Incontro al Westing Palace di Milano per PROGETTO 2000
“Chianti Classico 2000” presentato a Milano
Giornata dedicata ad una grande eccellenza vinicola italiana, quella al Westin Palace di Milano dove il Consorzio Chianti Classico si è presentato in grande stile, con il consueto supporto professionale e appassionato dei sommelier di AIS (Associazione Italiana Sommelier).
Il presidente del Consorzio di Tutela Giovanni Manetti e l’enologo Carlo Ferrini hanno guidato una masterclass decisamente particolare. La degustazione era infatti ispirata al Progetto “2000”, nato alla fine degli anni Ottanta, una ricerca del Consorzio sui vitigni, sulla storia secolare e sulla difesa del territorio e dei suoi confini.
Il progetto, avviato alla fine degli anni Ottanta, fu coordinato dal Consorzio del Chianti Classico con la collaborazione di due centri accademici d’eccellenza: l’Università di Firenze e l’Università di Pisa. Lo scopo era chiaro: migliorare la qualità dei vini del Chianti Classico attraverso una riorganizzazione profonda della filiera viticola. Gli obiettivi specifici comprendevano: una gestione più razionale del vigneto, tecniche di coltivazione più efficaci e sostenibili, rinnovo del materiale vegetale e selezione dei migliori cloni, riduzione dell’impatto ambientale e adattamento ai microclimi locali. Il progetto si estese su larga scala, configurandosi come una vera e propria “rete sperimentale”: 16 vigneti sperimentali piantati ex novo (25 ettari totali); 5 cantine destinate alle microvinificazioni; 10 stazioni agro-meteorologiche per il monitoraggio microclimatico. Durata complessiva: 16 anni, con fasi di test in campo, analisi dei dati e diffusione dei risultati.
Un progetto durato sedici anni che si poneva l’obiettivo di migliorare la gestione del vigneto, rinnovando la viticoltura e le tecniche di coltivazione e razionalizzando la produzione dei vini di qualità. “Con quel progetto vennero piantati i cloni “2000” che hanno portato un forte miglioramento alla coltivazione – ha sottolineato Giovanni Manetti – Dopo il momento di svolta, avvenuto nel 1984, nel 1987, la grande intuizione di far partire il progetto “Chianti 2000”. Una ricerca che mirasse a migliorare la qualità del Sangiovese, e potesse fare a meno dell’apporto dei vitigni internazionali”.
Carlo Ferrini fu l’enologo a capo di quel progetto e così ci racconta i 30 anni: “Oggi è come tornassimo indietro di moltissimi anni. Siamo negli anni ‘80 quando si vedevano molti enologi, ma pochi agronomi. Allora i problemi erano numerosi quanto i dubbi in vigna. Il presidente di quell’epoca, Lapo Mazzei, fu meraviglioso nell’affrontare tutto ciò, consentendoci di individuare 239 cloni sui tre vitigni più rappresentativi del Chianti Classico: Sangiovese, Canaiolo e Colorino per capire se potevano essere replicate nei vivai”.
Di questi 239 ne furono selezionati 34 per la sperimentazione: 24 Sangiovese, 8 Canaiolo, 2 Colorino. Poi altri 7 cloni di Sangiovese e 1 di Colorino omologati nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite tra il 1999 e il 2003, con la sigla CCL 2000/1-8. Nel 2012 furono inseriti altri 3 nuovi cloni “Chianti Classico 2000” (CCL 2000/9-11): 2 Sangiovese, 1 Canaiolo*), portando così a 11 cloni ufficialmente registrati. La selezione si è basata su caratteristiche agronomiche e qualitative precise e grazie a queste innovazioni, circa il 60% dei vigneti del Chianti Classico è stato reimpiantato dagli anni Ottanta a oggi utilizzando i nuovi materiali clonali e i protocolli agronomici del progetto.
Se il Chianti Classico oggi è in crescente crescita qualitativa, il merito è anche di quanto fu fatto allora, anche se le selezioni clonali non vennero certo immediatamente condivise. E’ ancora Carlo Ferrini a ricordare: “Con il mio fascicolo contenenti i risultati delle nostre ricerche clonali, mi presentai ad una commissione di professori universitari e uno di loro, rifiutando le mie tesi, letteralmente lo lanciò lungo il tavolo. Ma non mi persi d’animo, andammo avanti e oggi possiamo degustare insieme undici vini realizzati con quei cloni “Chianti Classico 2000”.
A distanza di oltre trent’anni, i risultati sono tangibili e riconosciuti a livello internazionale: Miglioramento della qualità media dei vini Chianti Classico, con maggiore finezza aromatica e struttura equilibrata. Miglioramento delle tecniche di gestione del vigneto, più razionali e sostenibili. Contributo concreto alla sostenibilità ambientale, con minore impiego di fitofarmaci e trattamenti. Costanza qualitativa anche in annate difficili, grazie a cloni più resistenti e adattabili. Maggiore immunità o resistenza alle malattie virali. Tannini più morbidi e maturi, che hanno permesso uno stile di vino più elegante. Minore utilizzo di legni piccoli, soprattutto per i Chianti Classico d’annata, in favore di uno stile più autentico e territoriale. Progressiva riduzione dell’uso di varietà internazionali nei blend, con un ritorno convinto all’identità del Sangiovese.
Oggi il Chianti Classico gode di una reputazione rinnovata e internazionale. I vini mostrano maggiore definizione, eleganza e riconoscibilità territoriale; la denominazione ha saputo passare da una produzione di massa a una viticoltura di precisione, basata su ricerca, selezione e conoscenza. Il Chianti Classico 2000 non è stato solo un progetto di ricerca, ma una vera rivoluzione silenziosa.
Il racconto di come si è sviluppato ed evoluto il progetto lo si è visto nei bicchieri con la degustazione a Milano della selezione di 11 vini, diversi per zona e produttore, accomunati dal fatto che provenivano tutti da cloni ottenuti dal progetto Chianti Classico 2000. Una sorta di fotografia delle migliori selezione clonale, prevalentemente del Sangiovese codificale con la distinzione delle 11 UGA: Castell’in Villa 2010; Tenuta di Lilliano 2015; Fontodi 2019; Principe Corsini 2020; Nittardi 2021; Fattoria San Giusto a Rentennano 2021; Castello di Fonterutoli 2021; Istine 2021; Antinori 2022; Castello Vicchiomaggio 2022; Riecine 2023.
Nel pomeriggio è seguita un’ampia degustazione del Chianti Classico con oltre 60 cantine e 200 etichette. L’appuntamento ha presentato una panoramica completa sulla Docg, grazie alla presenza diretta dei produttori.
La giornata ha anche offerto un approfondimento sull’Olio DOP Chianti Classico, con un banco di assaggio dedicato di ben 10 case vinicole. In sala inoltre c’era la possibilità di degustare una selezione di altrettante etichette di Vin Santo del Chianti Classico.





















