Anteprima Vernaccia di San Gimignano 2014

Anteprima Vernaccia di San Gimignano 2014
A cura di Rocco Lettieri
Una bella giornata ci ha accolti a San Gimignano già a partire dalla domenica sera, dove all’Hotel San Paolo c’è stata anche la presentazione dell’arrivo del nuovo direttore, Stefano Campatelli, già a noi molto conosciuto per i suoi trascorsi in quel di Montalcino. Qui è seguita anche la cena con i produttori e i primi assaggi dei vini che il giorno dopo avremmo ritrovato in degustazione con i bravi sommelier al Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada. Una mattinata fredda, ma con sole, ci ha accompagnati nella sala Dante (straordinario scenario di storia rinascimentale) gremita all’inverosimile, con il primo saluto da parte di Letizia Cesani, nel suo ruolo di presidente del Consorzio della Denominazione Vernaccia di San Gimignano: “Per alcuni di voi, che la frequentano da anni, rappresenta un’occasione per conoscere le caratteristiche della nuova annata, per altri l’opportunità per scoprire uno dei vini bianchi più antichi e rari d’Italia, che vanta una storia secolare. Il territorio di San Gimignano è custode del vitigno Vernaccia di San Gimignano ed è la sintesi dell’Italia in cui vorremmo vivere: un luogo dove il passato è la radice del presente, dove la cultura antica e la tradizione hanno subito un processo di rinnovamento, ma non di negazione, per dare vita ad una realtà produttiva che fa della qualità e dell’identità territoriale non solo fonte di sostegno economico, ma anche da diffusore della nostra cultura e della nostra storia. Una comunità che vive in simbiosi con un ambiente unico al mondo, che siamo ogni giorno impegnati a salvaguardare, curare e fare crescere. Fare vino a San Gimignano non è solo business, non può esserlo, i tempi di rientro degli investimenti in questa terra sono quelli che decide la natura e non si possono fare solo valutazioni economiche. Fare vino per noi è un atto sociale, culturale, una continua testimonianza che per la qualità e la creatività c’è ancora spazio in questo paese e che se lavoriamo insieme, con un obiettivo condiviso, lo sforzo di ciascuno sarà minore e il risultato maggiore”.

L’incontro, giunto alla nona edizione, vedeva in degustazione la Vernaccia di San Gimignano DOCG confrontarsi quest’anno con il Grüner Veltliner: “Dall’Elsa al Danubio”. A presentare l’evento il giovane e capace Francesco Falcone, collaboratore di Enogea, che ha fatto una prolusione dei due vini. Per la Vernaccia di San Gimignano ci ha detto: “Ci sono vini che noi addetti ai lavori definiamo “sotterranei”. Oppure silenziosi. Altrimenti chiusi, lenti, complicati. Aggettivi che bene si prestano, quale più, quale meno, alla personalità della Vernaccia di San Gimignano, bianco tra i più interessanti e allo stesso meno esplorati dell’Italia centrale. Un vino che quando è interpretato con sincerità, mai cede alle lusinghe del frutto e dell’aromaticità rassicurante, proponendo invece un repertorio espressivo fatto di ruvidezze terragne e di dissonanze olfattive: vere e proprie insidie per il bevitore alle prime armi o per il degustatore frettoloso. Per questa ragione, se per tutti i vini vale il principio veronelliano secondo cui si deve degustare con amore (ovvero con tutte le attenzioni possibili), per la Vernaccia (la cui etimologia rimanda al “vernacolo” e dunque alla sua terra d’origine) quel precetto si fa ancora più stringente, necessario. A questo punto, l’unica conclusione possibile è forse la più elementare: assaggiatelo e “ascoltatelo” con calma questo bianco così particolare e cercate di percepirlo parola per parola, frase per frase, parte per parte. È solo così facendo che, alla fine, se ne avrete voglia, potrete capirlo – e magari amarlo – un pò di più”. La batteria proposta vedeva 7 vini: Tenuta Le Calcinaie – Vernaccia di San Gimignano Riserva Vigna ai Sassi 2012; Colombaio di Santa Chiara – Vernaccia di San Gimignano Selvabianca 2011; La Lastra – Vernaccia di San Gimignano Riserva 2010; Fattoria San Donato – Vernaccia di San Gimignano Riserva Benedetta 2009; Panizzi – Vernaccia di San Gimignano Riserva 2006; San Quirico – Vernaccia di San Gimignano Riserva Isabella 2004; Cesani – Vernaccia di San Gimignano Sanice 2002. La bravura di Francesco ci ha fatto davvero apprezzare il “suo” pre-lavoro di selezione. Bravi a tutti con un plauso al Sanice 2002 di Letizia. Il voler credere in un vino straordinario. Da segnalare anche il Colombaio di Santa Chiara Selvabianca, per freschezza e complessità.
Per il vino “estero”, dell’Austria, il Grüner Veltliner, Francesco Falcone ci ha detto: “Carta geografica alla mano, dai bianchi prodotti a ovest di Vienna un assaggiatore inesperto potrebbe a giusta ragione aspettarsi vini di impostazione estremamente nordica, segnati da durezze di tipo germanico, e invece una volta assaggiati non esiterà a ricredersi, scoprendo liquidi che spesso richiamano l’Alsazia e la Borgogna. In particolare sul versante del Grüner Veltliner, la più popolare e diffusa varietà austriaca che nei distretti del Wagram, del Kamptal, del Kremstal e della Wachau ottiene risultati anche superiori (in termini di originalità e di personalità) a quelli del più celebre Riesling. La bassa piovosità dovuta alla protezione delle montagne a nord, l’aria calda proveniente dalla pianura pannonica a est, lo straordinario contributo termico del Danubio, la qualità dei terreni (leggeri e minerali) e una gestione viticola assai consapevole da parte dei più bravi vignaioli locali sono elementi che si traducono in bottiglie di pienezza, generosità e personalità sorprendenti. In gioventù – e nelle versioni meno ambiziose – il Grüner è un bianco “sereno” nei modi e versatile negli abbinamenti, ma nelle migliori condizioni possibili – e dopo qualche anno di affinamento in bottiglia – può raggiungere un profilo fine e profondo a un tempo, di attraente completezza, Al contrario di quanto accade con i Riesling più affermati della Germania, qui non è l’acidità vibrante, né lo zucchero che la fodera, a dettare le regole del gioco, poiché si tratta di vini più paffuti, più fisici, più fibrosi, assai contenuti nel residuo zuccherino e ben proporzionati nei valori acidi. Vini che tuttavia poggiano su quelle doti di purezza, di sapidità e di longevità che sono tipiche dei grandi bianchi nordici, e che per questa ragione sembrano essere stati modellati con un calibrato impasto luce e di terra”. Questa la serie proposta: Weingut Nigl- Kremstal Reserve Herzstück vom Kirchenberg Grüner Veltliner 2012; Weingut Knoll – Wachau Loibenberg Smaragd Grüner Veltliner 2010; Weingut Bernhard Ott- Wagram Rosenberg Erste Lage Grüner Veltliner 2009; Weingut Prager – Wachau Achleiten Stockkultur Smaragd Grüner Veltliner 2008; Weingut Franz Hirtzberger- Wachau Spitzer Rotes Tor Smaragd Grüner Veltliner 2004; Weingut Schloss Gobelsburg – Kamptal Reserve Grub Erste Lage Grüner Veltliner 1999; Weingut Mantlerhof – Kremstal Lössterrassen Kabinett Grüner Veltliner 1987. Inutile dire che a questi vini c’è poco da aggiungere: freschezza, aromaticità contenuta, “untuosità setosa”, quel tocco di fumée e quel finale minerale che ti dice tutto sulla bravura di questi piccoli e straordinari produttori che amano il loro territorio e lo tengono ben stretto… nel loro liquido dorato.
Un pò di storia sulla Vernaccia
La Vernaccia di San Gimignano fu il primo vino italiano ad ottenere la DOC nel 1966, e la DOCG nel 1993. La Vernaccia di San Gimignano è un vino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati che si accentuano sull’oro antico con l’invecchiamento. Il profumo è fine, delicato con sentori fruttati e floreali in età giovanile. Con l’affinamento e l’invecchiamento sviluppa il caratteristico sentore minerale di pietra focaia. Al gusto è un vino asciutto, armonico, sapido. Pur gradevole da giovane, sorprende spesso per le capacità di invecchiamento evolvendo note, sia olfattive che degustative, complesse e minerali. Non a caso è uno dei pochissimi vini bianchi prodotti anche nella tipologia riserva. Ĕ un vino che si esalta negli abbinamenti gastronomici: ottimo con i piatti a base di pesce, straordinario e sorprendente sulle carni bianche. Il Disciplinare di produzione prevede quale area di produzione delle uve esclusivamente il territorio comunale di San Gimignano e che il vino sia prodotto in vigneti composti per almeno l’85% dal vitigno Vernaccia di San Gimignano, consentendo una presenza massima del 15% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana. Non è consentito, ad esempio, l’impiego dei vitigni: Traminer, Müller Turghau, Moscato Bianco, Malvasia di Candia, Malvasia Istriana, Incrocio Bruni 54. I vitigni Sauvignon e Riesling possono concorrere nella misura massima (da soli o congiuntamente) del 10%. Con le migliori uve selezionate si ottiene la tipologia Riserva, per la quale è previsto un periodo di affinamento non inferiore a 11 mesi in cantina (in acciaio o legno) ed un ulteriore periodo di affinamento di almeno 3 mesi in bottiglia prima dell’immissione al consumo. La resa per ettaro non deve superare i 9° q.li per Ha. La vinificazione delle uve e l’affinamento del vino devono avvenire all’interno dell’area di produzione. Il territorio di produzione delle Denominazioni tutelate ricade interamente all’interno del Comune di San Gimignano, collocato nella parte nord-ovest della provincia di Siena, nel cuore della Toscana. E’ un territorio interamente collinare collocato tra i 200 ed i 400 m s.l.m., i suoli sono di origine pliocenica, risalenti a 6,8 – 1,8 milioni di anni fa. L’area è caratterizzata da un clima mediterraneo con estati piuttosto siccitose, inverni non particolarmente rigidi e piovosità concentrate in due periodi: Aprile/Maggio e Novembre, con temperature che variano dai -5°C ai +37°C. La zona beneficia in tutti i periodi dell’anno di una buona ventilazione, rari gli episodi di nebbia. I terreni destinati alla produzione viticola sono collocati ad un’altitudine compresa fra i 200 ed i 400 m s.l.m. Quelli destinati alla produzione della Vernaccia di San Gimignano sono per la maggior parte formati sui depositi pliocenici marini e costituiti da sabbie gialle (tufo) ed argille gialle che risultano, a loro volta, spesso stratificate su argille più compatte e presenti in profondità. Inoltre sono terreni fortemente caratterizzati dalla presenza di sabbia e quasi privi di scheletro, incoerenti, favorevoli quindi alla penetrazione delle radici delle piante. Sono generalmente poveri di sostanza organica e grazie alla sabbia risultano ben drenati. Proprio la sabbia, il tufo, è l’elemento pedologico caratterizzante dal punto di vista viticolo-enologico per la sapidità che conferisce ai vini che ne derivano.
La personale degustazione
Il Consorzio della Denominazione San Gimignano, insieme ai produttori associati, ha presentato ai giornalisti, operatori e pubblico le nuove annate di Vernaccia di San Gimignano che usciranno sul mercato nel corso del 2014: la vendemmia 2013 per la tipologia “base”, la 2012 per la Riserva. Trentasei le aziende che presentavano 64 vini. 41 le “basi” in anteprima del 2013, 7 della vendemmia 2012 e 2 dell’annata 2011. Per le riserve: 5 del 2012; 8 del 2011 e 1 vino del 2010. Dalle indicazioni ricevute dai produttori presenti si è potuto capire che la vendemmia 2013 ha chiuso bene un’annata che era partita con una certa difficoltà dopo un decorso invernale normale, ma con una primavera fredda e piovosa, che se da una parte ha ripristinato le falde acquifere sotterranee che necessitavano di essere riequilibrate dopo la siccità del 2012, dall’altra ha rallentato la fase vegetativa delle viti, partita in ritardo, e favorito le condizioni per lo sviluppo delle più comuni malattie della vite che ha costretto i produttori ad un attento monitoraggio delle vigne. Queste condizioni hanno portato ad una vendemmia “tardiva” rispetto al trend degli ultimi anni, ma nella norma rispetto al lungo periodo per il vitigno Vernaccia di san Gimignano, che vede nella seconda metà di settembre la corretta maturazione delle uve. Il sole di agosto e settembre, insieme all’elevata escursione termica tra giorno e notte, hanno alla fine garantito la perfetta maturazione delle uve, sane al momento della raccolta e con una grande complessità aromatica e un’elevata acidità che oggi si riscontra nei vini imbottigliati. Pertanto l’annata 2013 ha confermato a cinque mesi dalla vendemmia le aspettative dell’andamento climatico della primavera e dell’estate da una parte e lo stato sanitario e di maturazione delle uve dall’altra; vini pertanto di buon equilibrato, con acidità elevata a garanzia di freschezza e ricchezza di profumi floreali; quasi sempre presenti note agrumate (ananas e pompelmo) e sentori di frutti a polpa bianca (pesca, mela, banana). Molti i vini ancora “prova di botte” con solforosa elevata con qualcosa anche come residuo da imbottigliamento.
I vini che più mi hanno “deliziato” sono quelli delle aziende: Casa alle Vacche; Colombaio di Santa Chiara; Il Palagione; La Gentilesca della Fattoria di Monteoliveto; La Lastra; Lucii Libanio (una vera novità); Macinatico; Panizzi; Tenuta Le Calcinaie di Simone Santini (che ha impressionato per equilibrio); Teruzzi & Puthod. Le 5 riserve 2012 si confermano in toto; tra le riserve 2011 da segnalare: Vigna ai Sassi (Le Calcinaie); L’Albereta (Il Colombaio di Santa Chiara) e Vigna a Solatio (Casale Falchini).
Vini questi che avrebbero bisogno di essere dimenticati in cantina per almeno i primi 18 mesi. Impossibile degustarli in fasce. Sono vini che hanno bisogno di tempo. Si spera che l’arrivo di Campatelli possa portare buoni frutti… di longevità, anche per salvaguardare il nostro palato.

Consorzio della Denominazione San Gimignano
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