Ristorante – Hosteria CASCINA OVI in Segrate (MI)
CASCINA OVI
Un’anima sarda nel cuore di Segrate
La storia di Cascina Ovi è uno di quei racconti in cui il territorio lombardo incontra, in modo sorprendente, l’anima autentica della Sardegna. Un locale che è un intreccio di memoria, architettura rurale e cultura gastronomica. Cascina Ovi si trova a Segrate, in un’area che fino al Novecento era dominata da campi, rogge e attività agricole. Le sue origini risalgono alla fine dell’Ottocento, quando la cascina era un tipico insediamento rurale lombardo: stalle, fienili, cortili e abitazioni per le famiglie contadine che lavoravano la terra. Con il tempo, come molte cascine dell’hinterland milanese, ha attraversato un periodo di abbandono. La sua rinascita è avvenuta grazie a un progetto di recupero che ha rispettato la struttura originaria, trasformandola in un luogo di accoglienza, ristorazione e cultura. Oggi è un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza gastronomica autentica, ma con un tocco di eleganza contemporanea. La vera particolarità di Cascina Ovi è la sua identità gastronomica: una cucina che porta in Lombardia la tradizione sarda più genuina. Non è un semplice “ristorante sardo”, ma un luogo che valorizza la materia prima dell’isola con un rispetto quasi filologico. La cucina sarda è rustica e nobile allo stesso tempo, e Cascina Ovi riesce a mantenerne l’identità senza cadere nella banalizzazione turistica.
LA CANTINA.
Il meglio dei vini sardi. Tutti gli altri in carta sono “ESTERI”
La Sardegna è una terra di vini straordinari, spesso sottovalutati. Cascina Ovi dedica molta attenzione alla selezione delle etichette, privilegiando cantine che lavorano con cura artigianale. La “Carta dei vini” di Cascina Ovi è costruita per accompagnare la cucina, non per impressionare: ogni bottiglia ha una storia, un territorio, un produttore che lavora con passione.
Si parte dalle “Bollicine” di: Argiolas, Contini, Li Duni, Mancini, Santadi, Soletta e Sella & Mosca.
I “Bianchi” di: Pala, Mesa, Sa Raja, Tondini, Bagella, Su ‘Entu, Cherchi e le stesse degli spumanti.
I “Rossi” di: Deiana, Agripunica, Pranu Tuvara, Tenute Pili, Masone Mannu e le stesse dei bianchi.
Chi scrive esperto in vini di Sardegna, per molti anni ha operato con Santadi, Masone Mannu, Quarto Moro, Cantina di Jerzu e allora vi consiglia:
Vermentino di Gallura DOCG: minerale, elegante, perfetto con pesce e bottarga.
Cannonau di Sardegna: il grande rosso dell’isola, ricco, caldo, con tannini morbidi.
Carignano del Sulcis: uno dei rossi più interessanti d’Italia, profondo e vellutato.
Nasco, Nuragus, Semidano: vitigni autoctoni meno noti ma di grande personalità.
Cascina Ovi è uno di quei posti in cui la tradizione non è un pretesto, ma una promessa mantenuta. La cascina racconta la Lombardia rurale, mentre la cucina e i vini raccontano la Sardegna più autentica. L’incontro tra queste due identità crea un’esperienza che è insieme familiare e sorprendente, come lo è il pane Carasau (raccontato da Grazia Deledda).
Il pane carasau è uno dei pani più antichi del Mediterraneo. Nasce come pane “da viaggio” dei pastori, leggero, sottilissimo, capace di durare mesi. A Cascina Ovi è necessaria una riflessione sul pane, non tanto per affermarne la bontà, scontata in un ristorante di livello, ma il fatto che il ristorante stesso dichiara su una voce del menù: rigorosamente panificato in Cascina, si basa su impasti preparati settimanalmente e fatti cuocere giornalmente. Il pane carasau servito qui arriva da Oliena o da Ovodda e viene fatto in casa come gesto di rispetto verso la tradizione: non è solo un pane, ma un simbolo identitario.
E tra gli altri ingredienti che non si possono dimenticare se si viene a Cascina Ovi è la bottarga di Cabras, uno di quei prodotti che non si raccontano soltanto: si celebrano. E il fatto che Cascina Ovi selezioni le migliori qualità presso pescatori dello stagno più famoso della Sardegna, dice molto sulla loro attenzione alla qualità.
Cabras, nella penisola del Sinis, è un luogo unico: uno stagno salmastro dove da secoli si pescano i muggini (cefali) più pregiati del Mediterraneo. Da queste uova nasce la bottarga più rinomata d’Italia. È un prodotto che richiede tempo, pazienza e una conoscenza tramandata di generazione in generazione. La bottarga dà il meglio di sé quando è grattugiata o tagliata a lamelle sottilissime direttamente sul piatto, senza cottura.
Molti dolci di stile sardo sono fatti in casa, qui a Segrate: le seadas, le pardulas (di Pasqua), i papassinos per Ognissanti, l’aranzada, tipica di Nuoro e del centro Sardegna che è un dolce dal profumo intenso, realizzato con scorze d’arancia candite, miele e mandorle, poi gli amaretti, i Gueffus, i Candelaus e i Sospiri di Ozieri che devono il loro nome alla leggerezza; infatti, si dice che siano capaci di “sparire in un sospiro”. Si tratta di piccoli bocconi di pasta di mandorle molto simili ai gueffus, ma in questo caso glassati e decorati. Spesso si trovano varianti aromatizzate al limone o al mirto. Nati in un contesto conventuale, si diffusero rapidamente anche nelle case, diventando dolci da cerimonia, raffinati e simboli di cerimonie.
*****
Questo mio scritto fa seguito ad un invito a Cascina Ovi per degustare alcuni piatti del menù di Pasqua. Lo scrivo dopo essere tornato a pranzare, a quasi 8 anni dalla mia precedente visita, nel ristorante del fantasmagorico Francesco Rizzo: vi ho trovato – e gustato, e apprezzato – una cucina totalmente nuova pur in continuità con la ormai storica tradizione di un’attività esistente dal 2013.
Mi è stato servito: uovo croccante su spuma di patate, tartufo nero e cialda di Grana Anglona; seada di baccalà mantecato con bisque di gamberi; linguine alla bottarga di muggine e lupini di mare. Non mi dilungherò sulla qualità, eccellente, di ciascuna portata: preferisco impiegare qualche parola per sottolineare come in ognuna convivano una componente di storia e identità, massima nella seada e nelle linguine, e una di sperimentazione, predominante nell’uovo croccante.
Ho condiviso il desco con un piccolo gruppo di commensali e amici: meritano una menzione in questo articolo alcune delle loro opzioni, in particolare il carpaccio di spigola con insalatina di carciofi sardi; la bruschetta con muggine e pomodoro; il calamaro ripieno con broccoli, patata, acciughe del Cantabrico e puntarelle.
Tra i dessert, squisiti il sorbetto al mango e lo strudel alle pere e noci con crema al cioccolato e gelato al pecorino. Qui non si viene per solo cucina: la presenza del già citato patron Francesco Rizzo è, senza dubbio, un gran valore aggiunto per la Cascina. Un piacere conversare con lui: di arte culinaria, di enologia, ma soprattutto di cose sarde in senso lato.
Ci ha anticipato quali saranno alcuni piatti per il pranzo di Pasqua: agnolotti con ripieno di carciofi e ricotta al burro salato; croccante di prosciutto di pecora; costolette di agnello gratinate al pecorino e limone con caponata di fave; pasqualina alle erbe e roast beef di pecora. Tutti piatti fuori menù, che si gusteranno solo in quell’occasione. Chissà che, domenica 5 aprile, qualcuno non decida di prenotare un posto in questa giornata di specialità di terra sarda.
Francesco Rizzo
CASCINA OVI – Ristorante Osteria
Via Olgia, 11
20054 Segrate (Milano)
Tel: +39 02 2139581
Cell: +39 337 1142748
a cura di Rocco Lettieri






















