BUSSÌA SOPRANA DI SILVANO CASIRAGHI
Monforte deve il suo nome al castello fortificato che sorse nell’alto Medioevo sulla sommità del colle che nel 1028 fu teatro di una delle più crudeli azioni cristiane. Oggi si può visitare la Torre Campanaria, l’Oratorio di Sant’Agostino e l’ingresso del Palazzo Marchesi-Scarampi, che insieme incorniciano la Piazza dell’Antica Chiesa che per la sua forma ad anfiteatro è adibita ad “auditorium Horzowski”.
BUSSÌA SOPRANA di Silvano Casiraghi e i “suoi” BAROLO
Una meravigliosa conca di filari di Nebbiolo con palme e ulivi
Per crederci bisogna andarci. Bussìa Soprana si raggiunge dall’alto dopo aver risalito la strada che da Alba va verso La Morra e poi si deve continuare sulla sinistra direzione Monforte. Scollinando tra meravigliosi paesaggi e nomi di illustri produttori di vini albesi ci si dirige prima in altura e poi in discesa verso la frazione Bussìa Soprana. Dieci case di un villaggio attorniato da viti a destra e a manca. Quattro grandi produttori e Silvano Casiraghi, scapolone d’oro, hanno potuto mettere le mani su questo patrimonio enologico esclusivo. Silvano da sempre nell’import/export di vini, ha sempre frequentato questi luoghi per selezionare vini da commercializzare. Già da giovane intuisce le grandi potenzialità del “sito” Bussìa Soprana e poco per volta, con tenacia e volontà, nel 1992 crea la sua prima etichetta. Oggi è arrivato ad avere oggi ben 17 di proprietà tra i cru di Bussìa, Colonnello, Romirasco, Gabutti e Mosconi, con viti vecchie sino a 55/65 anni, a cui si aggiungono altri 5 ettari (Vigna Bricot) in conduzione con due coniugi, contadini locali: Luciana e Lelio Cavallo. Una recente cantina fa anche da foresteria e sala incontri. I vini Barolo della Bussìa in generale si distinguono per una grande struttura, con profumi netti e franchi che col tempo tendono a mettere in risalto il goudron; buona la tannicità che si armonizza con le altri componenti realizzando un vino di grande carattere e profondità. I Barolo di Mosconi, al contrario, hanno già da subito finezza ed eleganza che unitamente alla potenza e alla armocia tannicità, sono in grado di essere pronti da subito ma che nel tempo danno il massimo della balsamicità e mineralità. Silvano ha tra i suoi vini anche: Barbara d’Alba, Langhe Rosso Zenit, Dolcetto Langhe e due eleganti prodotti astucciati di grande qualità: Barolo Chinato e Vino Chinato a base di Barbara. Ottime anche le grappe di Dolcetto, Barbera e Nebbiolo da Barolo.
La zona e il terreno:
Il vino Barolo deve le sue caratteristiche all’influenza del suolo e particolarmente del sottosuolo cioè quello strato di terreno situato più in profondità che si è venuto a formare lentamente lungo milioni di anni e che poco risente degli interventi colturali attuati dall’uomo. L’origine risale all’Epoca Terziaria (Miocene medio e superiore) ed è di tipo sedimentario marino. Infatti, fin qui si estendeva il Golfo Padano come testimoniano i vari fossili di pesci, molluschi, ricci di mare che oggi ancora si ritrovano nei lavori di scasso dei nuovi vigneti. La prima è compresa tra i comuni di La Morra e Barolo e si estende, per il viaggiatore proveniente da Alba verso Barolo, sul lato destro della strada di fondovalle. Il terreno è costituito da marne grigio-bluastre che diventano di tonalità grigio-biancastra in seguito all’azione degli agenti meteorici. Questi sedimenti costituitosi durante il Tortoniano, sono chiamati dai geologi Marne di Sant’Agata e conosciuti localmente con il termine di “tov”; si tratta di argille miste a sabbie finissime e impregnate di una forte componente calcarea (circa 30% sabbia, 55% argilla, 15% calcare). Il Barolo proveniente da questa zona è mediamente alcolico, elegante, dal profumo intenso e spiccato e di pronta maturazione. Seguendo invece il versante che da La Morra scende verso il fiume Tanaro in direzione nord-ovest, si riscontra una piccola area in cui il terreno, originatosi durante il Messiniano evaporitico, appartiene alla formazione geologica nota come Formazione gessoso-solfitica, poco favorevole alla coltivazione della vite.
La seconda zona appartiene ai comuni di Castiglion Falleto, Barolo e Monforte e si trova a sinistra della suddetta strada Alba-Barolo. Il sottosuolo è formato principalmente da strati di sabbia più o meno compatta di colore grigio bruno o giallastro alternati da arenarie grigie (sabbie compattate e cementate da carbonati delle acque marine); questo terreno corrisponde alle Arenarie di Diano.
Proseguendo verso Est si incontra la terza ed ultima zona, quella di Serralunga. Il terreno è caratterizzato da strati di sabbia o di arenaria grigio-rossastre alternati a marne grigie (“formazione di Lequio”).
Dalle due ultime zone descritte, formatesi durante l’epoca geologica dell’Elveziano, si ottiene un vino di maggiore gradazione alcolica, robusto, pieno e molto longevo. La suddivisione delle tre zone in base alla natura geologica del terreno è valida come linea generale; anche all’interno di una superficie molto limitata, infatti, i vari tipi di terreno non sono sempre distinti tra di loro, ma possono mescolarsi in vario grado in seguito all’azione esercitata dagli agenti atmosferici nel corso della loro formazione. Per esempio, l’alternarsi in certe zone di strati geologici differenti può influenzare lo sviluppo delle radici che anziché affondare in un solo terreno, attraversano due o più strati di diversa natura. L’uva prodotta non potrà che risentirne nelle sue caratteristiche, non solo per la differente composizione chimica dei vari strati, ma anche per il loro diverso comportamento rispetto alle acque circolanti, e dal quale dipende infatti la maggiore o minore concentrazione di soluzioni nutritizie che vi si formano. L’origine geologica sommata ad altri elementi del terreno come la composizione chimica, la giacitura, l’altitudine, l’esposizione al sole e ai venti, i fattori metereologici, variando da appezzamento ad appezzamento, diversificano notevolmente i caratteri del prodotto finale. Appare pertanto evidente come sia molto delicato e difficile, in un territorio collinare accidentato, tracciare una rigida linea di demarcazione sia dal punto di vista delle zone che dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche del vino. Esistono piccole e grandi influenze in grado quindi di differenziare quasi ogni singolo vigneto rendendo assai eterogenea la produzione del vino Barolo. In conclusione è proprio grazie a queste sottili sfumature offerte dalla natura unite al sapiente uso da parte dell’uomo delle tecniche viticole e vinicole che si ottiene un vino apprezzato e stimato in tutto il mondo per la sua unicità: il Barolo.
Il vitigno Nebbiolo
La coltivazione del vitigno Nebbiolo in Piemonte ha citazioni antiche, sorprendenti. Già Plinio citava le terre attorno a Pollenzo come adatte alla coltivazione di uve per grandi vini (trisavole del nostro Nebbiolo), così come altri commenti, a volte fantasiosi, quale il verso del “De bello Gallico” sicuramente fasullo. Citazione più attendibile è quella del Castello di Rivoli (1235), così come quella del “trattato dell’agricoltura” di Pier de Crescenzi (metà 1400); fino agli Statuti “Loci Murre”, copia del 1512, in cui è chiaramente scritto “Nebiolium”. Altri autori come il Bacci verso il 1750 ne parlano, così G.B. Croce gioielliere di Casa Savoia verso il 1606, che ebbe fantasiosamente a scrivere nel suo trattatello sui vini che il vitigno Nebbiolo derivavavo il suo nome da trasposizione di lettere, come “nobile, poiché fa vino generoso e gagliardo”. Così come un dubbio vi era per la dizione Nebiolo e Nebbiolo, risolto dal Ministero dell’Agricoltura per Nebbiolo, probabilmente considerando il fatto della vendemmia tardiva, quando le prime nebbie cominciano a salire dal fiume Tanaro verso i bricchi, od ancora e forse più attendibile poiché la pruina che ricopre gli acini dà evidente questo senso di annebbiato. In ogni caso il vitigno è molto particolare e richiede terreni di ottimale esposizione tenendo d’occhio anche l’altitudine (fra i 250 e i 450 m.l.m.) di consistenza calcareo-argillosa e ricchezza di microelementi. Il sistema di allevamento è Guyot con potatura lunga, poiché ha necessità di sfogare la propria esuberanza vegetativa. La vite ha quindi portamento vigoroso. La foglia di grandezza media ha da 3 a 5 lobi ben marcati. Anche il grappolo è di grandezza media o grande a forma piramidale o cilindrica, alato o compatto, con peduncolo di lunghezza media per lo più verde. Acini medi, rotondi con tendenza all’ellissoide a polpa succosa e dolce con astringenza evidente e buccia molto pruinosa ed annebbiata, sottile ma resistente e tannica, di colore violaceo scuro che per la pruina appare quasi grigio; con maturazione tardiva, verso metà/fine ottobre. Delle convarietà, quelle più interessanti e quindi coltivate sono: Lampia e Michet (la prima con grappolo allungato, la seconda con grappolo raccolto, derivando il nome dal piemontese “micot”, piccola pagnotta). La terza convarietà prevista ed indicata nel disciplinare di produzione, il Rosé, quasi del tutto abbandonata. Dal Nebbiolo si ottengono nelle Langhe ben 4 vini a denominazione di origine: il Barolo, il Barbaresco, il Nebbiolo d’Alba (con vitigno Nebbiolo al 100%) ed il Roero (con aggiunta del 5% di Arneis).
VIN DEL ROSS BARBERA D’ALBA DOC 2001
Uve Barbera provenienti dalle vigne più vecchie e più esposte, impiantate su terreno misto tufo e sabbia (Bussìa) e solo tufo (Mosconi) a circa 350 m s.l.m. La densità per ettaro è di 4000 ceppi allevati a Guyot; l’età media delle viti è di 40/50 anni; la resa per ettaro è di 60/65 quintali di uva; 14° in Vol. La vinificazione avviene a contatto con le bucce per 8 giorni. La prima fermentazione si svolge in acciaio inox a temperatura controllata sui 28/32°. La maturazione avviene in barriques nuove di rovere francese di legno Allier da 225 litri (60%) e barriques di secondo utilizzo (40%) per almeno otto/10 mesi. Si affina per 14 mesi in bottiglia. Il colore è rosso violaceo, cupo, brillante con unghia limpida e trasparente; al naso è intenso, complesso, di grande fruttuosità (ribes, mora, mirtillo) sostenuta da elegante legno boisé con ricordi balsamici di erica selvatica. In bocca si presenta caldo, secco, vellutato con ottima armonia tra tannicità e acidità. Una lunga persistenza mette in risalto il buon legno che si chiude sulle spezie dolci di liquirizia e cacao amaro. Si sposa con primi piatti consistenti e con carni elaborate o arrostite. Si sposa bene anche con formaggi a pasta dura.
BAROLO DOCG VIGNA COLONNELLO 2000
Uve Nebbiolo 100% di Bussìa Soprana con vigne di 55 anni su terreno composto da suolo tufaceo e sabbia; la densità di impianto è di 4.000 ceppi per ettaro a Guyot; la resa per ettaro 60 quintali di uva. Contatto pellicolare con le bucce per 10/12 giorni. Prima fermentazione in acciaio e quindi maturazione in barriques nuove di rovere francese di legno Allier da 225 litri (60%) e barriques dello stesso tipo di secondo passaggio (40%) per minimo 16 mesi. Si ffina per 15 mesi in bottiglia. Il colore è rosso rubino carico con riflessi granati, brillante; al naso si presenta con grande pulizia e profumo netto di frutta matura (susina, ciliegie sotto spirito e la rosa appassita); buone le note speziati di vaniglia e il sentore fresco e verde di eucalipto. In bocca è secco, di buona concentrazione, ricco di tannini eleganti e fini; armonico nelle componenti acido/tanniche, suntuoso e completo; la persistenza finale è calda, ampia, di suadente dolcezza. Si sposa con la grande cucina piemontese (tajarin al sugo d’arrosto), piatti di selvaggina di pelo e di piuma; formaggi grassi di buona stagionatura.
BAROLO DOCG MOSCONI 1999
Uva Nebbiolo 100% proveniente da un insieme di vigne del cru Mosconi di circa 2,5 ettari. Terreno solo tufaceo – esposizione Sud a 380 m; 4.000 ceppi per ettaro a Guyot semplice; età media delle viti 40-45 anni; resa di 55 quintali di uva per ettaro. Contatto pellicolare con le bucce per 10/12 giorni; prima fermentazione in acciaio inox e quindi maturazione in barriques nuove di rovere francese di legno Allier da 225 litri (55%) e barriques dello stesso tipo di secondo passaggio (45%) per minimo 18 mesi. Affinamento per 18 mesi in bottiglia. Il colore è rosso rubino intenso con riflessi appena aranciati, brillante; unghia limpida e trasparente; archetti compatti e sostenuti; al naso si percepiscono sentori floreali di rosa e garofano a cui segue una buona frutta rossa di sottobosco (ribes nero, mirtillo); finale intenso e “boisé” con sentori di alloro e pepe verde. In bocca l’entrata è sapida e calda; buona concentrazione e potenza che persiste in tutta la bocca; il finale ha note speziate vegetali (timo secco, rabarbaro, mallo di noce) e di cioccolato amaro. Abbinamento con piatti della grande cucina piemontese a base di carne: brasati, spezzatini, arrosti e carni arrostite (fiorentine, salsicce, costine di maiale). Formaggi duri stagionati.
Produttore: Bussìa Soprana di Silvano Casiraghi
Indirizzo: Località Bussìa Soprana, 87
Località: 12065 Monforte d’Alba (Cuneo)
Tel. Ufficio. 0039. 039. 30.51.82
Telefonino: 0039. 335. 82.24.170
A cura di Rocco Lettieri

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