia dell’uomo si intreccia con quella del vino ma, durante il Novecento, è la storia del vino a incrociarsi con quella dell’uomo, trovando nella città di Lugano il luogo ideale per incontrarsi e per celebrare incontri divini. È qui che, nel 1969, si sono innestate le viti per dare vita alla fondazione dell’Associazione Internazionale dei Sommeliers ed è sempre qui che, nel 1982, grazie ad un gruppo di intraprendenti sommeliers ticinesi, si sono create le premesse per costituire, nel 1985, quell’Associazione Svizzera di Sommeliers della quale ho il privilegio di essere stato tra i membri fondatori. Alberto Dell’Acqua, con questa monumentale opera, attraverso questa inebriante summa che profuma di vino, tesse, da par suo, delle storie intorno alla civiltà del bere bene. È un eno-romanzo avvincente che si concretizza tra queste pagine lasciando un segno indelebile nella storia del vino e di Lugano”.
Ma dall’alto un’altra importante voce va ad aprire le prime pagine del volume, Dick Marty: “La Svizzera si è guadagnata un posto di prestigio nel mondo anche grazie ai sommeliers, gli specialisti che c’insegnano a conoscere ed apprezzare la civiltà del vino. In questo contesto, mancava un’autorevole testimonianza che conferisse un importante valore culturale alla storia di una nobile professione come quella del sommelier. Ci ha pensato ora Alberto Dell’Acqua ”.
Da fuori del coro, Thierry Bourgeon, Direttore generale di Multimedia e di Radio France, dice: “ La scoperta di questo lussuoso volume mi ha provocato uno shock e la sua lettura un raro piacere. Questo magnifico libro percorre nella sua prima parte la secolare storia del vino attraverso le civilizzazioni antiche che l’hanno scoperto, prodotto, degustato e celebrato. La seconda parte del libro è consacrata alla storia dei sommeliers in Svizzera ed altrove. Ci leviamo il cappello di fronte all’autore ed all’editore che dalla Svizzera ci dimostra che nel mondo dell’editoria gastronomica il coraggio e l’audacia sono ancora d’attualità ”.
Ma anche da parte femminile si hanno note positive: “ D’Vinis è come un nettare vestito da un provocante color rosso rubino che si scioglie in una impaginazione delicata ed elegante fatta di testi generosi e note speziate. Un’opera che si degusta lentamente come un vino d’annata eccezionale ”, parole di Isabelle Bratschi, de Le Matin.
Molte le citazioni e gli aforismi inseriti nei vari capitoli. Hemingway: “Il vino è uno dei principali segni di civil¬tà”. Epicuro: “La vita è come un banchetto, un piacere tra veri amici”. J. W. von Goethe: “La vita è troppo breve per bere vini mediocri”. E via di questo passo, ma a noi piace in particolare…che una bella storia comincia da un seme…un seme d’uva.
Ed eccoci a raccontare dall’inizio, alcuni passi storici di questo monumentale libro. Si narra che nel 1870 a Nenive, in Iraq, viene rinvenuta l’Epopea di Gilgamesh di Uruk ritenuta la più antica opera letteraria della storia e dove si spiega come il vino veniva servito nel terzo millennio a.C. Nel 1901 a Susa (Iran) viene rinvenuto il codice Codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.) che regolamenta per primo il consumo e il commercio del vino. All’inizio del Novecento durante gli scavi di Pompei (iniziati nel 1748), tra le 31 ville riportate alla luce, ben 29 erano circondate da vigneti e disponevano di attrezzate cantine e sempre a Pompei sulle pareti di una tomba si scopre un affresco dove il sommelier Vestorius Priscus fece riprodurre l’attrezzatura che utilizzava per servire e degustare il vino. Nel 1922, scoprendo la tomba di Tutankamon (1336-1325 a.C.) si ritrovano anfore contenenti riserve di vino con indicate le zone di provenienza e le diverse annate. Nel 1930 vengono alla luce dei geroglifici egizi risalenti al 2500 a.C. che rappresentano la produzione del vino dolce dei faraoni e la venerazione al dio del vino Osiris. Nel 1981 nell’Oasi di Medinet et Feyyum, presso Alessandria d’Egitto, vengono rinvenuti preziosi papiri che rivelano particolari sulle abitudini eno-gastronomiche di Cleopatra. Nel 1988 tra i ruderi della necropoli dell’antica Babilonia (Godin Tepe) in Iran, viene ritrovato un coccio di una giara con residui di acido tartarico che dopo attenti esami rivelerà (nel 1991) l’abilità dei Sumeri nel produrre vino nel 3000 a.C. Nel 1999, nel Mediterraneo, a 150 metri di profondità, vicino alle coste di Israele, vengono ritrovate dopo 2500 anni due navi fenicie con la stiva stracolma di anfore di vino ancora ben conservate. Nel 2002, grazie alla scienza molecolare, si scopre che il vino più antico del mondo ha 7000 anni: prodotto a nord dell’Iran (Hajji Firuz Tepe) nel periodo neolitico.
Una storia incredibile raccontata con poche parole, stringate a volte, che ci permettono di seguire un percorso veloce e senza fronzoli che altrimenti sarebbe arduo e problematico da ricordare. Un lavoro fatto con impegno e cultura in una sequenza di capitoli ben circostanziati che invitano alla lettura senza annoiarsi. Un viaggio itinerante attraverso la Mesopotamia, all’Egitto (Tutankamon, Osiris e Cleopatra), alla Grecia (Ganimede, Dionisio e Ulisse con i Ciclopi), all’antica Roma (Socrates con il suo In Vino Veritas ed Epicuro…bisogna prima guardare con chi si beve e si mangia e poi che cosa si beve e si mangia…), quindi gli Etruschi e i Celti, che si sono inventati le botti di legno, per arrivare ai Romani dei tempi Cristiani con Nerone, Marco Aurelio e i cantori del vino quali Plinio Il Vecchio, Virgilio e Columella. Con l’avvento del Cristianesimo il vino si riconferma atto religioso come rituale e parte fondamentale della liturgia cristiana, proprio com’era nell’antica Grecia. Qui il vino diventa vero protagonista prima sull’altare poi appare nelle Nozze di Caana in Galilea. La storia e la lettura continua con Carlo Magno, la Scuola Salernitana con i codici Tacuina Sanitatis, una prima enciclopedia medica che rivaluta il vino sia come bevanda che come toccasana per le malattie. Poi seguono i capitoli della cultura dove vengono citati Pietro De‘ Crescenzi, Dante Alighieri che definisce i suoi vini toscani…lo dolce ber che non m’avria mai sazio…, Lorenzo Il Magnifico che garantisce la Corporazione dei Vinattieri e autorizza la Lega del Chianti, Leonardo da Vinci, che loda i …vini potenti e assai…della Retica Valtolina, Francesco Redi e Galileo Galilei che perfezionò la torchiatura del vino e si faceva servire il vino a temperatura giusta affermando che…il vino è un licòre d’altissimo magistero composto di luce e d’umore…. E quindi si arriva al Rinascimento con Monsignor Della Casa, con Erasmo da Rotterdam e con Papa Paolo III, detto il Farnese, con il suo bottigliere Sante Lancerio, inventore del vino EST! EST! EST! di Montefiascone. Altri spazi a persone illustri quali Rabelais, Nostradamus, Caterina de’ Medici (dove la furbizia femminile si lega all’arte culinaria. Passò infatti alla storia per i suoi suontuosi banchetti imponendo ai francesi un vero e proprio rinascimento culinario. Impose l’uso della forchetta, della porcellana e dei vini serviti in calici di vetro dai sommeliers). Le divagazioni ora proseguono con il vino del mondo: il Cile con Francisco di Carabantes, nei Grigioni con Rodolfo Salis von Zizers, per passare a personaggi quali Casanova, il Re Sole, a Dom Perignon, a Maria Theresa d’Austria. Spunti e appunti sul vino di Bordeaux e i famosi châteaux, sulle note melodrammatiche delle Opere, sullo studioso Luigi Pasteur, sulla Scuola di enologia svizzera di Wädenswil e sugli sfarzi degli zar della Russia, sugli albergatori più famosi della Svizzera quali César Ritz e Jacques Tschumi che fonda la scuola alberghiera di Losanna e ancora a Oscar e Roberto Wirth dell’Hassler di Roma a Trinità dei Monti e a Johannes Badrutt di St. Moritz. Nel finale largo spazio alle famiglie dei Sommeliers: ASI, AIS, ISA e ASSPT (Associazione Svizzera Sommeliers Professionisti Ticino) con richiami ai capitoli annuali, con una vera galleria di foto di personaggi del Ticino eno-gastronomico. Insomma un volume che si sfoglia volentieri con davanti un buon bicchiere di vino rosso del Ticino. Illustrato in bianco e nero ed a colori offre anche una buona iconografia di storia del vino e del buon mangiare. Le traduzioni sono state affidate, per il francese a: Marie-Thèrese Page-Pinto, per il tedesco: Martin Petras e per l’inglese: Carlotta Cristiani.
« D’VINIS – In¬contri, Rencontres, Treffen »
(ed. Gastronomie et Tourisme SA, Lugano – Favre SA, Lau¬sanne et Paris, 2008)
Alberto Dell’Acqua
GASTRONOMIE & TOURISME
Via Maraini,23 – CP 231
CH-6963 PREGASSONA-LUGANO
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Fax O041 91 941 38 30
info@gastronomietourisme.ch
www.gastronomietourisme.ch
D’VINIS (Rencontres-Treffen-Incontri)
420 pages, 75 Euros – 128.- Francs Suisses
Auteur: Alberto Dell’Acqua
Co-Edition: Favre SA, Lausanne-Paris
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Commento di Claudio MESONIAT
Dell’Acqua e del vino
Cari amici del vino, questo libro, se ancora non lo conoscete, vale la pena di compusarlo (in biblioteca almeno, se proprio non lo volete comprare: ma il rapporto qualità-prezzo, lo affermo senz’ombra di blandizie per l’autore, è davvero equilibrato).
È “il libro di una vita”, ho detto a Dell’Acqua mentre me lo scartabellava sotto il naso. E lasciatemi motteggiare sulle parole: qui l’autore, enogastronomo e sommellier raffinato, ha compiuto il suo piccolo miracolo di Cana, qui Alberto ha saputo dell’acqua fare vino, è riuscito a cambiare quel che poteva servirci come un manuale di scipito nozionismo storico, antropologico ed enologico in un gustoso percorso di sorprese estetiche e culturali. E con l’umiltà che gli è propria e il gusto che tutti gli riconoscono, nel bicchiere, alla fine, ci ha versato un racconto avvincente, che incuriosisce di pagina in pagina, di capitoletto in capitoletto.
La metà del libro è iconografica, in tutti i sensi, perché le immagini inondano mezzo volume e perché esse, introducendo e accompagnando i testi, catturano l’attenzione per la loro pertinenza ma soprattutto per la meraviglia che suscitano ad ogni svoltar di foglio. Dell’Acqua eccelle nella capacità di scoprire e di mettere in pagina le immagini sontuose di dipinti, di mosaici, di sculture, di fotografie, come a livelli meno austeri e colti ha già dimostrato attraverso le annate della rivista “Gastronomie et Tourisme”, che cura meticolsamente insieme al bravo editore di altri suoi volumi (Fontana).
I testi, brevi e monotematici, centrati su un personaggio, su una vicenda storica, su una curiosità tecnica, non si impongono per una quasi impossibile sistematicità o per una spacciata erudizione (dicevo dell’umiltà di Dell’Acqua), ma per la loro gradevolezza. Chiunque, anche l’enologo colto, il sommelier scafato o il semplice bevitore curioso, avrà qualcosa da imparare. Astemi astenersi? Non direi, purché disposti ad ammettere con rincrescimento che la mancata facoltà di empiria li trattiene sulla porta di un mondo straordinariamente umano e ricco.
CLAUDIO MÉSONIAT
Articolo a cura di Rocco Lettieri,
pubblicato su il GIORNALE DEL POPOLO del 24 dicembre 2008

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