PODERE FORTE – Quinta edizione per GIULIO GAMBELLI

REINCONTRARE GIULIO GAMBELLI

 5° Edizione a Podere Forte

 Venerdì 20 Marzo 2026

In occasione dell’incontro voluto da Pasquale Forte, da tenersi a Castiglione d’Orcia, nella chiesa di San Simeone di Rocca D’Orcia, con tema: “UN NUOVO RINASCIMENTO DEL VINO: LA VITE NELL’ERA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO” si è voluto, e per la quinta volta, dedicare l’incontro al compianto Giulio Gambelli, personaggio che in Toscana è straconosciuto nell’ambito enologico, a cui, proprio nel 13 de mese scorso, l’ASET (Associazione Stampa EnoGastroAgroAlimentare Toscana), nell’ambito delle Anteprime del Vino a Firenze, come ogni anno e da ben XIV edizioni, hanno consegnato il Premio Kyle Phillips 2025 in nome del giornalista prematuramente scomparso, che aveva raccontato il vino con originalità e senza pregiudizi.


Il Premio è andato ad Alessandra Piubello, giornalista, scrittrice e curatrice della Guida Oro I Vini di Veronelli, nel primo giorno della Settimana delle Anteprime del Vino Toscano 2026. Ad esprimere il nome della collega premiata è stata una commissione composta dai soci Aset e coordinata da Marzia Morganti. “Non un premio alla semplice memoria, ma un modo concreto, per quanto possibile, di tenere in vita lo spirito professionale del collega cercando ogni anno di ritrovarne l’estro e la capacità professionale nel corpo e nel mestiere di altri giornalisti che con analoga tempra, indipendenza e autonomia di giudizio rinnovano il meglio della nostra professione, così come era nello stile dell’ottimo Kyle”, ha sottolineato il Presidente di ASET Leonardo Tozzi.   

Ma sempre in memoria di Giulio Gambelli, il giorno dopo 14 Febbraio, a Montepulciano è stato consegnato il Premio Gambelli 2026 che è stato assegnato assegnato a Francesco Baldacci. Il premio, promosso e organizzato da Aset in collaborazione con il network Igp, celebra ogni anno il talento di giovani enologi che si sono distinti per competenza, dedizione e capacità di interpretare al meglio il territorio, incarnando i valori che hanno reso grande la figura di Giulio Gambelli nella storia del vino italiano.

Siamo orgogliosi di poter premiare un giovane talento come Francesco Baldacci – ha affermato Leonardo Tozzi, Presidente di Aset – Con la sua professionalità e capacità di saper leggere e interpretare il territorio toscano, Baldacci ha rappresentato al meglio lo spirito del Premio Gambelli tra i tanti campioni passati al giudizio della giuria. Il suo percorso è il segno tangibile di come la tradizione e l’innovazione possano andare di pari passo, dando nuova linfa al nostro patrimonio per questo, a nome di tutta l’Associazione, rivolgo a Francesco i nostri più sentiti complimenti e l’augurio di continuare a crescere, mantenendo viva la passione e la cura che hanno contraddistinto il Maestro Gambelli”.

Il riconoscimento premia ogni anno l’enologo il cui lavoro abbia saputo incarnare al meglio l’idea di vino portata avanti da Giulio Gambelli: esaltazione delle tipicità di ogni vitigno, delle caratteristiche del territorio e dell’annata vendemmiale. Tra i requisiti fondamentali per poter partecipare, essere un professionista che nell’anno solare di emanazione del bando non abbia superato i 40 anni di età e laurea per titolo di enologo.  

Dopo questi due incontri dove si è ricordato Giulio Gambelli è la volta di proporlo nell’incontro organizzato da Podere Forte, con in testa Pasquale Forte, e numerosi personaggi dell’enologia italo-francese tra cui possiamo presentare produttori ed eccellenti relatori quali il prof. JACKY RIGAUX che ha dato il benvenuto anche da parte dei produttori francesi.  A seguire dall’Italia il prof. MARIO FREGONI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza che ha parlato di: “Come affrontare i cambiamenti climatici”. Poi è stata la volta di 16 produttori dove ognuno ha presentato due vini in degustazione.

Questi i primi 4:

1) Francesco Ripaccioli di Canalicchio di Sopra (Toscana): Brunello di Montalcino Vigna la Casaccia Docg 2017; Brunello di Montalcino Vigna La Casaccia Docg 2020.

2) Leonardi Berti di Poggio di Sotto (Toscana): Poggio di Sotto Rosso di Montalcino Doc 2022; Poggio di Sotto Brunello di Montalcino Docg 2019.  

3) Federico Radi di Biondi Santi (Toscana): Brunello di Montalcino Docg 2020; Brunello di Montalcino Docg 2019.

4) Alois Lageder (Lageder) Trentino-Alto Adige: Lowengang Chardonnay 2021; Casòn Rosso Tannat e percentuali di altre uve 2019.

 

Coffe break

 

5) Mattia Vezzola (Costaripa) Lago di Garda; Costaripa Maim Valtènesi rosso 2019; Grande annata Rosé Metodo Classico 2019.

6) Luigi Biolatti di Uberti vini (Franciacorta): Franciacorta Extra Brut Comarì Del Salem; Franciacorta Docg Dequinque.

7) Podere Forte di Castiglione D’Orcia (Toscana): Petrucci Melo Orcia Doc 2017; Petrucci Melo Orcia Doc 2021.

8) Giulitta Zamperini di Poggio Grande (Toscana): Sesterzo Orcia Sangiovese 2021; “Di testa mia” Orcia Sangiovese Riserva 2019.

 

Pranzo informale a San Simeone

 

9) Andrea Polidoro di Cupano (Toscana): Les Oiseaux d’Oulan Bator 2024 – Bianco IGT 2024; Brunello di Montalcino DOCG 2021.

10) Marrochesi Marzi di Bibbiano (Toscana): Vigne di Montornello Riserva 1997; Vigne di Montornello Riserva 1997.

11) Alessandro Ceretto di Ceretto (Piemonte): Barolo Docg Prapò 2014; Barolo Docg Prapò 2020.

12) Aldo Vajra – G.D. Vajra (Piemonte): Barolo Coste di Rose DOCG 2022; Barolo Bricco delle Viole DOCG 2022.

 

Coffe break

 

13) Bruno Clavelier (Domaine Clavelier) – Francia – Bourgogne: Chambolle Musigny Premier Cru La Combe d’Orveaux 2020; Chambolle Musigny Premier Cru La Combe d’Orveaux 2020.

14) Christophe Rougeot (Domaine Rougeot) Francia – Bourgogne: Meursault la Velle 2021; Volnay Santenots Cru 2020.

15) Boris Champy di Domaine Boris Champy – Francia – Bougogne; Bourgogne Aligoté Presse Verticale 2023; Bourgogne Hautes Cotes de Beaune Blanc Presse Verticale 2023.

16) Thibault Liger Belair di Liger Belair – Francia –Borgogne: Nuits-Saint-Georges Village “La Charmotte” 2023; Nuits-Saint-Georges “Le Belle Croix”2023.

Dopo i 4 step di degustazione c’è stata la relazione di Gaetano Conte su “Vitis Rauscedo”, quindi di Jean Pierre Giraud di Taransaud e chiusura di Dos Santos di Amorim Cork.

Cena per tutti al Ristorante La Rocca c/o Hotel La Posta di Bagno Vignoni con in abbinamento 12 Magnum di vini di Francia, dell’Alsazia, di Germania e naturalmente di Podere Forte con anche Petrucci 2008 da magnum.   

Presentazione di Giulio Gambelli

Ritornando a parlare di Giulio Gambelli, mi preme ricordare che a presentarmelo fu Carlo Cambi e proprio a casa di Giulio e da allora visto che lavoravo per Podere Forte è sempre stato un susseguirsi di incontri. Ricordo con piacere l’incontro all’Hotel Boscolo di Piazza Esedra a Roma. Un incontro voluto da Davide Bonucci (dell’Enoclub Siena) e da Carlo Macchi, giornalista e scrittore che a Giulio ha dedicato un libro per la serie I Semi di Veronelli: L’uomo che sa ascoltare il vino.

Nel pomeriggio era prevista la “convention” per ricordare Giulio. La parola andò a Carlo e quindi a Davide ma ben presto al microfono si avvicendarono ben altre 15 persone da Chiara Barioffi a Giovanni Livi, da Martino Manetti a Federico Staderini e quindi a Giuseppe Gorelli, Andrea Gabbrielli, Maddalena Mazzeschi, Mirko Pioli, Paolo Salvi e anche chi scrive.  In ognuno di quegli interventi si è potuto cogliere l’umanità dell’Uomo Gambelli, in allocuzioni come: in un mondo di nani lui era un gigante…un uomo al di fuori delle mode…un uomo dai lunghi silenzi e dalla memoria di ferro…con lui ci parlavamo con gli occhi…ha insegnato a fare il vino a chi non lo sapeva fare…ha fatto vini che avevano un’anima.

Un modo di rendere omaggio ad una persona non per ricordarlo ma per “storicizzare” le sue 68 vendemmie fatte tra Chianti, Nobile e Brunello. Due contributi filmati hanno poi illustrato il pensiero “gambelliano”, il primo su Enzo Tiezzi e il secondo su Mario Ciacci. Una maniera semplice per ricordare un personaggio che tanto ha dato al mondo del vino, non un enologo, non un agronomo, ma una genialità nel campo delle conoscenze enoiche sia di campagna che di cantina. Interventi pacati, parole in libertà, assaggi di vini dove la mano di Giulio è stata fondamentale, confronti e ricordi della vita di quello che è stato “il semplice maestro” di moltissimi produttori di grandi vini rossi toscani. 

Giulio è stato senza il forse il più grande interprete vivente del Sangiovese toscano, uno che aveva firmato vini oramai pietre miliari della nostra enologia, un uomo cono­sciuto in tutta Italia, riverito dalla stampa di settore, ammirato e preso ad esempio dagli enologi di mezzo mondo. Eppure a Poggibonsi (nonostante il comune gli avesse conferito più di un premio alla carriera) per i poggibonsesi, Giulio è sem­pre rimasto “Bicchierino“; quello che aveva avuto per tanti anni la tabaccheria in fondo alla via principale, quello che se avevi un problema con il vino “fatto per casa” gliene portavi una bottiglietta e ti diceva, gratis natu­ralmente, cosa fare.

Sono convinto che Giulio fosse ben felice di questo bassissimo profilo e lo avesse coltiva­to con attenzione (parole di Carlo Macchi). Il suo genio si sviluppava oltre i confini della sua città. Tra i suoi amici e conoscenti lui voleva essere considerato una persona “normale” perché così erano più semplici i rapporti, non doveva stare a spiegare quello che faceva; non voleva essere messo su alcun piedistallo, non voleva “giu­stificare” il suo genio.

Un genio che gli aveva fatto mettere il naso e il palato praticamente in tutte le grandi cantine tra il Chianti Classico e Montalcino. I nomi di oggi li conosciamo tutti: Montevertine Le Pergole Torte, Case Basse, Poggio di Sotto, Ormarmi, Villarosa, II Colle; ma come scordarci di Rodano, Bibbiano, Cacchiano, Ulliano. Se poi dovessimo metterci ad andare indietro negli anni arri­veremmo a Fonterutoli, a San Felice e ad una infinità di cantine che, campione alla mano, bussavano alla porta di Giulio per un consul­to.

Ed è sempre Carlo Macchi, il suo mentore, a scrivere: “Una vita piena, quella che voleva, tra vini, caccia e famiglia; una vita a cui non voleva chiedere di più, quasi timoroso di aver avuto troppo. Tutto partiva dal grande dono ricevuto da madre natura, quello di riuscire a capire un vino, a conoscerlo e riconoscerlo al primo assaggio, a saperne con certezza, grazie al suo palato, passato, presente e futuro. Giulio, afflitto praticamente da sempre da una sordità oramai facente parte del perso­naggio, non sentiva le frasi degli uomini ma coglieva alla perfezione ogni sussurro, ogni respiro di un vino. Un dono del genere, certe volte riusciva a metterlo a disagio. Allora lui, persona timida e schiva per eccellenza, per non far sentire inferiore l’interlocutore, si trincerava dentro il personaggio di “Bicchierino“, il semplice amico di tutti. Oggi tutti lo piangono, rendendosi conto che il mondo del vino ha perso non solo un maestro ma forse una delle chiavi per capire veramente il san­giovese”.

 

A cura di Rocco Lettieri