BIBBIANO a Firenze – Verticale Capannino e Montornello

Degustazione a Firenze, Hotel Savoy per i 50 anni delle prime bottiglie  dell’azienda Agricola Tenuta Bibbiano di Castellina in Chianti

Notizie su Castellina in Chianti

Castellina in Chianti è una tranquilla e ricca cittadina di collina che un tempo rappresentò la linea di confine dell’infinita guerra tra Firenze e Siena. Una singolare testimonianza di quel periodo è rappresentata dalla Via delle Volte, una galleria coperta che un tempo faceva parte delle fortificazioni della città. Il vecchio forte, nella piazza centrale, è ora la sede degli uffici municipali. Il comune si estende per 99,45 chilometri quadrati sulle colline che separano le valli dell’Elsa, del Pesa e dell’Arbia, ed è interamente compresa nel territorio del Chianti Classico. L’intero territorio risulta ricco di reperti e di luoghi i cui nomi rimandano direttamente a insediamenti d’epoca etrusca e romana. Lo sviluppo di Castellina venne favorito dalla sua posizione sulla via più breve che collegava Firenze e Siena tanto che, quando venne fondata la Lega del Chianti, Castellina diventò per un certo periodo il suo centro amministrativo. Il territorio di Castellina è caratterizzato da numerosi castelli, talora appartenuti a dinastie feudali come Monternano, le cui rovine ancora oggi testimoniano il potere degli Squarcialupi. Altre rovine, come quelle di Rencine, ricordano a malapena il piccolo forte che si ergeva al di fuori delle mura di Monteriggioni. Ci sono poi Pietrafitta e Grignano, menzionati nella donazione fatta dal Marchese Ugo all’Abbazia di Marturi nel 998, e la Leccia, poi trasformata in villa-fattoria. Il territorio è inoltre costellato da chiese che hanno mantenuto le tracce della loro originaria struttura romanica: le pievi di Sant’Agnese, di Lilliano e di San Leonino in Conio, la canonica di Rencine e le chiese di Piazza, Ricavo, Monternano, Cispiano, Montanino, Protine e Leccia.

 

 

L’azienda Tenuta di Bibbiano

La Tenuta di Bibbiano è situata nel cuore del territorio storico del Chianti Classico. In queste terre il vigneto è da sempre stato presente, diventando una tradizione imprenditoriale che è oggi mantenuta viva grazie al metodo agricolo classico dagli attuali proprietari Tommaso e Federico Marrocchesi Marzi. Realizzati tra il 1959 ed il 1970, e per la maggior parte rinnovati tra il 1998 ed il 2005, i vigneti si estendono per circa 25 ettari , tra i 270-300 metri di altitudine, disposti su declivi collinari che godono di un’ottima esposizione sud-sud Est. Vigneti costituiti da impianti di uve rosse di Sangiovese e di Sangiovese Grosso; in piccola parte da vitigni Merlot, Colorino e Canaiolo, allevati seguendo rigorosamente pratiche biologiche volte a rispettare il territorio circostante e a conservarne tipicità e caratteristiche, producendo vini di ottima qualità nel segno della tradizione. Guidati dall’esperienza di Giulio Gabelli, che iniziò la sua professione nel mondo del Chianti Classico proprio a Bibbiano nel 1942, introdotto da Pier Tommaso Marzi, il patriarca, e dalla professionalità di Stefano Porcinai, i nuovi impianti sono caratterizzati da una densità di circa 5000 viti per ettaro, con un sesto di impianto molto corto. L’azienda produce inoltre un caratteristico Olio Extra Vergine d’Oliva grazie alle 3000 piante di olivo circondate da campi di cereali e da boschi naturali di querce, lecci e cipressi.

 

Nella nostra filosofia il prodotto deve essere il meglio dell’espressione naturale del territorio Bibbiano. Siamo biologici e abbiamo un approccio in cantina molto semplice che ci permette di creare  vini puliti ed eleganti” – ha commentato Tommaso Marrocchesi Marzi nella presentazione tenutasi a Firenze, nelle sale dell’Hotel Savoy, per una trentina di addetti ai lavori (giornalisti, wine lovers e amici del settore). “Ogni anno – ha continuato Tommaso – realizzano circa 100.000 bottiglie, ripartite in quattro etichette: Chianti Classico DOCG, Riserva “Montornello”, Gran Selezione “Vigna del Capannino” e una chicca da appassimento, il Vin Santo “San Lorenzo a Bibbiano”. Etichette dal sapore antico, originali per sviluppo gustativo e indimenticabili per dimensione, capaci di esprimere se stesse e il terroir di origine con fedeltà, anche a distanza di numerosi anni dalla vendemmia”.

 

Tommaso che ha diretto la degustazione ha avuto come spalla il famoso enologo Maurizio Castelli che dal 2017 è enologo a tempo pieno della cantina e scelta di spicco per proseguire nella strada chiantigiana già segnata negli anni da Giulio Gambelli e Stefano Porcinai.

 

 

La degustazione

La scelta dell’azienda è andata su due vini emblematici in doppia verticale, il Capannino e il Montornello nelle annate: 1994-1996-1999-2005-2008. Tutti vini creati da Giulio Gambelli (il Bicchierino) tranne l’ultima annata, la 2008, che è stata seguita “in comproprietà” con Stefano Porcinai, poiché Giulio cominciava ad avere problemi gravi di salute. Tre annate definite dai critici “fredde e difficili”, la 1994, 1996 e 1999, poi la 2005, annata poco considerata che ha avuto bisogno di tempo per poter essere annoverata annata di ottimo livello, e, infine, la 2008 che a detta di molti può essere considerata l’annata ideale per un vino di stoffa chiantigiana.

 

 

Si è iniziato dai due vini più vecchi: Montornello e Capannino 1994.

Prima coppia:

Per Montornello 1994 abbiamo colori granata chiari, con pochi sentori di terziario, prugne secche, bacche di ginepro, spezie leggere; una bocca morbida con spinta acidula, tannini ancora grintosi; una persistenza corta nel retro gola con gusti verdi anche balsamici.

 

Il Capannino 1994 ha colori granata chiari (da pinot nero borgognone) con unghia bianca ben staccata; al naso è ancora chiuso, sentori scarsi che vanno verso una frutta matura (prugna, confettura di ciliegia) e sentori verdi di rabarbaro; in bocca ha equilibrio e piacevolezza, buona sapidità e tannini senza spigoli. Un incredibile finale asciutto e secco dona qualche punto di vantaggio sul pur ottimo Montornello.

Punteggio: 92 (M) – 94 (C)

Seconda coppia:

Montornello 1996, colore rosso rubino carico, granato cupo; al naso ha finezza ed eleganza con sentori di spezie nobili e finale fresco di alloro; in bocca è armonico, caldo, rotondo, con buona salinità e permanenza acidula sino nel retro gola che chiude su note di chiodi di garofano, noce moscata con un tocco cacaoso.

Capannino 1996, colore rosso rubino carico, violaceo intenso; naso di frutta nera matura con note di macchia mediterranea e foglie di tabacco da pipa; in bocca è da subito grandioso, amplificato da una suadenza dolce dei tannini, con acidità spinta che porta in finale freschezza di lentisco, mirto e note cioccolatose balsamiche. Una bella esperienza.

Punteggio: 94 (M) – 96 (C)

Terza coppia:

Montornello 1999, rosso rubino granato, violaceo; unghia ben staccata e archetti stretti sulle pareti del bicchiere; al naso ha da subito sentori di cuoio, pelle conciata, note speziate di china calissaja e ginepro; in bocca è grintoso con tannini ancora presenti ma non ruvidi, ottima acidità unitamente a sapidità che fa salivare il retro gola. Un vino che va dall’elegante al rustico, di grande beva e piacevolezza, con finale vibrante e carnoso. Grande tenuta nel tempo.

Capannino 1999: rosso rubino violaceo carico, unghia ben staccata. Finezza e grande qualità nell’aspirazione che ricorda frutti neri e rossi (mora, mirtillo, ribes) e finale balsamico di eucalipto; in bocca ritroviamo le stesse note avvertite al naso con tannini ancora aspri e con acidità spiccata. Una bocca appagante e di buona lunghezza che convince un pò meno del vino con cui fa coppia.

Punteggio: 96 (M) –  94 (C)

Quarta coppia:

Montornello 2005: colore rosso rubino carico, violaceo melenzana; unghia staccata, glicerina ben ferma sulle pareti del bicchiere; naso pulito, espressivo, ciliegia sotto spirito, china calissaja, rabarbaro e sentori di macchia mediterranea; bocca calda, rotonda, acidula con sapidità, tannini levigati di grande suadenza; retrogusto di buona permanenza su note di liquirizia.

Capannino 2005: colore rosso rubino intenso, violaceo intenso; naso davvero splendido, frutta e confettura, ricco di rimandi speziati con finale verde di foglia di tabacco essiccato del sigaro toscano; finale di bosco autunnale. Bocca calda, rotonda, ampia, con tannini setosi, quasi femminili; un vino che potrebbe non trovare abbinamento al cibo, capace di farsi degustare come vino da meditazione con qualche buon cioccolato e pan pepato toscano. Un sogno di vino.

Punteggio: 95 (M) –  97 (C)

Quinta coppia:

Montornello 2008: colore rosso rubino violaceo carico; unghia bianca e ben staccata; glicerina che forma archetti stretti  e lunghi sulle pareti del bicchiere; naso elegante, fine, fruttato di melograno, gelso, confettura di prugna con finale mentolato che riempie di freschezza le narici; in bocca è caldo, rotondo, con tannicità ben presente sulla prima bocca ma non scostante che si prolunga nel retro gola mantenendo una freschezza senza fine su note di liquirizia nera. Note di mineralità di pietra focaia. 

Capannino 2008: rosso rubino carico, violaceo, lucido e brillante; naso di bella freschezza con molte sfumature fruttate (mirtillo, ribes nero, mirto) e spezie nobili di anice stellato e chiodi di garofano; in bocca è un meraviglioso insieme di vibrazione acidula con tannicità vivida, salinità e integrità che porta ad un cambio di lingua continuo; retro gola ben fermo, lungo su note di mentuccia e note jodate salmastre. Vino territoriale e di grande espressione “chiantigiana”, un grande vino “selezionato”.

Punteggio: 98  a  98 (un pari senza eguali)

 

Chiusura:

Esperienza esclusiva. Grazie Tommaso. Molti interessanti gli assaggi. Grande pulizia dei vini, finezza, eleganza, longevità. Profumi netti, uso del legno discreto, spezie nobili non invasive. In bocca equilibrata muscolatura, freschezza e acidità confermano la tenuta nel tempo,  la suadenza dei tannini sorprende per alcuni vini che hanno superato già superati i 20 anni. Vini con cui si può interagire con francescana pazienza.

 

Alcune foto in ricordo di Giulio Gambelli

 

 

 

 

 

 

 

 

Giro d’Italia a Castellina in Chianti

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A cura di Rocco Lettieri