LIBRANDI – Nuovo volume della RUBBETTINO Editori

LIBRANDI

Storia di Uomini, Vigneti e Vini

Una storia lunga, cominciata un secolo fa, quella dei vini Librandi. Oggi la rievocano queste pagine ma la raccontano sicuramente molto meglio i filari che ricoprono gli oltre duecentotrenta ettari vitati di proprietà e la cantina che come poche altre è in grado di interpretare tradizione vignaiola, costanza qualitativa e grandi numeri, trasformandoli in emozioni. Librandi hanno superato il traguardo dei due milioni e mezzo di bottiglie all’anno con le ultime vendemmie e vantano un export che sfiora il 50 cento e copre oltre 40 Paesi dalla Germania agli Usa, dal Giappone alla Russia, dal Regno Unito alla Cina, Svizzera, Danimarca, Libano e Australia compresi, mantenendo però ogni giorno i piedi nei vigneti.

di GIANFRANCO MANFREDI –

Prefazione di Cesare Pillon

Gianfranco Manfredi (Nicastro 1954), giornalista, che da oltre 20 anni racconta il mondo enogastronomico regionale, ci restituisce, con una scrittura ricca e una ricerca approfondita, uno spaccato importante della storia contemporanea del vino calabrese: perché tra i meriti dell’azienda cirotana c’è anche quello di aver creduto nella vitivicoltura calabrese, “riempiendo un vuoto” come afferma Pillon nell’introduzione, permettendo al comparto di trovare l’humus giusto per la grande rinascita cui stiamo assistendo in questi ultimi anni. Manfredi è anche autore del volume CALLIPO dal 1913 sempre della Rubbettino nel 2018.

Il libro della Rubbettino editore  dedicato alla Librandi di Cirò Marina è la storia umana e aziendale della cantina più rappresentativa della Calabria. Una confezione prestigiosa, con un apparato fotografico importante che approfondisce lo spaccato di una famiglia che ha fatto della vitivinicoltura un’occasione di riscatto sociale privata e collettiva. Un approfondimento molto accurato delle tappe salienti e dei risultati ottenuti dall’azienda, resi anche fruibile dalla trovata grafica che accompagna le pagine del volume, ma soprattutto il racconto vivo dei protagonisti con aneddoti e approfondimenti e il tributo alla famiglia, alla sua storia e soprattutto al fondatore dell’azienda Antonio Cataldo, detto Tonino, scomparso nel 2012. La storia di due fratelli, Tonino il maggiore e Nicodemo il giovane, forti degli insegnamenti del padre, consapevoli del potenziale del territorio e del prodotto, si spingono sempre più avanti fino a diventare un realtà italiana riconosciuta e stimata nel settore, dalla critica e dal mercato, come mai prima era riuscita un’azienda calabrese.

Cronachedigusto.it di Fabrizio Carrera, il 29 Dicembre 2020, ha raccontato la nascita e il percorso del libro attraverso le parole di di Saveria Sesto che riprendiamo di pari passo per raccontare lo sforzo profuso dall’autore Gianfranco Manfredi:

Mi sono immersa nel libro Librandi – Storie di uomini, vigneti e vini di Gianfranco Manfredi con l’introduzione di Cesare Pillon e in due giorni l’ho sorseggiato come si fa con un calice che tira l’altro per arrivare alla fine, appassionandomi pagina dopo pagina di fronte alla narrazione della storia dei Librandi, che non è solo il percorso di un’impresa, ma è il racconto intrecciato della viticoltura e l’enologia della Calabria.

La penna di Gianfranco Manfredi, noto giornalista enogastronomico e sommelier della Calabria, nelle 169 pagine in italiano (c’è anche una versione in inglese) racconta la storia della Cantina Librandi di Cirò che nei 100 anni si è sviluppata, radicata ed evoluta in Italia e nel mondo attraverso le loro etichette. Ne ripercorre le vicende di una famiglia di viticoltori quando nel 1916 i fratelli Nicodemo e Raffaele acquisiscono con un contratto di affitto una vigna di un ettaro e mezzo e nel 1929 Raffaele, a soli 23 anni, aggiungendo a piccoli passi altra superficie e le quote di altri familiari, acquista la casa paterna che adibisce a cantina e nel ‘53 comincia a imbottigliare “un vino popolare, semplice e a buon mercato”.

Comincia così a farsi notare tanto che nel 1958 riceve 50.000 lire in Premio dal Ministero per l’Agricoltura e Foreste come quarto classificato quale “piccola azienda agricola “. Da questo momento, negli anni ‘60, saranno i figli Tonino e Nicodemo Librandi, che avvieranno un processo di crescita che ci porta fino ai nostri giorni affermando un marchio aziendale divenuto identitario del Cirò e del vino della Calabria.  E’ una narrazione appassionata di fratelli le cui idee si sono trasformate in azioni all’unisono e che nei rispettivi ruoli delineano una normale famiglia della Calabria tenace, attaccata alla vigna, laboriosa, lungimirante e con i piedi per terra che traccia un percorso con una progressione lineare senza conoscere intoppi, cadute e battute d’arresto. Difficoltà, certo che ne hanno incontrato e di ogni genere, in un contesto in cui tecniche agronomiche ed enologiche, la ricerca scientifica e i servizi all’agricoltura sono ancorati a empirismo e la pubblica amministrazione è sorda e miope o d’intralcio anche ai progetti più semplici.

Pregiudizi e critiche pure e anche tante, quando negli ‘90 dopo l’affermazione del vino Duca San Felice, il Gaglioppo riserva che aveva ricevuto il largo consenso degli intenditori (premio Douja d’or, medaglia oro a Basilea e oro a Verona), si punta dare ai vini un’interpretazione internazionale lanciando vitigni come lo Chardonnay o il Cabernet Sauvignon che entrano nel bianco Critone e nel rosso Gravello e questo nuovo ingresso viene interpretato come esterofilia dissacrante ed eretica in un contesto regionale fossilizzato al passato. Entrambe le etichette faranno fortuna in tutti i mercati ed apprezzati da tutti i palati dei winelover italiani ed esteri. C’è un verbo che si è tramandato nel Dna familiare, crescere e crescere, con saggezza e con i piedi per terra, ma anche investire e selezionare. Selezionare persone, collaboratori, consulenti e vitigni.

Lo saranno gli enologi Severino Garofolo negli anni ‘70-’80 e Donato Lanati a seguire fino ai nostri giorni, che interpretano e si ritrovano con la filosofia e la visione dei fratelli Librandi che vede la terra, le vigne e le risorse umane come centralità della produzione del vino. Questi saranno illuminanti e determinanti per raggiungere i più prestigiosi traguardi con i vini: Duca San Felice, Gravello, Magno Megonio, Critone, Efeso, Passule, Terre Lontane, Labella, Asilya e per ultimi gli spumanti Almaneti e Rosaneti. Enologi che fanno il paio con agronomi che conoscono la terra, le piante, le pendenze, l’insolazione e le necessità delle vigne, nome, cognome e forme dei grappoli. Sono Davide De Sanctis, profondo conoscitore delle vigne e poi gli accademici protagonisti della ricerca agronomica Attilio Scienza, Mario Fregoni, Anna Schneider, Franco Mannino, Maria Stella Grando, Diego Tommasi, il meglio della ricerca scientifica italiana che su diversi fronti hanno inciso nella storia dei Librandi.

Una squadra salda, sempre presente e mai variata, nella quale Enzo Mazzei, Salvatore Certomà e Donato Abenante garantiscono la quadratura dell’amministrazione dell’impresa. C’è un valore da sottolineare in questa memorabile libro, ma con indiscutibili ricadute sulla viticoltura della Calabria ed è l’operazione culturale di cui si sono fatti interpreti per aver salvato, raccolto e custodito una collezione dei vitigni della Calabria, unica nel suo genere e frutto di un lungo e faticoso lavoro di ricognizione sui territori, che rappresenta l’Arca delle varietà antiche a rischio di estinzione e che ha dato l’avvio alla ricerca scientifica sull’identificazione genetica e sulla selezione di cloni da cui è scaturita l’iscrizione nel Registro Nazionale e a seguire la moltiplicazione nei vivai. Un lavoro immane, supplendo il ruolo pubblico, che ha consentito di creare una letteratura viticola facendo emergere la Calabria con il suo ricco serbatoio di vitigni sconosciuti e il suo preservato patrimonio genetico.

La diffusione delle prove e dei risultati è assicurata nelle pubblicazioni “Gaglioppo e i suoi fratelli”, “Valorizzazione con metodi moderni di un’antica vocazione viticola” “I vignaioli del Cirò” ma anche attraverso il Patto Librandi, un protocollo di lavoro diretto a 40 viticoltori associati, allo scopo di svecchiare metodi di coltivazione arcaici e tradizionali e diffondere le acquisizioni di un nuovo modello di viticoltura di precisione. Senza dimenticare che in queste storie di uomini nel silenzio si affiancano le donne di casa Librandi, Enza e Concetta, donne di vino che hanno condiviso e supportato l’impresa apportandone sensibilità femminile e assicurando il culto della famiglia. Gianfranco Manfredi, ne ha tracciato la storia antica e moderna dei Librandi (230 ettari vitati, 2,5 milioni di bottiglie, 50% export in 40 Paesi), oggi affidata a Paolo, Raffaele, Teresa e Francesco, sotto la guida del professore Nicodemo, a buon diritto nominato Ambasciatore delle Città del vino, che e’ “la sintesi di amore e dedizione per la terra e per i vigneti, cultura enologica e scienza, conciliate ogni giorno tra i filari e la cantina e un antico coraggio nel guardare lontano”.

LA LIBRANDI OGGI

A Cirò Marina (Kr), con affaccio sul mar Ionio, ha casa (e cantina) l’azienda Librandi, leader vitivinicolo in Calabria, capace di unire l’amore per il territorio con una storia fatta di valori e di radici profonde. Questo connubio si rispecchia perfettamente nella gestione da sempre familiare della cantina: guidata fino al 2012 dai fratelli fondatori Antonio e Nicodemo Librandi e che oggi (dopo la scomparsa del primo) è portata avanti dalla seconda generazione, fatta da cugini: Paolo e Raffaele (figli di Nicodemo) e Francesco e Teresa (figli di Antonio). 

Una sola famiglia che ha saputo dividersi ruoli e competenze e che è attenta ad ogni aspetto del lavoro, dal singolo chicco d’uva alla commercializzazione di quelle che sono quasi 2 milioni e mezzo di bottiglie. Una famiglia, simbolo di un territorio, che ha per obiettivo la valorizzazione di un’area dove il vino è una pratica antica, ma che è forse giunto per ultimo in Italia a dare il giusto valore a questa tradizione.

Un risultato che oggi si comincia ad avvertire con la commercializzazione di ottimi vini anche da parte di piccoli produttori che nell’esempio dei Librandi hanno trovato lo stimolo e la forza per affermarsi. Parlare dei Librandi vuol dire rifarsi all’unica cantina che da tempo ha dedicato risorse e ricerche per recuperare vitigni autoctoni e dare nuovo valore alla tradizione antica dei vini calabresi. Uno sforzo che in passato aveva portato al sostegno per i fratelli Antonio e Nidodemo, veri precursori, di personaggi come Luigi Veronelli. Un impegno che negli anni è cresciuto in termini di aree coltivate e di tipologie di vino. Oggi parliamo di una proprietà di 350 ettari (232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi), costruita nel tempo, che ha il proprio cuore pulsante all’interno della Doc Cirò, ma che negli anni si è espansa nella Doc Melissa e nella Igt Val di Neto, con l’obiettivo di valorizzarne territori diversi e diverse varietà.

Vorrei chiudere questa presentazione con le note di un altro grande collega del Sud: Luciano Pignataro: “Antonio e Nicodemo Librandi hanno dato un volto moderno alla più antica viticultura italiana senza crogiolarsi nel passato olimpico, ma impegnandosi nella ricerca costante sul campo sia dei vitigni autoctoni che internazionali, collaborando con due grandi enologi: Severino Garofano e Donato Lanati. Con il primo hanno imposto alcuni vini, il Gravello sopra tutti da uve cabernet sauvignon e gaglioppo, all’attenzione nazionale.  Con il secondo sono stati capaci di imprimere una svolta attraverso lo snellimento e il dimagrimento dei rossi e la valorizzazione dei bianchi lanciando veri e propri capolavori come il Magno Megonio da uva Magliocco e l’Efeso da uva Mantonico”.

LIBRANDI

Storia di Uomini, Vigneti e Vini

Rubbettino Editore – Collana: Storie d’impresa

Edizione 2020, pagine 272 – Italiano e Inglese

(Alcune foto sono state riprese dal libro)

A cura di Rocco Lettieri