La terza vita del legno: le barriques di San Patrignano

Riva 1920, una equilibrata miscela di automazione e lavoro manuale

Si può far discutere di vino e dei suoi principali contenitori in una zona dove non esiste neanche un’idea di come si produce un grappolo di uva. Qualcuno lo sta cominciando a fare, ma è una goccia di un deserto (Sorsasso sul Lago di Como e La Costa a Perego di Lecco). Ebbene l’azienda Riva 1920, gli industriali del legno lavorato artigianalmente non sono nuovi a questi concetti. Alcuni anni fa nel loro atelier di Via Borgognone invitarono i clienti ad una cena magistrale con abbinamento di vini dell’azienda siciliana Donnafugata.

Ora in questi ultimi due week-end è stato possibile visitare la mostra “BARRIQUE, la terza vita del legno”, riciclo e recupero di botti e persone. Inutile aggiungere altro all’opera svolta dalla Comunità di San Patrignano, sopra i colli Imolesi, dove più di mille persone si occupano a tempo pieno di vino, olio, pane, formaggi, allevamenti di pecore, e ristorazione di grande classe. Ma pura grande artigianalità a partire dai falegnami per finire con gli imbianchini.

Maurizio Riva, titolare della Riva 1920, con i tre fratelli, durante una visita alla Comunità, viene a conoscenza che numerose “barrique” dove maturano i vini prestigiosi, quali: Noi, Montepirolo, Aulente, Avi, dopo i soliti tre/quattro passaggi vengono sostituite. E dopo il Kauri della Nuova Zelanda, i tronchi di cedro del Libano, le briccole di quercia veneziani, scatta l’idea dell’utilizzo di quel pregiato di rovere francese, tagliato a spacco e stagionato per tre anni all’aria aperta. Tre/quattro anni sono anche il ciclo di vita nelle forme finali, quelle appunto della barrique. Dopo questi contenitori sono destinati a distruzione, perché al vino non hanno più nulla da cedere. Ma possono ancora regalare qualcosa, in altre forme, e iniziare una terza vita. Èd è questo il più recente programma di riuso di Riva 1920: le botti ormai esauste saranno riutilizzate per una nuova avventura progettuale a cui già hanno aderito oltre 30 designer. Un’iniziativa dall’evidente impegno sociale, poiché coinvolgerà direttamente i reparti di produzione e i canali di vendita della Comunità.

 

La storia di questa azienda è storica, però ha una svolta nel 2001 quando inaugura il “Riva R1920 Centre”, luogo polivalente ricavato in una vecchia tranceria di Cantù del 1954. Insieme museo, showroom e spazio espositivo, è il primo germoglio di quell’intreccio tra memoria e futuro, internazionalità e radicamento locale su cui Riva avvia un’interessante costellazione di mostre, concorsi di idee e iniziative sul territorio che vanno al di là del prodotto, ma che sono il corollario della sua idea d’impresa. Ma il 2001 è anche l’anno di avvio di un altro gioco, davvero sperimentale, quello del riuso di legni anche inusitati, sommersi, residuali, strappati al termine di un ciclo di vita, in un recupero di risorse che non è certo nuovo per Riva. Gli arredi che oggi escono dalle unità produttive di Riva 1920 transitano anche da grandi congegni a controllo numerico ‘a cinque assi’, da insiemi di dispositivi dalla meccanica più classica, da utensili tradizionali e, infine e comunque, dalla mano dell’uomo, dall’insostituibile passaggio al tavolo del falegname: è una sorta di palinsesto temporale, una stratificazione visibile della storia.

Durante gli ultimi due week-end sono state presentate tutte le opere realizzate con il legno delle botti della Comunità di San Patrignano (attualmente 30 opere); alcune sono esposte all’interno dello Showroom e Museo, altre, invece, sono state posizionate nell’unità produttiva di Via Milano, situata proprio di fronte al Riva Centre. Onorati della presenza dei sig.ri Letizia e Gian Marco Moratti, durante la cena, è stato presentato il tour del progetto “Barrique, la terza vita del legno” che si terrà in diversi musei negli Stati Uniti. Sedi già confermate sono New York, Boston, Baltimora, Charleston, Miami, New Orleans e Houston.

Oltre a ciò, e punto di fondamentale importanza, il Progetto San Patrignano è una grande occasione per coinvolgere i ragazzi della Comunità per aiutarli a ritrovare il proprio percorso di vita attraverso una crescita umana e professionale e a dare loro un giusto lavoro.

 

 a cura di Rocco Lettieri