Podere Forte, che più Forte non si può

Podere Forte, che più Forte non si può

“Il luogo, marchio del gusto”

A Podere Forte si sono incontrati il gotha d’Italia e di Francia per “Reincontrare Giulio Gambelli”

Lo scorso anno, il 13 Aprile 2018, si tenne la prima edizione delle GIORNATE GIULIO GAMBELLI, dedicate alla memoria di “bicchierino”, Giulio Gambelli, il maestro assaggiatore del Sangiovese per eccellenza e il più talentuoso personaggio che l’Italia del vino abbia avuto. L’incontro voluto da Pasquale Forte, nel cuore della Val d’Orcia, patrimonio Unesco dal 2004, e coordinato da Carlo Macchi per la parte riguardante Giulio, giornalista compaesano di Gambelli, fu un vero successo, non fosse altro per le presenze di personaggi francesi tra i più acclamati e famosi, quali le cantine: Domaine Prieur, Domaine Bouvier, Domaine Thibault Liger-Belair, Bruno Clavelier, Domaine Arlaud e personaggi del calibro di Lydia e Claude Bourguignon, enologa lei, agronomo lui, fondatori del Laboratoire Analyses Microbiologiques Sols, anche consulenti sin dal 1994 a Podere Forte, e ancora Bernard Hervet, consulente francese in aziende di Francia quali Chateâu de Meursault e Domaine Faiveley, attivo anche in California, e ancora dalla Francia per la storica e prestigiosa Tonnellerie Taransaud il consulente Jean-Pierre Giraud, per non dire che dall’Italia furono chiamate a presenziare e a fare degustare i loro vini aziende quali  Montenidoli, Montevertine, Agricola San Giuseppe, Casanova di Neri, Bibbiano, Poggio di Sotto, Cupano, Casato Prime Donne, Costanti e dal Piemonte: Ceretto, Roberto Voerzio, ecc.  

Questa seconda edizione del 29 Marzo 2019, data da segnare tra quelle indimenticabili, ha richiamato alcuni dei nomi dell’enologia d’Oltralpe e del Belpaese, a dibattere sul tema de “Il luogo, marchio del gusto”. Ospite d’onore Aubert de Villaine co-proprietario del Domaine Romanée-Conti, icona simbolo della Borgogna e a seguire tra i francesi: Jacky Rigaux (anche scrittore), Thibault Liger-Belair, Bruno Clavelier, Alexandre Chartogne, Patrick Arnaud, Loïc Pasquet, Jean-Pierre Giraud, Lydia et Claude Bourguignon e dall’Italia: Elisabetta Fagiuoli di Montenidoli, Alessandro Ceretto, Aldo Vajra, Tommaso Marrocchesi Marzi di Bibbiano, Stella Viola di Campalto di Tenuta San Giuseppe, Gianlorenzo Neri di Casanova di Neri, Francesco Ripaccioli di Canalicchio di Sopra, Alessandro Mori de Il Marroneto, Mauro Mascarello dell’azienda Mascarello & Figlio, Lionel Cousin di Cupano, Roberto Giannelli di San Filippo, Sofia Pepe dell’azienda Emidio Pepe e naturalmente Podere Forte, con il patron Pasquale Forte a fare da regista, presentatore, produttore ed elargitore di ogni ben di Dio che si produce a Podere Forte e che si cucina nel ristorante Perillà (stella Michelin) in Rocca D’Orcia.

Ma cosa dire di Giulio Gambelli, detto “il bicchierino” tra produttori, amici, giornalisti e semplici appassionati di vini, personaggio schivo e discreto,  che tanto ha fatto per il Sangiovese e per il vino toscano e che Carlo Macchi, giornalista e scrittore a Giulio ha dedicato un libro per la serie I Semi di Veronelli: L’uomo che sa ascoltare il vino, dove vengono anche menzionate  case vinicole prestigiose dove Giulio ci “ha messo il naso” e tutto quanto sapeva sul Sangiovese: Baricci, Col d’Orcia, Costanti, Fattoria dei Barbi, Il Marroneto, La Fortuna, Le Potazzine, Le Ragnaie, Poggio di Sotto, Salvioni, Tenute di Sesta, Silvio Nardi, Tiezzi, Tenuta Bibbiano, Podere Forte, ecc.

 

In molte pagine si è potuto cogliere l’umanità dell’Uomo Gambelli, allocazioni come ad esempio: in un mondo di nani lui era un gigante…, un uomo al di fuori delle mode…, un uomo dai lunghi silenzi e dalla memoria di ferro…, con lui ci parlavamo con gli occhi…, ha insegnato a fare il vino a chi non lo sapeva fare…, ha fatto vini che avevano un’anima. LE GIORNATE DI GAMBELLI sono state  una maniera semplice per ricordare un personaggio che tanto ha dato al mondo del vino, non un enologo, non un agronomo, ma una genialità nel campo delle conoscenze enoiche sia di campagna che di cantina. Interventi pacati, parole in libertà, assaggi di vini dove la mano di Giulio è stata fondamentale, confronti e ricordi della vita di quello che è stato “il semplice maestro” di moltissimi produttori di grandi vini rossi toscani. 

E chi sono gli ospiti d’Oltralpe che si sono avvicendati in questa prima parte di inizio mattinata?

Il primo non poteva essere che Aubert de Villaine, comproprietario di Domaine de la Romanée-Conti, brand considerato tra i più blasonati al mondo. Ci racconta: “Quando sono arrivato al Domaine de la Romanée-Conti nel 1974, le cose erano molto diverse da oggi.  Nel 1985 abbiamo deciso di convertirci al biologico, non per amore di organico, ma per volontà di fare vini espressione del terroir. Chi meglio, infatti, che Borgogna è in grado di sublimare il concetto di terroir nei suoi vini. Esprimere il terroir va, ovviamente, nel rispetto del suolo. Sappiamo molto poco su come funziona. Ospita molti microrganismi, dalla superficie al substrato roccioso. Per nutrirlo senza smentirlo, è necessario, ad esempio, trovare buon compost: non si tratta di arricchire i motivi, ma di portarli alla vita biologica. Allo stesso modo, abbiamo riflettuto molto sui nostri metodi di lavoro in vigna, sull’aratura … Poi, naturalmente, ci siamo spostati verso la biodinamica. Alla fine degli anni ‘90, abbiamo iniziato a sperimentare su 6 ettari. Poi abbiamo convertito l’intera proprietà in biodinamica nel 2006. Vorrei ancora dire che noi siamo solo un anello in una catena che collega tutti noi e di generazione in generazione. Dobbiamo ricordare che la terra che abbiamo ereditato è un bene unico. Il nostro dovere è di preservarlo, di rispettarlo e di svilupparlo, a sua volta, per trasmetterlo alle generazioni future”.

Due vini degustati:

1° vino:            Grands Echézeaux Grand Cru 2009

2° vino:            Echézeaux Grande Cru 2010

 

Secondo intervento quello di Jacky Rigaux, filosofo in fatto di enologia, e scrittore di diversi libri; l’ultimo IL VINO CAPOVOLTO scritto a quattro mani: Jacky Rigaux e Sandro Sangiorgi, ci è stato omaggiato e la lettura ci porta ci porta con immediatezza alla degustazione geo-sensoriale. Per quanto la parte di Rigaux sia focalizzata sulla Francia e ogni tanto esprima visioni di analisi sensoriale grammaticalmente non proprio corrette, c’è davvero da apprezzare la profondità dei concetti e il modo di leggere il vino, quasi a invitare enofili, enologi e produttori a recuperare una parte della bevanda oscurata dalla tecnologia prepotente e dalle mode seducenti. Belli e pungolanti, come sempre, gli scritti di Sangiorgi, un personaggio che dà molto di più di quanto il mondo enologico sappia utilizzare.

Terzo in ordine di presentazione Thibault Liger-Belair. I Liger-Belair producono e commerciano vino a Nuits Saint-Georges sin dagli inizi del XXVIII° secolo, più precisamente dal 1720, anno di fondazione. Nel 1923 il Domaine è stato quotato alla Borsa di Lione ed oggi è certamente tra le più importanti aziende vitivinicole di Borgogna. Attualmente il Domaine è gestito da Thibault figlio di Vincent, il quale dopo sei anni di studi in viticoltura ed enologia, e dopo qualche anno in una società specializzata nella comunicazione nel mondo del business del vino, agisce come presidente del Domaine Thibault Liger-Belair. Il Domaine gestisce 7,5 ettari di vigneto situti su 5 Comuni differenti: può annoverare prestigiosi vigneti tra cui i Grand Cru Richebourg, Clos de Vougeot, Nuits Saint-Georges 1er Cru Les Saint Georges, ecc… La filosofia nella produzione di vini è orientata alla diversa lavorazione a seconda dell’Apppelation e dell’annata. La ricchezza e la varietà dei terreni impone una riflessione individuale per ogni Terroir, senza attaccarsi a regole fisse o metodi di lavoro sistematici. Il Domaine, oltre a vinificare uve di proprietà, fa anche attività di negoziante, imbottigliando prestigiosi vini come il Corton Les Renardes e Corton Les Rognets Grand Cru di cui noi abbiamo degustato il 2015. 

Due vini degustati:

1° vino:            Charmes Chambertin <Aux Charme > 2015

2° vino:            Nuits Saint Georges 1er cru <Les Saint Georges> 2015

A seguire, sempre tra i francesi, Bruno Clavelier, che per molti anni ha osservato e appreso ogni esperienza contadina dal nonno Joseph. Oggi è lui a dirigere la sua azienda di circa 60.000 bottiglie. Bruno Clavelier nel corso degli anni, ha costruito una nuova cantina ed ha approfittato del progresso che ha consentito miglior qualità del lavoro e del vino (pressa pneumatica, tavolo di smistamento, ecc). Ha costruito una cantina di stoccaggio e imbottigliamento e ampliato la cantina per accogliere le botti di due annate differenti. Nel 2003, grazie anche all’ingresso in azienda della moglie Valerie sono stati acquistati alcuni nuovi appezzamenti facendo raggiungere un’estensione 6,5 ha. Tutta la produzione viene imbottigliata e Clavelier è uno dei pochi a fare un vino da ogni località che viene definita “climat” in Borgogna, per ciascuna delle proprie Denominazioni Village di Vosne-Romanée.

Due vini degustati:

1° vino:            Vieilles Vignes Corton Le Rognet Grand Cru 2015

2° vino:            Vieilles Vignes Chambolle-Musigny 1° Cru La Combe D’Orveaux 2015

Ultimo francese prima della sosta per pranzo, un giovane, e non poteva che essere dalla Champagne, Alexandre Chartogne di Chartogne Taillet, una piccola e antichissima Maison familiare. Chartogne-Taillet è un piccolo produttore di Champagne che ha vigne e cantina a Merfy, villaggio a Nord-Ovest di Reims, proprio dove, nel IX° secolo, i monaci dell’Abbazia di Saint Thierry avevano potenziato la coltivazione della vite e prodotto vini per i re di Francia. La storia della Maison Chartogne-Taillet a Merfy ha inizio nel lontano 1485 da un tale Fiacre Taillet, capostipite; nel 1700 un altro Fiacre Taillet inizia a tenere un diario sulla sua vita e sugli avvenimenti politici e culturali della regione; oggi il giovane Alexandre Chartogne-Taillet, attuale proprietario, continua a mantenere in vita e ad aggiornare questo diario. I vigneti della Maison si trovano sulle pendici del massiccio di Saint Thierry, sulla Montagne de Reims, nell’area più fredda della Champagne, e coprono circa 11 ettari, suddivisi in svariate parcelle. In queste vigne la famiglia Chartogne-Taillet coltiva i tre vitigni tipici della regione: Pinot Noir (30%), Chardonnay (25%) e Pinot Meunier (45%), assieme a una minima quantità di Arbanne. La filosofia della Maison ha come priorità assoluta il rispetto della natura: sono banditi tutti i prodotti chimici così come le macchine; si opera esclusivamente con il cavallo, che non pressa il terreno ma lo rende più morbido e permeabile, favorendo il drenaggio e la vita del terroir. Tutti gli anni degli esperti analisti controllano i terreni delle diverse parcelle, per verificarne lo stato di salute. La produzione annua di Champagne Chartogne-Taillet si aggira attorno alle centomila bottiglie. Una gamma di Champagne prodotti con metodi naturali e tradizionali, dal sapore unico e raffinato: la grande espressione del villaggio di Merfy e dei suoi appezzamenti microparcellari.

Due Champagne degustati:

1° vino:            Champagne Couarres Chateau 2012 Pinot Noir

2° vino:            Champagne Chemin de Reims 2013 Chardonnay

Per dovere di cronaca riporto anche i vini dei produttori italiani.

di Elisabetta Fagiuoli di Montenidoli:

1° vino:            Toscana IGT Rosato Canaiuolo 2018

2° vino:            Vernaccia di San Gimignano DOCG Fiore 2016

di Alessandro Ceretto:

1° vino:            Barbaresco DOCG Bernadot 2016

2° vino:            Barbaresco DOCG Asili 2016

 

di Aldo Vajra

1° vino:            Langhe Freisa Kyè 2015 DOC

2° vino:            Barolo Baudana DOCG 2013

 

di Podere Forte:

1° vino:            Petrucci Orcia DOC Vigna Anfiteatro 2016

2° vino:            Petrucci Orcia DOC Vigna Melo 2016

 

 

 

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Osteria Perillà – via Borgo Maestro, 74 – Rocca d’Orcia – Tel: +39 0577 887263

Per informazioni: https://www.osteriaperilla.it

a cura di Rocco Lettieri

Seguirà la seconda parte con testi e foto.