RATATOUILLE – La magìa Disney Pixar
DAL 17 OTTOBRE NEI CINEMA UNA NUOVA MAGIA DISNEY PIXAR
Quasi due ore di puro divertimento (e non solo per bambini).
Il regista premio Oscar® Brad Bird (Gli Incredibili) e gli straordinari autori dei Pixar Animation Studios (Cars, Alla ricerca di Nemo) presentano la loro nuova e divertente avventura d’animazione RATATOUILLE.
Trama:
Un topo di nome Remy, a dispetto delle aspirazioni della sua famiglia e dell’odio che tutti i ristoranti nutrono contro questi simpatici roditori, coltiva il sogno di diventare un grande chef. Quando il destino conduce Remy nella città di Parigi, questi scopre di trovarsi esattamente al di sotto di un ristorante reso celebre dal suo mito culinario, Auguste Gusteau.
Remy, un piccolo topo parigino con la passione della cucina, sogna di diventare un grande chef, lontano dalle fogne e dalla spazzatura. L’occasione si presenta quando entra per caso da “Gusteau”, un famoso ristorante snobbato dai critici dopo la morte del suo fondatore, un simpatico cuoco che aveva un motto tutto suo: ‘Chiunque può cucinare”. Remy instaura un’improbabile amicizia con lo sguattero del ristorante, il buffo e timido Linguini, che coglie il talento per la cucina del piccolo roditore e si fa aiutare a diventare uno chef coi fiocchi; tra equivoci, fughe rocambolesche e spassose gag, i due inseguono i loro sogni, scoprendo i veri valori dell’amicizia, della famiglia e dell’amore… I due concludono un accordo, innescando una divertente ed emozionante successione di eventi straordinari che metteranno in subbuglio il mondo culinario di Parigi. Remy si ritrova diviso tra la realizzazione dei suoi sogni e il ritorno definitivo alla sua precedente esistenza di topo. In quest’avventura comprenderà il senso della vera amicizia, della famiglia e del non avere altra scelta che quella di essere se stesso, un topo che vuole diventare un grande chef.
Critica e presentazione:
La storia di un topo-chef che conquista il palato del più arcigno dei critici enogastronomici riportandolo ai sapori dei piatti preparati dalla madre quando era piccolo.La Ratatouille è un piatto tipico della cucina francese, che prende il nome dal verbo “touiller” che significa mescolare. Dire fare una“ratatouille” in francese significa mescolare tante cose diverse tutte insieme (e non ha sempre un significato positivo). Infatti, nel piatto vengono mescolate insieme svariate verdure: melanzane, zucchine, peperoni ma anche molti aromi: alloro, timo e basilico.
Ma Ratatouille è anche il nome del cartone animato della Disney Pixar che sta impazzando nelle sale di mezzo mondo. Perché? Perché racconta il mondo delle cucine dei ristoranti non solo ai bambini, ma a tutti, in maniera dettagliata, specifica e divertente allo stesso tempo. Una storia semplice. Un topo (Remy) che vuole diventare il più grande chef di Parigi, aiuta un umile sguattero (Linguini) di un noto ristorante insegnandogli a cucinare. Uno scambio di battute tra i personaggi ricco di informazioni ben precise e di realtà esistenti nelle cucine parigine come in quelle di tutto il pianeta. A cominciare dalla composizione della brigata di cucina, recitata sapientemente dal topolino, fino a finire con la descrizione del cuoco medio: non sempre un artista, ma spesso un “avanzo di galera”.
Il film rivela che le cucine non sono un luogo facile dove si lavora sempre in armonia, ma spesso sono luoghi difficili, dove la gerarchizzazione dei ruoli si fa viva e pesante.
Andiamo al cibo: tutti rigorosamente esistenti gli ingredienti (un particolare riguardo del regista allo zafferano di L’Aquila), i vini citati (Chateaux La Tour 1947) e, molto importante, le ricette, che sono state create fisicamente niente di meno che da Thomas Keller del ristorante The French Laundry di Yountville, California. Uno dei più grandi del mondo. E ovviamente, anche quelle sono state riprodotte in cartone.
Ora, chi gironzola in questo ambiente sa quanto sia difficile descriverlo, figuriamoci rappresentarlo. Ma nel film, i gusti, i sapori e gli abbinamenti sono visivamente rappresentati con un schioppettio immaginario nella mente dei personaggi (chissà se è davvero questo che accade tra i nostri sensi e la nostra mente).
C’è anche una poco velata critica nei confronti del cibo fast delle grandi produzioni. Proprio lo chef executive del ristorante, nonché l’antagonista, vuole mettere sul mercato una linea di prodotti surgelati e semi-cotti, ovviamente viene boicottato dai protagonisti. E poi, è il personaggio di Anton Ego ad entusiasmare di più. La caricatura del critico enogastronomico è geniale. Freddo, magro, arcigno e solo, nella sua casa a forma di bara, è sinonimo di morte per chi ha un ristorante e le sue recensioni sono le più autorevoli di tutta la Francia.
Ma la sua penna feroce (come nelle migliori favole) è intenerita da un piatto preparato dal topino, la “Ratatouille” appunto. Come? Con la capacità sensoriale di un piatto semplice che riporta magicamente Ego nella sua infanzia. In sostanza, quello che la maggior parte di quelli che fanno questo mestiere vogliono esprimere: la portata evocativa del cibo, un vento che scompiglia i capelli di tutti, anche del più arido degli uomini, ma anche che spesso la tradizione, se ben fatta, è più originale e fresca di qualunque novità.
Così Ratatouille ha una morale e un lieto fine che non sfociano nella banale eccellenza e perfezione delle vite come dei piatti, ma ci propone una semplicità quotidiana e duratura come ricetta della felicità.
Comunicato ANSA.
(ANSA) – ROMA, 29 OTT – Il cartoon Ratatouille, col suo topo aspirante cuoco, continua la sua marcia trionfale ai botteghini e al vertice della classifica Cinetel. La struttura è quella classica delle opere Disney, con un eroe simpatico di fronte a una sfida all’apparenza insormontabile, compagni buffissimi, antagonisti feroci e una morale edificante. Lo stesso motto di Gusteau – ‘chiunque può cucinare” – piuttosto che una denigrazione dell’arte culinaria è invece una testimonianza di fiducia nella parità fra le persone, che hanno tutte il diritto di inseguire i propri sogni con tenacia e costanza, fino a raggiungere il ‘tutti vissero felici e contenti”.
C’è un ritorno all’antico, dunque, dopo diversi film d’animazione (pensiamo a Shrek) che hanno strizzato l’occhio al pubblico adulto, con citazioni cinematografiche, doppi sensi a sfondo sessuale, parodie della realtà mediatica contemporanea: Ratatouille è un film che dichiara con orgoglio il suo essere destinato ai bambini, e non ha paura di tornare a gag più fisiche, rovinose goffaggini, espressioni buffe, momenti di malinconia. Il sapore della tradizione è forte, se pensiamo che stiamo guardando un film Disney con protagonista un topolino. Ciò che però non può passare sotto silenzio, in una struttura come detto molto classica, è la magistrale realizzazione tecnica e creativa.
La sceneggiatura è fresca e vivace, molto accessibile ma anche divertente e surreale; si ride, e molto spesso, senza però cadute nel demenziale puro. Ma Ratatouille è anche un film in cui si respira “arte”, nel senso pittorico del termine: la regia di Bird è solida ed efficace, sostiene senza alcun problema le molte scene d’azione così come le sequenze più riflessive. I movimenti di macchina (virtuale, ovviamente) sono tra i migliori mai visti in un cartoon.
La ricerca di un preciso stile visivo (pur nell’alveo della tradizione Pixar) si ritrova poi nell’impiego magistrale della luce, del colore e delle forme, che giocano a creare ambienti e personaggi dal fortissimo carisma. La realizzazione tecnica dell’acqua e del pelo dei topini è superba (anche se forse un liquido migliore l’abbiamo visto in Surf’s Up), mentre la riproduzione del movimento del piccolo protagonista è attenta e quasi scientifica, ma senza che questo comporti una rinuncia alla tradizionale antropomorfizzazione (geniale l’idea di far ‘camminare” Remy quando si sente più vicino agli umani, mentre il padre e i compagni topi si reggono sulle quattro zampe). Ottimi gli antagonisti, il piccolo e subdolo Skinner e l’altezzoso Ego: la loro caratterizzazione visiva è perfetta, ispirata, al limite dell’illustrazione. La Parigi rappresentata nel film è la moderna capitale francese, con le sue auto, il suo traffico, la grande distribuzione, i cibi precotti; ma, contemporaneamente e senza conflitto fra le due anime, è anche la Parigi di un secolo fa, fatta di fragrante romanticismo, luci soffuse, atmosfera, cucina deliziosa. La Parigi senz’anima di Skinner contro quella piena di sentimento, sogni e speranza di Gusteau, tutto reso con luce e colore, prima che con le parole e la storia.
Come si dice, giù il cappello. Anzi, chapeau.
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A cura di Rocco Lettieri

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